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Nuove generazioni e lavoro: il parere di Fabio Quadrelli di Revolution Business School
13-07-2026, 17:37
Il mondo del lavoro per i giovani è radicalmente cambiato: la sicurezza economica è più difficile da raggiungere, spingendo le nuove generazioni a privilegiare il benessere psicofisico e l'equilibrio tra vita privata e lavoro rispetto alla sola carriera. Il paradigma lavorativo attuale per i giovani è definito da diversi fattori chiave, come la centralità del bilanciamento vita-lavoro, perché oltre l'86% dei giovani predilige la propria sfera privata, rifiutando la narrazione del sacrificio a tutti i costi in favore di ambienti di lavoro flessibili. Non manca la ricerca di senso e trasparenza; lo stipendio non basta più se non è accompagnato da un clima aziendale inclusivo, equità retributiva e da un impatto positivo del proprio ruolo. La precarietà, poi, è vista come normalità; la stabilità a lungo termine è più rara rispetto alle generazioni passate e la precarietà è diventata una condizione strutturale. Esistono, infine, nuove modalità e strumenti, perché le intelligenze artificiali e il lavoro a distanza (smart working) stanno ridefinendo dove, quando e come si lavora. Questo cambio di mentalità è ben documentato dalle analisi sul fenomeno della Generazione Z, ma ogni cambiamento inizia sempre da una scelta consapevole. Il percorso verso la realizzazione personale e professionale prende forma quando visione, disciplina e coraggio si incontrano. Ogni traguardo richiede volontà, metodo e una direzione chiara.Ma cosa vogliono, oggi le nuove generazioni? “Le nuove generazioni non vogliono lavorare meno, ma meglio”-dice Fabio Quadrelli, di Revolution Business School-“cercano un’attività che abbia un significato, che permetta loro di crescere, essere valorizzati e costruire un futuro senza rinunciare completamente alla propria vita personale. Per molti anni il successo è stato associato solo al sacrificio. Oggi i giovani hanno una visione diversa, desiderano risultati, ma vogliono raggiungerli grazie alle competenze, ad organizzazione e qualità di vita. E’ un cambiamento culturale che non considero un limite, ma un’evoluzione”. Sempre più demonizzati e criticati; ma è vero che i giovani sono tutti a casa sul divano e sui dispositivi digitali e senza ambizioni? “Il vero problema non è la mancanza di voglia di lavorare, ma di esempi, orientamento e formazione pratica. Quando un giovane comprende il perché di ciò che fa e vede una prospettiva concreta di crescita, l’impegno non manca”. Tutti futuri imprenditori? “Non tutti devono diventare imprenditori; E’ un errore pensare il contrario”. Come vede la futura generazione dal punto di vista imprenditoriale? “L’Italia avrà sempre bisogno di grandi professionisti, manager, tecnici specializzati e collaboratori competenti. L’imprenditorialità, prima ancora che una professione, è una mentalità; significa assumersi responsabilità, prendere decisioni, creare valore e trovare soluzioni. Per questo motivo serviranno persone preparate, con competenze trasversali, capacità di leadership e una formazione continua. Il talento da solo non saràpiù sufficiente". Sempre più demonizzati e criticati: è vero che i giovani sono tutti a casa sul divano,davanti ai dispositivi digitali e senza ambizioni? “È una semplificazione che non condivido. Esiste certamente una parte di giovani che fatica a trovare motivazione, ma sarebbe profondamente ingiusto generalizzare. Ogni giorno incontro migliaia di ragazzi che investono tempo, denaro ed energie per migliorarsi. Studiano, lavorano, frequentano corsi, cercano opportunità e desiderano costruire qualcosa di importante. La differenza la fa il contesto. Se un giovane cresce in un ambiente che lo stimola, gli trasmette fiducia e gli offre strumenti concreti, il suo potenziale emerge. Le nuove generazioni non hanno meno ambizione. Hanno semplicemente bisogno di punti di riferimento più credibili e di percorsi che trasformino il talento in competenza”. Come è cambiato il metodo di insegnamento e apprendimento oggi? “La formazione tradizionale non è più sufficiente. Oggi le informazioni sono ovunque. Il vero valore non è trasferire nozioni, ma insegnare a selezionarle, interpretarle e applicarle. Per questo motivo il nostro metodo mette al centro l'esperienza pratica. Formazione significa simulazioni, casi reali, confronto diretto con imprenditori, sviluppo delle competenze relazionali, della comunicazione, della leadership e dell'intelligenza emotiva.L'intelligenza artificiale cambierà profondamente il mercato del lavoro, ma non sostituirà lequalità che rendono una persona davvero autorevole: la capacità di decidere, guidare, creare relazioni e risolvere problemi complessi. La formazione del futuro sarà sempre piùpersonalizzata, continua e orientata ai risultati concreti”. Quali sono le percentuali di giovani che si formano da voi in Italia? Quali sono le differenze tra Roma, Milano e il resto d'Italia? “La componente giovanile rappresenta una parte molto significativa dei partecipanti ai nostri percorsi formativi e continua a crescere anno dopo anno. Siamo presenti in numerose regioni italiane e osserviamo dinamiche interessanti. Milano esprime una forte cultura della performance, dell'innovazione e della velocità decisionale. Roma mostra una grande ricchezza di competenze, talento e relazioni, con una crescente voglia di mettersi in gioco attraverso percorsi imprenditoriali e manageriali. Nel Mezzogiorno troviamo spesso una straordinaria determinazione. Quando vengono offerte opportunità concrete e strumenti adeguati, i risultati sono spesso sorprendenti. La vera differenza, oggi, non è geografica. È culturale. Le opportunità sono sempre più distribuite. Ciò che distingue chi cresce da chi rimane fermo è la disponibilità a formarsi continuamente, ad adattarsi al cambiamento e ad assumersi la responsabilità del proprio percorso. La formazione non rappresenta più un costo, ma uno degli investimenti più redditizi che una persona possa fare nel corso della propria vita”.
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