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La sinistra italiana non ha capito nulla di AfD
Oggi 09-09-26, 10:29
Il voto a valanga dei tedeschi dell’Est per Alternative fur Deutschland in Sassonia-Anhalt (44%, 39 seggi su 83) ha gettato nella disperazione la sinistra europea e allo stesso tempo rievidenziato il solito, affascinante razzismo di classe che serpeggia tra i loro saloncini ogni volta che le urne restituiscono un risultato indesiderato. Che poi spesso è anche la ragione scatenante. I progressisti non si esprimono con l’insulto sguaiato o la contumelia diretta. Sia mai, i parametri del politicamente corretto e la paura di alienarsi del tutto l'elettorato impongono un rigido galateo di facciata. Ma comunque adottano un paternalismo sistematico, squalificante e quindi pure più sgradevole. Se voti a sinistra sei un cittadino consapevole e illuminato; se scegli l'ultradestra, nella migliore delle ipotesi sei un povero sprovveduto manipolato dalla “pancia” e dalle “paure”, nella peggiore un nostalgico che marcia a passo d’oca. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49084013]] Di fronte a un quasi cappotto, il riflesso condizionato dei progressisti nostrani è stato eloquente. I commenti si sono mossi lungo le direttrici consolidate: la “squalifica cognitiva” dell’elettore e l’invalidazione morale della sua scelta. Per il senatore Pd Filippo Sensi «ha vinto la paura» ed «è notte fonda a Magdeburgo»; per Angelo Bonelli (Avs) la destra si limita a «soffiare sulla rabbia» raggirando i cittadini; per Laura Boldrini votare AfD equivale tout court ad affermare un «partito neonazista». Recidivo Stefano Bonaccini che, pur riconoscendo con realismo che vada verso AfD «il voto di chi è più in difficoltà», finisce per bollare implicitamente questi elettori come soggetti smarriti che hanno smesso di guardare dalla “parte giusta”, ribadendo in sostanza il suo teorema recente sugli «ignoranti» che votano a destra. Attraverso titoli e identikit focalizzati su “uomini poco istruiti e con difficoltà economiche” (La Repubblica) o sul profilo dell’«Uomo, 45 anni, poco istruito» (Corriere della Sera) anche la stampa italiana riduce la base elettorale di AfD a un’armata di «sconfitti». Liquidando l’ansia per migranti e caro vita come rozza insicurezza di classe. L’equazione quindi è sempre la stessa: chi non vota radical chic non compie una scelta politica razionale o una legittima richiesta di cambiamento ma è vittima di «analfabetismo» di ritorno. Un’analisi sociologica tanto pigra quanto snob, puntualmente smentita dai numeri. In Sassonia-Anhalt AfD ha stravinto trasversalmente, ma soprattutto tra un elettore ormai “comune”, cioè quello penalizzato dall'inflazione, dalle bollette e dall'insicurezza, che la sinistra sostiene di voler tutelare ma che nei fatti tratta come un minorato mentale da rieducare. Nel frattempo, la cronaca politica registra la paralisi delle forze tradizionali. L’ultimo sondaggio Insa a livello federale certifica il crollo della Cdu-Csu di Friedrich Merz sotto la soglia psicologica del 20% (al 19,5%), a fronte di un’AfD salda al 29%. In questo scenario, il cancelliere Merz si trova politicamente stritolato; la Spd cerca di risalire la china sventolando il vecchio pallino della patrimoniale e delle tasse ai ricchi; il Bsw di Sahra Wagenknecht avanza (al 4% nazionale e già determinante nei territori dell’Est). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49079029]] Schiacciato tra un’AfD che ha superato la «soglia invisibile» oltre la quale i cordoni sanitari diventano ridicoli e inefficaci e una sinistra incapace di autocritica, il centro conservatore rischia l'estinzione. Ma la vera lezione che arriva dalla Germania, e che i salotti progressisti continuano pervicacemente a ignorare, riguarda il fallimento della demonizzazione etica. A spingere l’AfD a un passo dal governo non sono stati i fantasmi del passato, ma 170mila ex astenuti riportati alle urne e decine di migliaia di lavoratori impoveriti che non accettano più di farsi spiegare da un talk show come si debba votare. Finché la sinistra deciderà di rispondere ai bisogni materiali delle persone liquidando il dissenso come un sintomo di regresso culturale la valanga nera non farà che ingrossarsi. E la "notte fonda" non sarà a Magdeburgo, ma nelle sedi dei socialdemocratici di tutta Europa. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49078756]]
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