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Cultura e Spettacolo
Sorelle di dolore. E anche di speranza
Oggi 01-08-26, 12:49
Il fratello di Roseline è stato ucciso mentre celebrava sull’altare, sgozzato, come vittima sacrificale. Il suo sangue è scorso sulla talare e sui paramenti, i pochi presenti pietrificati dall’orrore. Il figlio di Nassera è quello che ha compiuto il massacro e lei, la madre, ha provato lo stesso orrore dei testimoni, il colpo che ha ferito lei stessa, che le ha cambiato la vita. Due storie che in fondo sono una sola, da una ferita che non si rimargina e che continua a porre la domanda: perché? Due donne che hanno un legame di sangue, quello sparso da padre Jacques Hamel l colpito da un giovane accecato dall’idea di rendere omaggio di quel sangue. Sono diventate Sorelle di dolore, come racconta il libro scritto insieme e con il giornalista Samuel Lieven (Ares e Lev edizioni, 200 pagine, 18 euro) con la prefazione firmata dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme. NON DOVEVANO INCONTRARSI «Questa è la storia di due donne che non avrebbero mai dovuto incontrarsi», scrive il cardinale. E in effetti sono state quasi per intero esistenze molto distanti. Fino a quel 26 luglio 2016, quando Adel Kermiche, insieme ad un compagno, entra nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray e mentre il sacerdote celebra la messa. Salgono verso l’altare e in una sequenza rapidissima Adel si avventa su di lui e gli taglia la gola. L’altro minaccia i pochi presenti, alcune suore e qualche fedele. La polizia attacca a sua volta e gli attentatori muoiono entrambi. Su tutto si abbatte un vortice, il mondo è sconvolto. La gente accorre per portare il sostegno alla famiglia, papa Francesco invia un messaggio di grande partecipazione. E intanto Roseline ha perso il fratello, padre Jacques. Ma un’altra donna rimane segnata per sempre: la madre di Adel che ha perso il figlio, in un altro modo, ma sempre terribile. La prospettiva è la solitudine, la rabbia, poi il silenzio, il dolore che non passa mai. Invece, contro ogni previsione, tra loro nasce un legame, molto tenue, all’inizio, carico di angoscia e di timori. Non si cancella ciò che è successo, non è possibile, però entrambe non vogliono macerarsi nella pena e a ostinarsi a vedere nell’altra solo l’ombra del male che deve patire. Attualmente è in corso la causa di beatificazione di padre Hamel. «È un martire! E i martiri sono beati». Così Francesco si pronuncia sulla figura del sacerdote, a poche settimane dall’agguato sanguinoso. Il 2 ottobre 2016 arriva il via libera all’apertura della causa di beatificazione. Ad annunciarlo è il vescovo di Rouen Dominique Lebrun, nel giorno in cui ha solennemente riaperto la chiesa – con un rito di riparazione dopo il grave delitto. Un via libera che giunge sia dalla Congregazione per la cause dei santi sia dallo stesso Pontefice, che ha permesso di derogare alla regola canonica che impone un tempo di almeno cinque anni prima di aprire l’iter verso la gloria degli altari. Un iter che nei tempi recenti è stato riservato per esempio a san Giovanni Paolo II e a santa Madre Teresa. Poi giunge un tempo più assorto e le domande tornano a farsi insistenti, a scavare sempre più a fondo nell’anima. Roseline prova a immaginare come si sentirebbe nei panni della mamma dell’assassino, Nassera sente di dover fare un passo decisivo, di chiedere perdono al posto del figlio e di conoscere “l’altra”. Il primo incontro è difficile, colmo di silenzi ma anche di compassione. Non sarà l’ultimo. Dopo essersi conosciute e avvicinate, ecco l’altro passo: portare in incontri pubblici, soprattutto nelle scuole, in mezzo agli adolescenti, la testimonianza di come si possa coltivare il dialogo anche in tragedie così grandi. Il libro, dunque, non vuole tanto ricostruire il martirio di padre Jacques Hamel né la radicalizzazione di Adel, pur essendone il centro dolorosamente pulsante, ma piuttosto ciò che è potuto accadere dopo, la testimonianza, come sottolinea ancora il patriarca di Gerusalemme, «l’umanità che resiste sotto le macerie, la possibilità di riconoscere nell’altro non solo una colpa o una perdita, ma una sofferenza che chiede di essere vista. Roseline e Nassera diventano così, nel tempo, sorelle di dolore: non perché condividano la stessa storia, ma perché scelgono di non attraversarla da sole». Sarà proprio il dialogo tra Roseline Hamel e Nassera Kermiche quest’anno ad aprire il Meeting di Rimini (21-26 agosto). Da quell’incontro è nato un progetto condiviso: portare in incontri pubblici, soprattutto nelle scuole, in mezzo agli adolescenti, la testimonianza di come si possa perseguire la strada del confronto, sia pur dovendo convivere con tragedie tanto grandi. LA PASSIONE Padre Jacques per i familiari era un uomo molto semplice, pacato; si mostrava esigente solo per quanto riguardava il suo sacerdozio. Solo dopo la sua scomparsa è emerso il suo lato più luminoso e di profonda spiritualità, di santità. Roseline, in un’intervista rilasciata ad Aleteia.org qualche anno fa, ha raccontato che un giorno, quando padre Hamal si trovava da lei per qualche giorno di vacanza, hanno visto insieme il film di Mel Gibson The Passion: «Mano a mano che il film andava avanti Jacques diventava sempre più pallido, come se soffrisse con Cristo. (... ) ogni volta che Cristo riceveva un colpo avevo l’impressione che lui lo sentisse nella sua carne. E così pure i suoi ultimi dieci anni: quando assistevo alla sua messa e lo guardavo celebrare l’eucaristia ero impressionata – era impregnato della passione di Cristo».
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