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Estero Europa
Se torna Londra non è scontato sia un eurogol
01-10-2026, 09:40
A Bruxelles ieri qualcuno ha brindato quando Andy Burnham ha detto che la Brexit «ha fatto più danni che benefici» e che, dopo le prossime elezioni, ogni opzione è aperta, compreso il rientro pieno nell’Unione. Gli europeisti però farebbero bene a trattenere l’entusiasmo. L’Unione che Londra ritroverebbe è più compatta di quella lasciata nel 2020. Il Covid, gestito da Bruxelles meno peggio di quanto fatto dai singoli Stati, e soprattutto Next Generation EU, circa 750 miliardi finanziati con debito comune, hanno dimostrato che l’Unione ha un peso. Quel debito è nato anche grazie a un posto vuoto: nel luglio 2020 i frugali trattarono senza il Regno Unito. Poi c’è la metamorfosi delle destre. La Brexit ha fatto da vaccino: Le Pen ha archiviato l’uscita dall’euro, i Democratici svedesi la Swexit, Wilders la Nexit. E al governo molti sovranisti hanno scoperto l'utilità di Bruxelles. Meloni, attesa come una premier da scontro permanente, si è rivelata atlantista e collaborativa. Orbán non c’è, è andato via. Il Regno Unito, invece, è sempre stato dentro con un piede fuori: il rebate di Thatcher, gli opt-out su euro e Protocollo sociale a Maastricht, niente Schengen, il veto di Cameron sul Fiscal Compact. Anche la Danimarca colleziona eccezioni, ma Copenaghen non pesa come Londra e nel 2022 ha perfino rinunciato a quella sulla difesa. Né va dimenticato che l’europeismo laburista è recente. Gaitskell nel 1962 evocava la fine di mille anni di storia, nel 1975 mezzo partito fece campagna per uscire, il manifesto del 1983 prometteva l’addio. La conversione arrivò con Kinnock e Delors, in funzione antithatcheriana: un europeismo strumentale, sempre revocabile, come s’è visto con Corbyn. E Starmer ha trattato con Bruxelles ma non ha mai fatto il grande passo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48678913]] Con chi farebbe squadra Londra, una volta rientrata? I soliti sospetti: Roma su migranti e flessibilità per la difesa (e comunque per tenere sotto controllo l’asse franco-tedesco), Varsavia, che spende oltre il 4% del Pil in armi, su sicurezza e atlantismo. E poi i frugali sul bilancio Ue (almeno finchè non si parla della difesa). Il pericolo vero non è un’alleanza organizzata per rallentare l’unificazione ma la “copertura”: ogni governo tentato di dire no saprebbe di avere di nuovo un grande Paese pronto a dare manforte. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48470110]] Un Regno Unito più vicino però converrebbe a tutti. Meglio quindi un rientro senza se e senza ma oppure un’associazione al cerchio esterno del mercato e della sicurezza, in stile norvegese? Al vertice di fine anno con l’Ue, si tratterà di questo; la domanda però non sarà solo se Londra vuole tornare, ma che cosa l’Europa ha da guadagnare nel riaccoglierla. Forse meno di quanto si pensi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48279067]]
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