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Meloni mette il turbo e Vannacci trema: il sondaggio-bomba che cambia il quadro
Oggi 26-06-26, 09:17
Le ultime rilevazioni di Tecnè e SWG fotografano in Italia scenari solo apparentemente simili. Se ci si limita alle percentuali dei singoli partiti, gli scostamenti sono minimi. Ma osservando il peso complessivo delle coalizioni emergono letture opposte: per SWG il Campo Largo resta pienamente competitivo, mentre Tecnè assegna un vantaggio più marcato al centrodestra di governo. Una differenza che, secondo l'analisi proposta da ilTempo, dimostra come oggi il modo di raccontare i dati finisca per incidere quasi quanto i dati stessi. Altro elemento evidenziato è quello relativo a Roberto Vannacci. Negli ultimi giorni si era diffusa la narrazione di un sorpasso ormai imminente sulla Lega. La rilevazione SWG, invece, smentisce questa ipotesi, seppur di misura. “Statisticamente cambia poco. Politicamente cambia molto”. L'interpretazione è che la comunicazione del generale sia fortemente identitaria, efficace nel mobilitare e polarizzare il proprio elettorato, ma meno adatta ad allargare il consenso oltre la platea dei sostenitori. Da qui la convinzione che “moltiplicare è molto più difficile che dividere” e che difficilmente Vannacci potrà rappresentare la causa di un'eventuale sconfitta del centrodestra. Sul fronte della leadership, viene richiamato anche un sondaggio di Demopolis sulla fiducia in Giorgia Meloni dopo il duro botta e risposta con Donald Trump. Secondo questa lettura, lo scontro avrebbe rafforzato l'immagine della premier come leader capace di reggere il confronto senza arretrare, interrompendo un trend negativo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48285451]] La riflessione si allarga poi alla comunicazione politica contemporanea, descritta come sempre più orientata a colpire l'avversario anziché convincere gli elettori. “Ogni giornata politica è diventata una caccia. Alla frase sbagliata, al video estrapolato, alla contraddizione da trasformare in scandalo”. Meccanismo tipico dei totalitarismi e Hannah Arendt, tra le più autorevoli studiose del Novecento, aveva colto che propaganda non è soltanto menzogna. È progressiva distruzione della fiducia nei fatti. E il cittadino non sa più a chi credere. Un meccanismo che, secondo il testo, alimenta la polarizzazione, consolida chi è già schierato ma fatica a conquistare nuovi consensi, fino a erodere progressivamente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48313553]]
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