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Salute
Primogeniti, figli di mezzo e ultimi nati : quanto conta davvero l'ordine di nascita sulla personalità?
Oggi 15-07-26, 11:14
Per decenni si è creduto che la posizione occupata tra i fratelli potesse determinare il carattere di una persona. Il primogenito sarebbe più responsabile e portato alla leadership, il figlio di mezzo il mediatore della famiglia, mentre l'ultimogenito sarebbe più creativo, ribelle e socievole. Un'idea affascinante, entrata nell'immaginario collettivo e spesso utilizzata per spiegare le differenze tra fratelli.Una delle ricerche più ampie mai realizzate sull'argomento ridimensiona fortemente questa convinzione. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), l'ordine di nascita ha un'influenza minima sulla personalità e non esistono prove solide che essere il primo, il secondo o l'ultimo figlio plasmi il carattere in età adulta. L'interesse per questo tema non è nuovo. Già alla fine dell'Ottocento lo scienziato Francis Galton aveva osservato che molti ricercatori di successo erano primogeniti, ipotizzando che ricevessero maggiori stimoli e opportunità. Nei decenni successivi lo psicologo Alfred Adler elaborò una teoria secondo cui la posizione nella famiglia avrebbe influenzato lo sviluppo della personalità. Negli anni Novanta, lo psicologo Frank Sulloway rilanciò questa ipotesi sostenendo che ogni figlio tende a ritagliarsi una propria "nicchia" all'interno della famiglia, sviluppando caratteristiche diverse per distinguersi dai fratelli. Per verificare queste teorie, un gruppo internazionale di ricercatori ha analizzato i dati di oltre 20.000 persone provenienti da Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Grazie al confronto tra fratelli della stessa famiglia e tra individui appartenenti a famiglie diverse, gli studiosi hanno potuto ridurre l'influenza di fattori come età, livello socioeconomico e istruzione.I risultati sono stati chiari. I primogeniti mostrano, in media, un lieve vantaggio nei test di intelligenza e tendono a considerarsi più inclini alle attività intellettuali rispetto ai fratelli minori. Si tratta però di una differenza modesta, pur essendo statisticamente significativa.Quando l'attenzione si sposta sulla personalità, invece, il quadro cambia radicalmente. Lo studio non ha rilevato differenze rilevanti nei principali tratti psicologici, come estroversione, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale o disponibilità verso gli altri. In sostanza, essere il primo o l'ultimo figlio non rende una persona più responsabile, più creativa o più socievole. Perché, allora, questi stereotipi continuano a essere così diffusi? Secondo gli autori, la spiegazione va ricercata nelle dinamiche familiari. Durante l'infanzia i fratelli possono assumere ruoli differenti: il maggiore tende spesso ad avere più responsabilità, mentre il più piccolo riceve attenzioni diverse e può apparire più spensierato. Tuttavia, questi comportamenti sembrano essere legati al contesto familiare e non rappresentano tratti della personalità destinati a durare per tutta la vita.La ricerca ricorda anche che lo sviluppo del carattere dipende da un insieme di fattori molto più complesso. Il patrimonio genetico, l'educazione ricevuta, le relazioni sociali, le esperienze scolastiche e gli eventi vissuti contribuiscono tutti, in misura diversa, a costruire la personalità di ciascuno.
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