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Se la sinistra attacca Salvini per nascondere il fallimento della sua idea di accoglienza
Oggi 18-05-26, 08:38
Il facciatollismo della sinistra italiana è stato smascherato tra il pomeriggio di sabato 16 maggio 2026 e la giornata di ieri. Una manciata di ore che rischiano di diventare l’emblema della- poca- credibilità dell’opposizione. Che con una disinvoltura davvero invidiabile gli esponenti dell’opposizione si sono messi ad accusare il leader della Lega Matteo Salvini di fare quello che loro stessi avevano fatto fino a poco prima: sfruttare politicamente un fatto di cronaca. Breve riassunto. Sabato una bimba è morta dopo aver affrontato con la madre un viaggio della speranza. Un fatto atroce che la sinistra non ha esitato a cavalcare con la solita ridda di insulti al governo: «Giorgia mamma e cristiana non ha nulla da dire?» si chiedeva, su tutti, il dem Matteo Orfini. Poi arriva la notizia di Modena e le parole di Matteo Salvini sui permessi di soggiorno rilasciati con troppa facilità. E alla sinistra non è parso vero poter “cavalcare” la cronaca per attaccare l’avversario. Ma a colpire sono le argomentazioni usate. Così il leader della Lega diventa uno «sciacallo per mascherare il calo di consensi», spiega Davide Faraone (Iv); per Filiberto Zaratti (Avs) «Salvini dice stupidaggini»; i radicali sentenziano: «Salvini usa il sangue per fare propaganda»; per Angelo Bonelli (Avs), «per Salvini il dolore è un bancomat elettorale» e il senatore Pd Walter Verini definisce il leader della lega: «Avvoltoio del dolore». In molti poi hanno accusato Salvini di «non leggere le notizie» perché «l’uomo alla guida dell’auto era un italiano» e insomma, «mica gli puoi togliere il permesso di soggiorno... non ce l’ha». Tra questi Carlo Calenda e alcuni esponenti di centrodestra. Peccato che i primi a non leggere quello che Salvini ha detto sono stati proprio loro. Sì, perché nel ragionamento fatto dal leghista c’è una questione ben più profonda del semplice fatto di cronaca. Da un lato il ruolo delle seconde generazioni che, anche nel caso di Modena, va tenuto in considerazione, per non finire come nelle banlieue francesi o nei quartieri alla Molenbeek, in Belgio, dove proprio le seconde generazioni hanno creato un mondo dove l’unica integrazione possibile è quella di piegarsi ai loro usi e costumi. Come testimoniano le notizie di cronache su baby gang e maranza vari, che null’altro sono se non seconde generazioni che rifiutano di integrarsi con la nostra cultura, con i nostri usi e costumi. Una situazione che Salvini legge così: «Ci sono cinque milioni di donne e uomini stranieri regolarmente presenti in Italia che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono grandi lavoratori e lavoratrici, sono nostri fratelli e nostre sorelle» e che «sono i primi a chiederci regole più severe». Questi «sono i benvenuti». Poi, però, ci sono «le seconde generazioni che rifiutano la lingua, la cultura, la tradizione e soprattutto la legge del nostro Paese non sono un’opportunità, ma un problema». Per questo «prevenire, prevedere, capire e accompagnare una soluzione è assolutamente fondamentale». Diverso è il discorso della concessione/revoca della cittadinanza e del permesso di soggiorno, che nulla a che fare con Modena, ma che da lì trae linfa mediatica per essere rilanciato: «È già in discussione alla Camera una proposta di legge per la revoca della cittadinanza agli stranieri che commettono gravi reati». Questo perché «la cittadinanza per noi della Lega non può essere a vita. Sia il permesso di soggiorno, sia la cittadinanza sono un atto di fiducia del popolo italiano che dà rispetto e chiede rispetto. Non è un contratto a vita. Se commetti un reato grave, un Paese serio ti espelle immediatamente, è legittima difesa». Nei giorni scorsi la Lega aveva presentato un pacchetto di norme - alcune già in discussione in Parlamento- per rendere più stringenti i criteri per l’ottenimento della cittadinanza e rilanciare il cosiddetto “permesso di soggiorno a punti”. Un po’ come la patente. Se delinqui più di una volta resti senza punti e il permesso di viene ritirato, con annessa espulsione immediata. Dove sta lo «sciacallaggio» in tutto questo? Dove sta il «bancomat elettorale del sangue»? L’attentatore di Modena, è vero, è un italiano, nato e cresciuto qui ed è chiaro che non gli si può togliere né la cittadinanza né il permesso di soggiorno che non ha. Ma italiani sono anche i ragazzi di seconda generazione che non si fermano ai blocchi della polizia, che spacciano, che rapinano, che aggrediscono a sangue persone prese a caso, col solo torto di passare per quella strada nel momento sbagliato. Le seconde generazioni sono ormai un problema che affligge tanto le grandi città quanto quelle medio piccole e che va affrontato con misure serie. Coi fatti e non con le parole come troppo spesso fa la sinistra. Ed è un problema che non riguarda solo l’Italia, ma l’intera Europa. Non a caso ieri il Carroccio ha annunciato con una nota che «La Lega e il gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo chiederanno di discutere i fatti di Modena in aula a Strasburgo». Già oggi «gli europarlamentari leghisti domanderanno alla presidente Metsola di aggiungere ai temi della plenaria di Strasburgo il dibattito sugli “Attacchi terroristici di Modena”». E la discussione sulla «necessità urgente degli Stati Membri di intensificare le misure contro l’islamismo domestico e di rendere più stringenti i criteri di rilascio delle cittadinanze».
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