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Estero
Partita la beatificazione del compagno Sanchez
09-05-2026, 08:58
Non è poi difficile, decifrare il teatrino che ha sostituito quello che una volta chiamavamo “dibattito politico”. Basta riconoscerne la costante: la sistematica eliminazione del contenuto a favore nemmeno della forma, ma della figurina. Non è più “il mezzo è il messaggio” di Marshall McLuhan, quello era pieno ‘900, prima che il “medium” assumesse la veste dello scrollo compulsivo della propria home page. Adesso il volto è il messaggio, o meglio la maschera, la parte già algoritmicamente assegnata in commedia. Per capirci: Francesca Albanese è la maschera per eccellenza della causa dei Buoni per eccellenza. Come tale, la Relatrice speciale è circondata da un’aurea di infallibilità, ha un vantaggio ontologico: non conta quel che dice, conta che lo dica lei. Anzi, conta solo che lei appaia sorridente nella foto. Come in quella che la ritrae a fianco del premier spagnolo Pedro Sanchez, che l’ha insignita dell’Ordine al Merito Civile per «il suo esteso lavoro nel denunciare le violazioni del diritto internazionale a Gaza» (“esteso lavoro” nella neolingua dei Buoni è sinonimo di “colpa dello Stato degli ebrei”). Poco prima, il companero Pedro aveva inviato una lettera alla Commissione Europea chiedendo di disapplicare nel territorio dell’Unione le sanzioni comminate contro la Madonna pro-Pal dall’amministrazione americana. Volute personalmente dal Segretario di Stato Marco Rubio, queste si basano su accuse veniali come «fomentare l’antisemitismo» ed «esprimere sostegno al terrorismo» (il minimo sindacale, oggi, per chiunque sia intellettualmente à la page). Una barbarie, che Sanchez vuole bloccare, nel tripudio delle anime belle nostrane. Michele Serra per l’entusiasmo rischia di ribaltarsi dalla sua Amaca su Repubblica: «Sono tempi nei quali i princìpi del diritto internazionale barcollano, e si deve decidere se provare a tenerli in piedi o lasciarli crollare. Sánchez lo ha fatto». Il maledetto governo criptofascista italico no, sospira Serra. Già che c’è, dopo averci informati che presidiare il diritto internazionale significa ignorare le accuse di contiguità col terrorismo antisemita, ci rende edotti che ormai «l’atlantismo ha un sapore museale» (non vedono l’ora, come l’idolo spagnolo, di gettarsi tra le braccia totalitarie del compagno Xi). Puntualissima, arriva anche la castroneria di giornata di Angelo Bonelli: «È orribile quello che è accaduto» a Francesca Albanese, ed «è incredibile che a difenderla non sia stato il governo italiano ma Pedro Sanchez». Giusto: stracciare un provvedimento implementato da Rubio il giorno in cui si riceveva Rubio a Palazzo Chigi sarebbe stato geniale, puro dadaismo bonelliano. Sconfinando direttamente nel campo dell’intrattenimento, si è sentito di dire la sua anche Andrea Scanzi, formalmente giornalista del Fatto: «L’Ue non può restare con le braccia conserte di fronte a questa persecuzione» (no, non si riferiva alle donne iraniane). Purtroppo però, «c’è chi ha Sanchez e chi ha la Meloni». Per tutti costoro, evidentemente, sono irrilevanti le seguenti parole e opere della Relatrice. Francesca Albanese nel 2022 si collegava in videoconferenza a un evento che ospitava anche figure apicali di Hamas, scandendo: «Avete diritto di resistere a questa occupazione». Francesca Albanese ha più volte ventilato che il pogrom del 7 ottobre non è «risultato dell’antisemitismo» (posizione notorimante bandita dalla piattaforma dei galantuomini sgozzatori) ma «conseguenza dell’oppressione israeliana». Francesca Albanese redarguì pubblicamente il sindaco piddino di Reggio Emilia che, in un diluvio di retorica anti-Israele, si permise di evocare la liberazione degli ostaggi in mano alle squadracce (non antisemite, ci mancherebbe!) di Hamas: «Non la giudico e la perdono. Ma non dica più una cosa così». Francesca Albanese commentò l’assalto pro-Pal alla redazione de La Stampa augurandosi «che questo sia anche un monito». Potremmo andare avanti per un intero allegato di Libero, ma l’errore sarebbe nostro. Sono tutte noiose, anacronistiche, polverose questioni di contenuto.
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