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Cultura e Spettacolo
Sal Da Vinci e quei 24 milioni: il botto clamoroso del cantante
Oggi 09-05-26, 16:23
L’Eurovision Song Contest si prepara a incendiare Vienna con un retrogusto – al solito ormai - decisamente proPal che contagia anche i vertici Rai. Menomale, però, che a portare il vessillo italiano c’è un portabandiera nazionalpopolare e non politicizzato come Sal Da Vinci che, grazie alla sua simpatia virale sul web e al pezzo Per sempre sì, ormai tormentone internazionale, rende l’Italia ai nastri di partenza addirittura favorita. La competizione va in scena alla Wiener Stadthalle di Vienna dal 12 al 16 maggio. Le semifinali del 12 e 14 maggio saranno trasmesse su Rai 2. La finale del 16 andà su Rai 1. Un successo comunque andrà la gara, di cui la Rai si prende con orgoglio la maternità citando i numeri ormai da record di una kermesse, che ormai da un lustro è stabilmente il secondo programma più seguito dopo Sanremo, con uno share medio per la serata finale del 30%. Dati sottolineato dal vicedirettore Intrattenimento Prima Time, Claudio Fasulo. Un risultato costruito anche grazie alla macchina organizzativa della tv di Stato, la stessa del Festival di Sanremo. Oltre gli ascolti attesi, il brano vincitore del Festival di Sanremo, come detto, resta senza dubbio il caso europeo del momento. Anche in questo caso – legittimi scongiuri a parte- i numeri sono dalla sua: oltre 36 milioni di stream complessivi e primo posto assoluto tra tutte le canzoni in gara nell’edizione 2026 dell’ESC. Un dominio netto, costruito senza effetti speciali e con la formula semplice e antica che unisce la melodia italiana all’emozione fino a farle diventare linguaggio universale. Ed è proprio questo il tratto che distingue Sal Da Vinci. Lui lo ribadisce con chiarezza. «La musica non è competizione, in gara ci sono canzoni molto belle, molto forti ma fra i concorrenti non temo nessuno e qui c’è un clima familiare. Vedo un’Europa unita dal punto di vista musicale». Una linea precisa, confermata quando gli viene chiesto della polemica sulla presenza di Israele: «È una questione politica, la musica non c’entra nulla. Io rispetto le proteste ma ho sempre visto la musica come un bagno di pace che porta unione e non disunione». Parole che segnano una differenza rispetto al clima che circonda questa 70esima edizione della manifestazione. Perché se da una parte c’è il successo musicale, dall’altra c’è il rischio concreto che il palco di Vienna venga travolto dalle tensioni internazionali. A partire dalle rumorose assenza di Spagna, Islanda, Irlanda e Paesi Bassi. La Rai, pur confermando la partecipazione italiana, ha scelto di aprire un dibattito sulla possibilità di ospitare un artista palestinese durante gli interval acts, gli spazi fuori gara dello show su proposta del consigliere Roberto Natale. Una posizione condivisa anche dal direttore Intrattenimento Prime Time Williams Di Liberatore, che ha parlato di “moral suasion” nei confronti dell’emittente austriaca Orf affinché venga invitato un artista palestinese “per partecipazione e inclusione”. I conduttori italiani, Elettra Lamborghini e Gabriele Corsi, ambassador Unicef, hanno volutamente mantenuto una posizione terza: «Il nostro ruolo è raccontare quello che accade all’Eurovision, non le nostre visioni personali della vita», ha detto Corsi, ancora più netto quando ha aggiunto: «Non stiamo parlando di Nazioni Unite, ma di un concorso canoro». Al centro della scena, già nella capitale austriaca per le impegnative prove dello show, resta comunque Sal Da Vinci, «un operaio della musica, un venditore ambulante di sentimenti», come si autodefinisce rispondendo ai giornalisti. E forse è proprio questa sua autenticità ad aver conquistato il mondo. Nessuna traduzione in inglese, nessuna rincorsa ai trend internazionali: «Potevo cambiare delle frasi in inglese, il regolamento lo consentiva, ma non ho voluto assolutamente». Una scelta identitaria che, almeno finora, sembra aver pagato più di qualsiasi strategia.
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