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Le relazioni eccezionali tra Usa e Vaticano
Oggi 07-05-26, 10:53
Le recenti incresciose polemiche del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre non ci devono far dimenticare l’unicità storica delle relazioni tra due potenze così diverse, ma nel contempo così eccezionali come gli Stati Uniti e lo Stato Vaticano. Eccezionalità che si riflette tanto sulla figura del Presidente nord Americano quanto su quella del Santo Padre. Entrambe ci fanno venire a mente che nel XVIII secolo la prima missione americana presso la Santa Sede (lo Stato Pontificio) s’insediò solo con lo scopo primario di proteggere gli interessi commerciali statunitensi. Soltanto dopo la ratifica della Costituzione gli Stati Uniti iniziarono, infatti, a riconoscere la necessità di una rappresentanza consolare americana nella Roma capitale dello Stato Pontificio, centro di raccolta di preziose informazioni, non soltanto sulla Santa Sede, ma su tutta l’Europa. Sorprendentemente, le obiezioni di carattere religioso all’instaurarsi delle relazioni diplomatiche furono all’inizio o sempre inesistenti perché fu assai chiaro che gli Stati Uniti avrebbero inviato un rappresentante al Papa nella sua qualità di sovrano, ma non nella sua veste spirituale di capo della Chiesa cattolica romana. Una distinzione che è ancora uno dei principi su cui si fonda la politica dell’ambasciata americana presso la Santa Sede. Nel 1848 gli Stati Uniti designarono il primo chargé d’affaires alla corte del Papa. Nonostante gli Stati Uniti avessero goduto di relazioni consolari ufficiali con lo Stato Pontificio già dal 1779, con questa legge del 1848 l’America riconobbe formalmente la Santa Sede come membro a tutti gli effetti della comunità delle nazioni. Le uniche preoccupazioni esistenti a quei tempi vertevano, a differenza del passato, sui possibili conflitti di interesse religioso. Conflitti che sfociarono infatti nella crisi del 1867, quando il Congresso decise, a seguito di maldicenze e riprovevoli pettegolezzi in merito ai limiti che in Roma si sarebbero posti alle celebrazioni delle funzioni religiose delle Chiese protestanti, la fine delle relazioni. Lo Stato Pontificio e gli Stati Uniti, per tutto il XIX secolo e l’inizio del XX, mentre la Chiesa americana cresceva in numeri, potere, influenza e ricchezza, non godettero della rappresentanza diplomatica in Roma. Nel 1892, tuttavia, Papa Leone XIII designò l’arcivescovo Francesco Satolli a delegato apostolico presso la gerarchia cattolica americana. Seguì un lungo periodo di relazioni scarse e di rapporti solo frutto del lavoro indefesso di grandi personaggi come Myron Taylor, su cui Ennio Di Nolfo scrisse pagine indimenticabili e finissime. Taylor fu nominato dal presidente Franklin Delano Roosevelt nel 1939 per mantenere un canale di comunicazione diretto tra la Casa Bianca e il Vaticano durante i difficili anni della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della Guerra Fredda e operò in stretto collegamento con il Vaticano per assistere i rifugiati e le vittime della guerra in Europa, oltre a occuparsi dei prigionieri di guerra alleati e fino al 1950 svolse tale ruolo, servendo sia Roosevelt sia Truman, rappresentando un ponte tra le due sponde dell’Atlantico in un periodo di forti tensioni internazionali. La sua missione fu decisiva per il riavvicinamento diplomatico tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, con la crescente presa di coscienza che le atrocità umane che accadevano in Europa imponevano di stabilire relazioni diplomatiche come mezzo per aumentare il flusso di informazioni e per coordinare e rafforzare i programmi di soccorso per le vittime di un’Europa straziata dalla guerra. Ma fu solo il 7 marzo 1984, con William A. Wilson, che il primo ambasciatore statunitense si accreditò ufficialmente presso la Santa Sede, segnando una svolta storica nelle relazioni tra Usa e Vaticano, rafforzandone la cooperazione internazionale, specialmente negli anni della Guerra Fredda, nel periodo cruciale per la storia mondiale della Presidenza Reagan e del papato di San Giovanni Paolo II. Con quella data e con quella decisione si è aperta una vera e propria nuova fase nella storia non solo delle relazioni vaticane con gli Usa e viceversa, ma per la storia del mondo e delle relazioni internazionali. Ricordo che, per sottolineare come questo rapporto fu sempre importante e difficile, prima del 1984, un tentativo di nomina di un ambasciatore da parte di Truman fallì nel 1951, a causa di resistenze interne negli Stati Uniti. Insomma: tra il 1867 e il 1939 (con la nomina di Taylor) non vi furono rapporti ufficiali e sino al 1984 non vigevano vere e proprie relazioni diplomatiche. Che altro può significare questa situazione se non «l’eccezionalità» tra le potenze mondiali sia degli Stati Uniti, sia dello Stato Vaticano? I primi, non solo per il grado di potenza tecnologica e militare incontrastato, contestualmente all’eterogeneità del suo costrutto spirituale, che ancora conserva quelle eccezionalità che solo il pensiero aristocraticamente distintivo di Tocqueville poteva consegnarci ancora intatto nel suo potere chiarificatore; il secondo, lo Stato Vaticano, per l’autorevolezza del suo potere spirituale che supera tutte le limitazioni materiali e soffia con la forza dello spirito per ogni dove.
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