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Cronaca Milano
Milano, Majorino arruola gli stranieri per vincere le primarie di sinistra
Oggi 19-07-26, 05:00
Pierfrancesco Majorino inizia a sentire la pressione. Le goccioline iniziano a scendere lungo le tempie. E no, il caldo meneghino recentemente scoperto dalla sinistra non c’entra nulla. È un sudore diverso da quello dei bambini ostaggio di scuole con temperature subsahariane. È l’affanno di chi comincia ad aver paura di veder sfumare la candidatura a sindaco di Milano. Quella che il baffo dem brama dal lontano 2016, quando si candidò alle primarie della sinistra e arrivò solo terzo. Da allora Majorino ha cominciato a tessere la sua tela e ora non vuole farsi scippare l’occasione della vita da sotto il naso. Sa di essere il favorito alle primarie ma la concorrenza non manca, anzi. Ogni giorno spunta un nuovo candidato. STRATEGIA Urge quindi mettersi al riparo dalle sortite avversarie. Come? Blindando il voto delle consultazioni interne alla sinistra. «Credo che dobbiamo fare le primarie (ovviamente...) e far votare cittadini d’origine straniera, dal background migratorio insomma, e studenti fuori sede». È questa la ricetta di Majorino: andare a pescare nelle comunità magrebine, arabe e bengalesi. Realtà che da assessore al Welfare ha conosciuto bene. Non certo una strategia nuova nel Pd: tutti ricordano le file di cittadini di origine cinese che si accalcarono nel 2016 per sostenere Beppe Sala alle primarie. Per giustificare il coinvolgimento degli immigrati, neanche a dirlo, la scusa è il ritorno del fascismo e l’ascesa della destra: «Nel tempo della politica fondata sulla paura e dei cantori della remigrazione Milano deve avere voglia di futuro (perfino a prescindere da chi poi avrà effettivamente il diritto di votare alle elezioni amministrative)». La mossa della disperazione per disinnescare gli avversari. Non è un mistero che nel Pd più di qualcuno guardi ad altri candidati: in primis, Mario Calabresi, considerato l’erede ideale di Beppe Sala perché in grado di attirare il mondo moderato della ztl. Proprio quel mondo in cui Majorino non sfonda e potrebbe fargli lo sgambetto nelle consultazioni interne. Non a caso, dopo aver rilanciato l’idea di far votare gli immigrati, il baffo è tornato ad attaccare a testa bassa quanti vorrebbero un nome “alla Calabresi”. «Io ve la buco questa storia del candidato moderato. Ve lo giuro. Leggo su qualche giornale che esponenti del centrosinistra milanese vogliono un “candidato moderato”. Per non spaventare gli “elettori moderati”. E secondo me sono ragionamenti fuori dal mondo», ha scritto sui social. In campo c’è pure quel Lorenzo Pacini che ha deciso di posizionarsi alla sinistra di Majorino. Volto giovane, con poche idee ma tanti slogan alla Mamdani. E, soprattutto, chili e chili di angurie che sta distribuendo nelle periferie: probabilmente un omaggio a Gaza vista l’indole pro-Pal, ma anche un modo per togliersi l’abito del comunista col rolex che abita nel Municipio 1. Non proprio l’identikit ideale di chi ambisce ad essere il portavoce della classe operaia... Al netto delle contraddizioni del personaggio, è inevitabile che in un confronto in stile primarie, un candidato come Pacini possa erodere il consenso di Majorino. Per questo il baffo le sta provando tutte per contenere l’ascesa dei contendenti. Tanto da sfidarli sullo stesso terreno: sulla sua pagina sono comparsi post inneggianti al nuovo sindaco socialista di New York ed è partita la caccia al voto delle nuove generazioni con il supporto dei Giovani Democratici, l’ala giovanile del Pd che però con Pacini non vuole aver nulla a che fare. SCOPERTA Da alcuni mesi, poi, Majorino ha iniziato il giro delle periferie. I “100 incontri per Milano” promossi da “Gente di Milano”, quella che con tutta probabilità diventerà la sua lista civica. Un tour in cui, tra la visita a un’associazione e l’altra, pare aver “scoperto” come sono ridotti i quartieri popolari della città, da San Siro al Corvetto. Situazioni che chiaramente non si sono create per magia, ma sono il frutto di 15 anni di amministrazione del suo partito. Eppure i toni paiono quelli di chi sta in opposizione da una vita. È proprio lì, tra quelle vie, che il baffo spera di recuperare nuovi elettori - italiani e non - per agguantare la candidatura a sindaco.
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