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SERGIO MATTARELLA AGLI OTTANT'ANNI DI CIDA. CUZZILLA: «LA COMPETENZA È UNA RESPONSABILITÀ VERSO IL FUTURO DEL PAESE»
13-10-2026, 18:12
Il presidente di CIDA, Stefano Cuzzilla, ha aperto all’Auditorium della Conciliazione di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica, le celebrazioni per gli ottant’anni della Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità. Un anniversario che segna un nuovo impegno per il futuro, simboleggiato dalla consegna al Capo dello Stato della Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità, condivisa dalle dieci Federazioni CIDA. La Carta si fonda su cinque principi: libertà, centralità della persona, merito, fiducia e responsabilità nel guidare il futuro. «Non è un documento per ricordare ciò che siamo stati, ma una parola data al Paese su ciò che vogliamo essere», ha affermato Cuzzilla, sottolineando che «dirigere significa non sottrarsi e rispondere del futuro che contribuiamo a costruire». L’impegno della Confederazione si concentra sulle principali sfide nazionali: tutela del ceto medio, opportunità per i giovani, valorizzazione delle competenze femminili e crescita del sistema produttivo. CIDA chiede una fiscalità più equa, capace di sostenere chi lavora e produce reddito. «Il declino del ceto medio comincia quando una famiglia smette di credere che i propri figli potranno vivere meglio dei propri genitori». Anche i giovani chiedono opportunità concrete: otto su dieci aspirano a crescere professionalmente, mentre il 90% ritiene che il merito non sia adeguatamente riconosciuto. «I giovani non ci chiedono di abbassare l’asticella. Ci chiedono di poterla raggiungere». La fiducia rappresenta un elemento essenziale per la cooperazione tra cittadini, istituzioni e imprese. Parallelamente, innovazione e produttività richiedono investimenti nelle persone: «La tecnologia è sicuramente l’innesco, ma la differenza la fanno le persone».Cuzzilla conclude richiamando la responsabilità della classe dirigente nel «creare le condizioni perché il cambiamento diventi un'opportunità e non una frattura».
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