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Miracolo Capo Verde, il Molise oceanico
Oggi 06-06-26, 09:17
Capo Verde è uno scoglio atlantico di 4mila chilometri quadrati battuto dal vento oceanico. Per intenderci, ha le dimensioni e la densità abitativa del Molise.Quando questi ragazzi scenderanno in campo negli Stati Uniti, saranno trascorsi esattamente 570 anni dalla scoperta dell’arcipelago. Prima di allora, su quelle isole non ci viveva nessuno. Erano un pezzo di terra vulcanica e disabitata in mezzo all’oceano. Oggi vanno al Mondiale... non per la prima volta.Dodici anni fa si erano già clamorosamente qualificati per l’edizione brasiliana del 2014, ma il sogno venne cancellato da un grottesco errore burocratico. Nel match decisivo contro la Tunisia, la federazione schierò Fernando Varela, dimenticandosi che doveva ancora scontare dei turni di squalifica. Sconfitta a tavolino, Tunisia ripescata e Capo Verde in lacrime. C’è chi sostiene ci sia una storia di corruzione dietro questo sbaglio: chissà. Stavolta il pass è stato conquistato con merito e una certa sorpresa, dominando il girone davanti al Camerun di Anguissa e dell’ex interista Onana: 23 punti in 10 partite, con sette vittorie, due pareggi e una sola ininfluente sconfitta in trasferta (un 4-1 a Yaoundé poi vendicato con l’1-0 al ritorno). Il paradosso è che Capo Verde non è incredibilmente riuscita a qualificarsi per la Coppa d’Africa giocata solo pochi mesi fa. STRATEGIA Ma come fa un Molise oceanico ad arrivare ai Mondiali? Con una strategia di import-export manageriale. Avendo oltre un milione di cittadini sparsi per il mondo (il doppio di quelli residenti sulle isole), la federazione ha trasformato gli alberi genealogici in una rete di scouting, pescando nei vivai di mezza Europa. L’apice si chiama Pico Lopes. Difensore degli Shamrock Rovers con un passato nelle giovanili dell’Irlanda, è stato convocato nel 2019 in un modo, diciamo così, alternativo: tramite Linkedin. L’allora ct Rui Aguas usò banalmente il social network del recruiting aziendale per scovare professionisti con ascendenze capoverdiane. Lopes accettò la “connessione” e ora andrà a marcare i centravanti in Nordamerica.È una Nazionale costruita in catena di montaggio, un trionfo di relazioni geopolitiche dato che gioca le partite casalinghe a Praia, in una cattedrale da 15.000 posti interamente finanziata e costruita da... Pechino. Non un regalo disinteressato, ma un esempio scolastico della “Stadium Diplomacy” con cui la Cina stringe alleanze commerciali ed estende il suo soft power in Africa. La guida tecnica, però, è autoctona. Bubista è un eroe del calcio locale, era il capitano negli anni bui in cui la nazionale, formata da dilettanti, prendeva imbarcate su campi in terra battuta. Oggi il suo ruolo in quanto ct non è spiegare la tattica a gente formata in Europa, ma infondere la “morabeza”, l’identità e lo spirito ospitale isolano, a un gruppo di ragazzi nati e cresciuti in Europa. SISTEMA In campo, il sistema è un 4-2-3-1 classico. Davanti al portiere Vozinha, la linea a quattro prevede Moreira, Diney, l’uomo-LinkedIn Pico e Joao Paulo; in mediana Monteiro e Y. Semedo; poi la linea della trequarti con Rodrigues, il capitano storico e recordman di presenze Ryan Mendes, e W. Semedo, a supporto della punta Livramento. Una rosa che mixa il talento moderno di Logan Costa, esploso in Francia e pilastro del Villarreal, a volti noti della nostra Serie A, come lo stesso Livramento (visto all’Hellas Verona) e Jovane Cabral (ex Lazio e Salernitana). E poi c’è Bebé. L’epico abbaglio di mercato di Sir Alex Ferguson, che lo portò al Manchester United nel 2010 per 9 milioni senza averlo mai visto giocare, soltanto perché raccomandato da Carlos Queiroz. Ecco, ai Tropici veste i panni della divinità tecnica, l’uomo capace di pescare il jolly su punizione da quaranta metri. Capo Verde non ha una storia di calcio, ma ha un database genealogico, uno stadio regalato dai cinesi, un account Linkedin, un ct che rappresenta l’identità del Paese, uno scouting assolutamente professionale. Magari non basterà per superare il girone con Spagna, Uruguay e Arabia Saudita, ma per esserci, e provarci, basta eccome.
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