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Economia e Finanza
Per far crescere il Paese servirebbe far nascere il terzo polo bancario
Oggi 18-07-26, 08:44
Gli investimenti da parte delle imprese, soprattutto piccole, ma anche di medie dimensioni, per innovazione, ricerca e formazione sono al palo da oltre un triennio. A determinare la situazione hanno concorso i fattori endogeni capitanati da Trump, tra dazi e imposizioni, mentre quelli esogeni sono per lo più dovuti all’assenza di una politica industriale e commerciale di Paese che dura ormai da oltre 25 anni. A questa carenza va aggiunta la responsabilità degli imprenditori di non seguire le orme di chi li ha preceduti. Diverso e più articolato il ruolo che hanno avuto le banche nel contesto citato, ampia è la stata la disponibilità a sostenere gli investimenti, ma anche il rallentamento nell’erogazione, in ragione di un merito creditizio del richiedente sovente inidoneo a poter aumentare l’esposizione debitoria. Le prime due banche, Intesa e Unicredit, hanno concentrato su di loro parte rilevante delle clientela, specie business, e nel farlo hanno puntato sul medio e grande gruppo, fissando condizioni per le Pmi e micro aziende non più restrittive, ma difficilmente sostenibili, che comunque costituiscono oltre il 95% delle partite Iva. Sono ormai oltre un paio di lustri che politica, osservatori e pure le rappresentanze datoriali, professano l’idea della nascita di un terzo polo bancario, che per essere tale dovrebbe avere alcune componenti essenziali, tra cui spicca l’indipendenza da Intesa e Unicredit, e dovrebbe derivare dalla fusione tra due o più soggetti e infine dovrebbe dichiarare l’indirizzo prioritario di operare entro confine attenzionando l’intero tessuto produttivo e dei servizi costituito da Pmi e micro imprese. GLI OBIETTIVI Ovviamente, come detto, al centro dell’attività del terzo polo dovrebbe esserci l’intero territorio nazionale con due obiettivi primari: far crescere le imprese da micro a Pmi e da quest’ultime a medie, usando anche il ricorso alla quotazione in Borsa per garantire al proprio azionariato una politica remunerativa in linea con quelle degli ultimi esercizi. In più sarebbe opportuno che le due maggiori rappresentanze datoriali, Confindustria e Confcommercio si allineassero a sostenere l’indispensabilità dell’indipendenza del nuovo terzo polo, chiedendo il massimo impegno a favore dei piccoli, con la definizione di accordi che, oltre gli ordinari parametri di merito creditizio, puntino a premiare i meritevoli con vantaggi su tassi applicati e tempistiche di rientro.La scoperta, sovente negata dalla politica di ogni colore, che il «piccolo é bello»comporta rischi di tenuta che si ripercuotono sull’intera catena di fornitori e clienti. In questo mondo non solo globale, ma anche crucciato dai conflitti internazionali e dalle ricadute negative sui sistemi economici, le Pmi e micro imprese avrebbero bisogno di aiuto concreto per risalire di qualche gradino la dimensione e la consistenza patrimoniale.Sostenere la nascita e l’indipendenza di un terzo polo bancario, che punti a quell’obiettivo dovrebbe - per la politica di ogni colore e le associazioni datoriali - essere ritenuto essenziale per lo stato di salute economico -finanziario del Paese.
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