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Salvini, è accerchiamento giudiziario: dopo il Ponte indagine anche sui Giochi
Oggi 12-06-26, 08:13
Uno, due. Prima l’inchiesta sul Ponte, 24 ore dopo l’indagine sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Non è difficile capire quale è il punto in comune: il ministero dei Trasporti guidato da Matteo Salvini. E sarà come sempre un caso, ma suona tanto da operazione accerchiamento nei confronti del leader leghista. Accerchiamento giudiziario visto che ieri è stata iscritta nel registro degli indagati Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della struttura tecnica di missione del ministero dei Trasporti nonché braccio destro del vicepremier al Mit. «Persona molto perbene e capace, stimata da tutti», raccontano dal dicastero. «Ne uscirà pulita». Salvini ha subito difeso una collaboratrice così «laboriosa», sa quanto il fango può fare male. Veronese di nascita, Pellegrini ha compiuto il proprio percorso nella pubblica amministrazione in Veneto; nel 2017 il governatore Luca Zaia l’ha voluta in Regione direttrice del progetto per accelerare il compimento della Superstrada Pedemontana. Poi il passaggio a Roma, al ministero. Ieri gli investigatori le hanno sequestrato telefonino e computer e il suo nome si aggiunge a quelli già finiti nel fascicolo della procura di Belluno: Massimo Fabio Saldini, amministratore delegato di Simico e commissario straordinario per le opere olimpiche, Valeria Cepi e l’ad di Graffer, Angelo Redaelli. Il primo atto pubblico dell’inchiesta condotta dal procuratore capo Massimo De Bortoli risale a fine maggio e riguarda l’assegnazione dei lavori per costruire la cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina D’Ampezzo, una delle infrastrutture strategiche delle Olimpiadi invernali, che sono state un successo riconosciuto anche all’estero per il nostro Paese, un trionfo in termini di impatto economico e di immagine, nonostante qualcuno abbia cercato fin dall’inizio di boicottarle. I Giochi si sono conclusi da mesi, ma non le indagini su opere e impianti mai portati a termine perché mancavano i collaudi. Così, ieri è arrivato il siluro diretto ai vertici di Porta Pia, considerato che Pellegrini rappresenta un punto di riferimento per il ministro sul dossier infrastrutture. Quali sono le accuse? Turbata libertà di gara d’appalto. Poco in confronto alla corruzione e alla rivelazione del segreto di cui dovranno rispondere i tre indagati dalla procura di Roma per il Ponte sullo Stretto. Uno dei quali, non perde occasione di ricordare l’opposizione, era «l’uomo di Salvini in Calabria». E poco importa se era pure conoscente del deputato Furgiuele nel frattempo arruolato nelle truppe del generale Vannacci. Siamo ancora nella fase preliminare e già questo basterebbe per silenziare il coro di chi pretende che si debba fermare il progetto del Ponte «perché perfino i giudici dicono che è uno spreco di denaro pubblico». L’opera, è vero, costa 14 miliardi, ma bloccarla comporterebbe di sicuro una spesa maggiore perché, fatti due calcoli, vale 23 miliardi di euro di Pile assicurerebbe oltre 120mila posti di lavoro. In sintesi: ci sono molti più benefici dalla realizzazione del Ponte che dalla cancellazione del progetto. Eppure sinistra, grillini e ambientalisti continuano a tifare per lo stop ai cantieri del Ponte e, quindi, a benedire ogni inchiesta che lo riguarda. Anche perché significa avere un motivo in più per attaccare il capo del Carroccio, il quale ha deciso di provare a concretizzare un sogno ereditato da Silvio Berlusconi. Contro il Ponte anche ieri si sono scagliati dem e alleati di Avs, quasi felici se a distanza di 3 anni e 3 mesi dall’approvazione dei primi atti dell’esecutivo di centrodestra per una delle opere infrastrutturali più importanti d’Italia, la situazione stenta a decollare. Tra decreti, stop-and-go politici e amministrativi, bocciature e dubbi costanti il monumentale collegamento tra Calabria e Sicilia sembra non riuscire a vedere la luce del sole e di certo un’inchiesta per corruzione avviata dalla procura capitolina non aiuta. Matteo però ci crede, i lavori devono andare avanti e non saranno tre singoli pizzicati a scambiarsi informazioni a decretare la pietra tombale su un’opera destinata a cambiare la viabilità nel Sud. Il leader della Lega, che ha già dovuto subire un processo per la vicenda Open Arms avvenuta ai tempi del governo gialloverde quando era ministro dell’Interno, non attacca le toghe, ma ieri sera parlando alla kermesse dei giovani del partito a Roma si è sfogato: «Invece dei ringraziamenti per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 si finisce indagati perché in Italia fare impresa, costruire opere pubbliche, spesso significa trovarsi sotto inchiesta». Salvini ha spiegato che «il Villaggio Olimpico costruito per Milano-Cortina dal primo settembre sarà lo Studentato più grande d’Italia e parliamo di letti di legno made in Italy, non letti in carta come in Francia». Ha quindi aggiunto che di questi posti letto per fuori sede «una quota di 500 sarà affittata a 450 euro al mese, una cifra con cui oggi, a Roma o Milano, affitti una brandina in un seminterrato». Nonostante l’accerchiamento i progetti di Salvini proseguono.
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