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Maria Rosaria Boccia, nuovi guai: "La truffa da 30mila euro"
Oggi 20-09-26, 02:38
Trentamila euro per entrare in un ambizioso progetto imprenditoriale, un locale di lusso affacciato sul golfo di Napoli. Un investimento che avrebbe dovuto trasformarsi in un guadagno, ma che, secondo l’accusa, si sarebbe rivelato una trappola. È la vicenda al centro del processo che vede imputata Maria Rosaria Boccia, 43 anni, imprenditrice di Pompei - già imputata nella vicenda che vede vittima l’ex ministro Sangiuliano -, nei cui confronti la procura di Pisa contesta il reato di truffa, aggravato dalla rilevante entità del danno patrimoniale. A portare la vicenda davanti ai giudici è stato un uomo originario della provincia di Napoli, coetaneo della Boccia e residente nel Pisano per motivi di lavoro. I due, secondo quanto riferito nel procedimento, erano legati da un’amicizia di vecchia data. Ed è proprio sulla fiducia maturata negli anni che, secondo l’accusa, si sarebbe basata la proposta di investimento. La storia risale al dicembre del 2021, quando il nome di Boccia era ancora lontano dai riflettori. L’imprenditrice avrebbe prospettato all’amico la possibilità di partecipare a un progetto destinato a generare importanti profitti: l’apertura di una terrazza bar di lusso con vista sul golfo di Napoli, affiancata ai piani inferiori da altre attività commerciali. Un’operazione che avrebbe richiesto ingenti capitali e per la quale, secondo il racconto della persona offesa, sarebbero già state coinvolte altre persone note e facoltose. Il progetto sarebbe stato presentato come imminente. Convinto dalla persona che considerava un’amica e dalla prospettiva di un significativo ritorno economico, l’uomo avrebbedeciso di investire 30mila euro. La somma sarebbe stata trasferita attraverso tre distinti bonifici effettuati nella stessa giornata su un conto intestato alla Boccia. Da quel momento, però, secondo la testimonianza resa in aula, il progetto non avrebbe avuto gli sviluppi annunciati. Nessuna apertura del locale, nessun concreto avanzamento e, soprattutto, nessuna restituzione dei 30mila euro. L’uomo ha quindi intrapreso anche un’azione civile, ottenendo un decreto ingiuntivo con il quale la Boccia è stata obbligata a restituire la somma. Il denaro, ha riferito la persona offesa, non sarebbe tuttavia ancora tornato nella sua disponibilità. Da qui la decisione di presentare querela e costituirsi parte civile. Nel corso dei rapporti, alla persona offesa sarebbe stato prospettato anche un ulteriore investimento: l’acquisto di un’imbarcazione a un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato. La circostanza, secondo la parte civile, sarebbe documentata da sms ed e-mail presenti nella discovery investigativa acquisita agli atti. La persona offesa, costituita parte civile e assistita dall’avvocato Federico Cammarota, è stata ascoltata in aula circa un mese e mezzo-due mesi fa, ricostruendo davanti alla giudice monocratica Paola Giovannelli i diversi passaggi della vicenda. Il procedimento proseguirà il 20 ottobre, data fissata per la prossima udienza, con l’esame degli ulteriori elementi dell’istruttoria. Al centro del processo resta da chiarire se il progetto imprenditoriale fosse realmente esistente e se i 30mila euro versati attraverso i tre bonifici fossero destinati all’investimento prospettato oppure siano stati ottenuti, secondo la contestazione della procura, attraverso una falsa rappresentazione della realtà.
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