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Sul Covid la sinistra si aggrappa al documento-patacca di Conte
Oggi 09-08-26, 09:44
Dalla famosa “giustizia a orologeria” siamo arrivati alle “indagini a chiamata”. È quanto verrebbe da pensare leggendo l’ultimo comunicato del senatore del Partito democratico Francesco Boccia contro il governo. Gli strascichi dell’audizione di Giuseppe Conte in commissione Covid sono evidenti. Specie dopo che l’ex premier ha provato a rovesciare il tavolo, presentando un documento che secondo lui dimostrerebbe come la scelta di interrompere il contratto con l’azienda Jc Electronics per la fornitura delle mascherine fu corretta. E, di conseguenza, risulterebbe avventata la decisione dell’esecutivo di Giorgia Meloni di chiudere il contenzioso legale con una transazione da 100 milioni con la Jc Electronics dopo che la sentenza 17025/2024 della XVI sezione civile del Tribunale di Roma aveva condannato l’Italia a pagare un risarcimento da oltre 200 milioni. Per provare a smentire i pronunciamenti che hanno già dato torto all’Italia, il leader M5S ha consegnato l’atto alla Procura. «Gli accertamenti avviati dalla Procura di Roma dopo l’esposto presentato dal Presidente Conte confermano quanto sia necessario fare piena luce sulla vicenda JC Electronics e sulla transazione da oltre 100 milioni di euro. Senza anticipare giudizi che spettano esclusivamente alla magistratura, è evidente che gli interrogativi che abbiamo posto nei mesi scorsi erano tutt’altro che pretestuosi», ha scritto il senatore dem che siede in commissione Covid. Ma come? Sono già partiti gli accertamenti? E Boccia come fa a saperlo? Interrogativi che sono sorti anche in chi siede in commissione a pochi banchi da lui. «Non possono che destare forte perplessità le affermazioni del senatore del Pd, Francesco Boccia, il quale in una nota stampa afferma che sono partiti accertamenti da parte della Procura di Roma dopo l’esposto presentato da Giuseppe Conte sulla questione JC», ha scritto la senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda. Il problema appare evidente: «Tralasciando il merito della vicenda ha spiegato l’esponente meloniana -, è evidente che questa affermazione solleva una serie di questioni su cui è necessario avere chiarezza. Escludendo che la Procura di Roma agisca “on demand” o su richiesta esplicita di una forza politica, com’è possibile che dopo pochi giorni dall’esposto presentato, Boccia affermi che la Procura avrebbe già attivato degli accertamenti». Come evidenzia Zedda, «abbiamo memoria di decine di esposti presentati e rimasti fermi proprio alla Procura di Roma e di cui non si è saputo più nulla». Considerazioni che inducono il gruppo di Fratelli d’Italia a chiedere trasparenza su queste affermazioni: «Serve chiarezza su quella che, diversamente, si tradurrebbe come una strumentalizzazione impropria della magistratura». Sebbene, come ha avuto modo di appurare Libero, quel documento - che Conte ha riferito essergli pervenuto in forma anonima sia formato da relazione già vagliate dalla magistratura, per Boccia «c’è una transazione da oltre 100 milioni di euro di denaro pubblico sulla quale sono emersi interrogativi sempre più seri». Per questo il braccio sinistro di Elly Schlein insiste nel chiedere al ministro della Salute di trasmettere «l’accordo, il parere dell’Avvocatura dello Stato, gli atti dell’appello e della sospensiva, la documentazione istruttoria, la corrispondenza intercorsa tra le parti, gli atti relativi alla copertura finanziaria e al pagamento» nei confronti della JC Electronics. Nel mirino il rimpallo di competenze tra Ministero e commissione Covid dopo l’interrogazione presentata dall’opposizione: «Chiediamo al Ministro Schillaci - è la chiosa di Boccia - di dare seguito alla disponibilità che ha manifestato e di mettere a disposizione del Parlamento tutti gli atti di competenza del Ministero della Salute che possono essere trasmessi. E chiediamo alla Presidenza del Consiglio di fare altrettanto». Dopo il comizio di Conte in commissione, la sinistra si aggrappa al papello fantasma...
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