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Lavitola attacca Ranucci: "Str***, non dubitare di me o ti sputo in faccia"
Oggi 11-07-26, 14:38
«Io e Ranucci saremmo stati due deficienti a farci da soli l’attentato. E io altrettanto a farglielo come atto d’amicizia a ottobre per poi fare un sondaggio a giugno su di lui come candidato del campo largo». È questa la versione di Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato nei confronti del conduttore di Report. Il nome del faccendiere campano - una vita nei meandri più oscuri del giornalismo e della politica, oggi riscopertosi ristoratore - occupa da giorni le prime pagine dei giornali e i titoli dei tg. Specie perché, dopo l’accusa formalizzata dalla procura di Roma, in suo soccorso si è mosso lo stesso Sigfrido Ranucci. In questo modo il mondo è venuto a conoscenza del loro stretto rapporto di amicizia. Nulla di male, se non che il passato di Lavitola è costellato di processi, condanne e controversie. MOLLATO E così, con la terra che man mano è cominciata a mancare sotto i piedi dell’intoccabile Ranucci, il conduttore ieri ha dato il benservito all’amico. «Non penso di averlo subìto ma di averlo governato. Sappiamo che vi è un confine sottile talvolta tra noi e le fonti. Mi chiedeva suggerimenti qualche volta», ha raccontato il giornalista al Corriere della Sera. E ancora, a proposito dei fattori su cui si è fondato il loro rapporto, Ranucci ha citato «interessi giornalistici comuni», la possibilità di realizzare un’intervista a Marcello Dell’Utri e, dal punto di vista umano, «una certa tenerezza verso questo padre di un figlio con autismo. Lo misi in contatto con mia figlia psicologa per un possibile aiuto». È stato proprio il riferimento alla vita privata a mandare su tutte le furie Lavitola: «Si poteva pure evitare di parlare della questione di mio figlio, che è il motivo della mia enorme gratitudine nei suoi confronti», ha commentato carico di delusione. Lavitola dovrà ora dare molte spiegazioni alla procura, a partire dal perché stesse partendo per l’Africa la sera in cui è scatta la perquisizione a suo carico. Africa dove, tra l’altro, si trova ora Gomes Celsio Tavares, il factotum di Lavitola sospettato di essere l’intermediario con la banda che il 16 ottobre avrebbe piazzato la bomba sotto l’auto di Ranucci. La sua abitazione di Nolano è stata perquisita ieri dai carabinieri che, contestualmente, hanno anche ascoltato la moglie come persona informata dei fatti. Proprio riguardo a Tavares, il faccendiere ha spiegato che «è ancora in Camerun. Non so se sperare che torni o non torni, ma mi ha scritto che tornerà», ha detto al Tg1. In ogni caso, ha aggiunto, «porterò alla procura gli elementi che spiegano tutto». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48508565]] Le preoccupazioni sulla posizione di Tavares le ha spiegate lo stesso Lavitola al Corriere: «In questa storia ci sono cose che non si possono smentire: l’attentato c’è stato, è vero che diverse volte sono andato a casa di Sigfrido perché cercavo una villetta in quella zona, ci sono i contratti, è vero che Gomes lavorava e viveva a casa mia ed è dello stesso paese di uno dei quattro arrestati, e ora si trova all’estero». Elementi indiziari, ma che virano in una direzione. E Lavitola lo sa: «L’insieme di questi elementi potrebbe portare gli investigatori su una pista sbagliata contro di me». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48511107]] ATTACCHI Gli attacchi dell’ex direttore ed editore de L’Avanti! al conduttore di Report non finiscono qui però. «Non può averlo fatto Lavitola, se lo ha fatto non lo ha fatto per farmi del male», aveva detto Ranucci. Una frase che al faccendiere non è proprio andata giù: «Il solo fatto che lui ha messo quel “se” mi inizia a far mettere in discussione se c’è o non c’è questa amicizia». E parlando con i cronisti de Il Domani ci è andato giù ancora più duro: «Se questo stronzo dice di avere anche un minimo dubbio sul fatto che possa essere stato io, vado lì dove si trova e gli sputo in faccia. Lo scriva». Nelle interviste che Lavitola ha concesso ad alcune testate, si è parlato anche del famoso sondaggio predisposto per la discesa in campo di Ranucci: «Nell’ambito di quelli che sono gli ambienti internazionali e democratici socialisti, dove io ho militato tutta la vita e dove ho un sacco di contatti, mi hanno fatto vedere un sondaggio per potenziali e attuali leader della sinistra di tutta Europa e tra questi c’era pure Sigfrido», ha raccontato al Tg1. Da qui l’incontro per sottoporgli il progetto: «Un giorno l’ho invitato a pranzo, gli ho raccontato questa cosa, lui mi ha mandato a quel paese pensando quasi che scherzassi, ho insistito un po’, e ci sarà anche una caterva di messaggi che tanto avrà la procura». Dopo un po’ d’insistenza, Ranucci ha quindi acconsentito alla realizzazione del sondaggio e «ha corretto quattro domande». Ma il sogno politico dell’ex socialista è stato bloccato dalle accuse della procura... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48506718]]
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