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No-Tav, liberi tutti: 3mila identificati e solo 2 arresti, la scelta della Procura
Oggi 29-07-26, 11:17
Se non ci fossero di mezzo 140 poliziotti feriti e un milione di euro di danni, sarebbe una barzelletta molto divertente: più di 3mila No Tav identificati, almeno 700 guerriglieri del “blocco nero” che hanno scatenato l’inferno in Val di Susa, e indovinate un po’ quanti di questi gentiluomini in manette? Due. Forse. Perché il giudice delle indagini preliminari di Torino deve ancora decidere, lo farà probabilmente oggi, se convalidare la richiesta avanzata dalla procura, rappresentata dai sostituti procuratori Paolo Scafi e Antonella Barbera, ovvero il carcere, perché - ha spiegato il procuratore capo Giovanni Bombardieri - ci sono «sussistenti esigenze cautelari che ne rendono necessaria l’applicazione». EQUIPAGGIAMENTO DA GUERRA Questi due, entrambi 25enni tedeschi, erano stati arrestati dalla polizia in flagranza differita domenica, a meno di 24 ore dagli scontri, grazie alla visione capillare dei filmati in possesso della Digos. E ieri, durante l’udienza di convalida durante la quale il giudice delle indagini preliminari ha scelto di rinviare la sua decisione, si sono rifiutati di rispondere alle domande e hanno negato ogni accusa. I loro avvocati, Gianluca Vitale e Lorenza Della Pepa, hanno poi chiesto la scarcerazione. Eppure la coppia di black bloc era stata trovata in possesso di occhiali, guanti e impermeabili neri: l’equipaggiamento perfetto per andare all’assalto del cantiere di Chiomonte. Le accuse sono molteplici: devastazione, saccheggio lesioni e resistenza a pubblico ufficiale con le aggravanti dell’uso di armi e fuochi di artificio e in concorso con più persone. Prima di loro, altri due tedeschi, entrambi ventenni, con precedenti specifici, erano stati pizzicati con materiale utile alla guerriglia nascosto in auto, mentre se ne andavano dal campeggio allestito a Venaus per il famoso Festival dell’Alta Felicità che l’anno scorso ha ospitato Ilaria Salis e quest’anno Francesca Albanese. Risultato? Su ordine del questore di Torino, Massimo Gambino, sono stati rispediti in Germania, con un volo Torino-Francoforte, col divieto di rientrare in Italia per i prossimi tre anni. Capirai... Una misura simile era stata presa anche per tre giovani francesi fermati la sera prima delle scorribande, a Susa: negli zaini avevano fumogeni, petardi, cesoie, un flessibile con due batterie, caschi, maschere, occhiali, benzina e sim separate dai cellulari. Tutti “bravi ragazzi”, tutti liberi. NUMERI IMPONENTI E dire che i numeri legati alla prevenzione e alla repressione sono abbastanza imponenti. Oltre 3.300 gli antagonisti identificati dalla polizia nei giorni che hanno preceduto la decima edizione del Festival dell’Alta Felicità e in quelli successivi ai pesantissimi scontri di sabato ai cantieri della Tav: tra loro, stando a quanto filtra, ci sarebbero anche attivisti di Askatasuna. Nicola Gastini, uno dei capoccia del fu centro sociale di Torino, non a caso, ha rinfocolato la battaglia: «10, 100, 1.000 Festival Alta Felicità. 10, 100, 1.000 Valsusa. Da sempre dalla parte giusta della barricata. Avanti No Tav!». Nel dettaglio, tra giovedì, venerdì e sabato, prima del corteo sfociato in devastazione sistematica, erano state identificate in via preventiva circa 1.800 persone. Erano poi stati emessi 16 fogli di via obbligatori, nove daspo urbani e diversi provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale nei confronti di antagonisti francesi. Dopo gli assalti ai cantieri, invece, erano state identificate 436 persone e altre mille erano finite sotto la lente d’ingrandimento nella giornata di lunedì. Durante i controlli di polizia erano inoltre stati sequestrati petardi, fuochi d’artificio, passamontagna, maschere antigas e indumenti neri. Tutto materiale utile a far male alle forze dell’ordine, a provocare danni economici a un’infrastruttura strategica e soprattutto a travisarsi prima, durante e dopo gli scontri. I più feroci dal 2011 a oggi. E così, mentre il sindacato di polizia Fsp chiede di «vietare in modo categorico le manifestazioni di questi criminali» perché «i poliziotti non possono più fare da bersagli mobili, come ha spiegato il segretario torinese Luca Pantanella, nei canali d’area No Tav la parola d’ordine è «continuare la lotta» contro «la vendetta di Stato di polizia». L’europarlamentare di Avs Ilaria Salis si è accodata: «La Val di Susa ha il diritto di decidere del proprio futuro, ora e sempre No Tav»!
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