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Cultura e Spettacolo
L’illogicità dell’economia spiegata ai gatti
Oggi 18-05-26, 08:58
Ingegnere e direttore generale di una fabbrica per la lavorazione del ferro, fu tra i primi ad avere l’idea di applicare la matematica all’economia, si convinse però poi che così non poteva spiegare tutto, elaborò nuove teorie altrettanto rivoluzionarie per dare conto del comportamento umano e della politica, ma a 70 anni osservando dalla Svizzera l’Europa sconvolta dalla Grande Guerra si convinse che gli unici interlocutori validi potevano essere i gatti. $ il quadro che emerge da Guerra e propaganda. Piccolo manuale di controinformazione: titolo che questa edizione di Settecolori (pag. 200,16 euro) dà al diario che Vilfredo Pareto aveva scritto tra il 4 aprile e il 18 maggio del 1918 a Céligny, piccola località sul Lago di Ginevra dove poi sarebbe morto il 19 agosto 1923, e dove è sepolto. Villa Angora aveva chiamato la sua residenza, proprio in omaggio alla razza di gatti che particolarmente amava. Appunto, sono due gatti d’Angora Mirrina e Timoteo gli interlocutori a cui si rivolge nel diario. E sono appunto due gatti d’Angora che appaiono in copertina a questa edizione. «Questo diario non ho nessuna intenzione di pubblicarlo», scrive all’inizio. «Lo scrivo solo per fissare le idee, per passatempo, e per parlarne – ma non è certo che poi lo faccia – con qualche amico. Cerco di individuare i legami che collegano fra loro gli avvenimenti, e i sentimenti li lascio da parte». Scritto in francese, col titolo di Mon Journal fu pubblicato per la prima volta in edizione non completa nel 1958, in edizione completa nel 1964 e in prima edizione italiana nel 1974: lo ricorda il curatore Alberto Mingardi, che oltre a essere ordinario di Storia delle Dottrine Politiche presso la Iulm di Milano è direttore generale e fondatore dell’Istituto Bruno Leoni, uno dei più autorevoli think tank liberisti italiani. Nato il 15 luglio 1848 a Parigi da un patriota ligure esule e da una francese, dopo essere rientrato in Italia si era laureato nel 1870 da ingegnere, e nel 1880 lo troviamo direttore generale della Società delle ferriere italiane, a San Giovanni Valdarno. Ma dal 1894 è ordinario di economia politica all’Università di Losanna, dove prima di lui aveva insegnato Léon Walras: il fondatore dell’economia politica neoclassica o marginalista. Pareto, come suo successore, è non solo a sua volta un maestro di quel ramo del pensiero liberista che porta al monetarismo di Milton Friedman. Utilizzando appunto quel che aveva imparato da ingegnere, è anche pioniere nell’applicare all’economia la matematica, appunto per renderne le dimostrazioni rigorose. A un certo punto, però, si convince che l’economia anche se aiutata dalla matematica non può spiegare tutto, appunto perché presuppone un homo oeconomicus che si comporti in modo razionale, e non è sempre così. Il suo Trattato di sociologia generale del 1916 cerca dunque di elaborare una logica per queste azioni non logiche, definendo “residui” gli impulsi irrazionali e “derivazioni” le razionalizzazioni che ne vengono fatte a posteriori. A Pareto risale anche una teoria delle élite secondo cui la storia è un “cimitero di aristocrazie”, e che attraverso una serie di successive rielaborazioni arriva a una definizione della democrazia come strumento di selezione pacifica tra élites concorrenti, che è alla base della moderna politologia. Ma nel 1911 Pareto aveva però anche scritto il sarcastico pamphlet Il mito virtuista e la letteratura immorale, in cui polemizzava contro i fautori di misure repressive contro le forme di arte giudicate oscene. $ una avversione alla censura che Raymond Aron, autore di un lui, aveva accostato a quella di il tipo di approccio che torna in ta rivolto alla propaganda e censura di guerra praticate da tutte le parti di un conflitto che ha dimostrato una volta di più la sua tesi che l’essere umano non è una creatura in cui prevale la ragione, bensì l’istinto di credere in qualcosa che dia senso alla propria esistenza. A differenza degli uomini i felini non si auto -ingannano nel giustificare questa o quella azione: non impiegano alcuna derivazione per coprire i residui che li muovono. Per questo Pareto immagina di dialogare con loro, per spiegare come chi governa ha tutto l’interesse a coprire il militarismo, e a censurare chi osa criticarlo. Tanto, a pagarne le conseguenze sarà sempre una «razza timida e inerte, incapace di valida resistenza»: quella dei risparmiatori. Pareto e il tempo delle crociate, è il titolo che Alberto Mingardi pone al suo saggio finale di commento.
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