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Trump contro Meloni, un attacco a freddo: il vero "molestatore" è lui
Oggi 07-07-26, 08:29
È stato un attacco a freddo, studiato fin da quando Giorgia Meloni lo aveva accusato di mentire, dichiarandosi allibita per i modi poco civili e umilianti del presidente Usa nei confronti dei propri alleati, e lo aveva ammonito di ficcarsi nel ciuffo biondo che «né l’Italia né io imploriamo mai». «Per lei serve un divieto d’avvicinamento», ha postato in rete Donald Trump, pubblicando un’immagine del loro ultimo incontro nella quale la premier lo guarda sorridente, dal basso in alto, con gli occhi spalancati. Non colpire la palla ma la persona, questa la dottrina dell’inquilino della Casa Bianca, negli affari come in politica. La mossa del tycoon ha una duplice valenza: vuole mettere in difficoltà la presidente del Consiglio, che lo incontrerà domani al vertice Nato di Ankara, in Turchia, e vuole vendicarsi. Meloni infatti, di tutti i leader occidentali che The Donald ha svillaneggiato pubblicamente, è stata la sola a registrare in tempo reale un video in cui gli ha risposto per le rime. Un maschilista come il presidente americano lo ha vissuto come un atto di lesa maestà, un’onta da lavare, se non nel sangue, quantomeno nella fogna dei social. E così ha fatto, perché il suo mondo Maga non gli avrebbe mai perdonato una mancata replica. Soprassedere sarebbe stato considerato dai suoi fan un atto di debolezza, ancora più inscusabile perché l’interlocutore è una donna, che per di più si era presentata con la cravatta, come a dire «sono come te e trattami da pari». PROVVEDIMENTO In attesa di vedere come andrà l’incontro di domani, se Trump passerà al tentativo di bullizzare in presenza la nostra premier e se lei sarà capace di ignorarlo come merita, già si può ironizzare sull’argomento scelto dal capo degli States per mettere in imbarazzo Meloni. Il divieto d’avvicinamento è un provvedimento giudiziario che si prende contro i molestatori, non nei riguardi delle vittime. Si utilizza come misura per porre fine a maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, violenze sessuali e domestiche; in altre parole, per combattere quei comportamenti che il presidente americano tiene abitualmente con i leader dei Paesi da sempre amici degli Usa. Atteggiamenti sgradevoli, anche oltre il limite del lecito, che il presidente americano usa tanto nel privato quanto nel pubblico. Saranno almeno una ventina, negli States, le donne che hanno accusato Trump di averle molestate. Vicende che non hanno avuto nessun esito penale, è doveroso ricordarlo. Nel caso però di Jean Carrol, giornalista di Elle che ha sostenuto di essere stata abusata sessualmente dal futuro presidente Usa, la vicenda è finita con una condanna del suddetto a un risarcimento di cinque milioni di dollari nei confronti della donna, con una seconda sentenza che ha disposto un ulteriore indennizzo di 83 milioni per dichiarazioni diffamatorie. QUANTI CASI Perbacco, noi di Libero non possiamo certo essere tacciati di moralismo, però ci permettiamo di ricordare a mister President che, in fatto di approcci sgradevoli subiti, lui non è il miglior testimonial del pianeta. Lo sa bene sua moglie, Melania, che alla cerimonia d’insediamento del secondo mandato alla Casa Bianca si presentò con un cappello dalla circonferenza simile a quella degli anelli di Saturno pur di schivare le effusioni moleste del consorte. Forse temeva che, preso dall’entusiasmo, The Donald desse attuazione al suo metodo seduttivo, già teorizzato pubblicamente nel noto “Access Hollywood Tape” dove, non ancora presidente, spiegò che, essendo famoso, poteva permettersi con le donne comportamenti sessualmente molto aggressivi come «prenderle per i genitali» per intimidirle e sottometterle. In questa fase il capo degli Usa ha nel mirino soprattutto Meloni, per il suo rifiuto di concedere le basi aeree di Sigonella per il bombardamento dell’Iran e perché non vuole consegnargli i dragamine italiani per bonificare lo stretto di Hormuz, pretendendo una procedura internazionale con l’avallo dell’Onu. Trump colpisce una delle leadership più stabili e fino a poco tempo fa vicine agli States nella speranza di intimidire tutti i vertici europei in vista del vertice di Ankara, strategico per il destino dell’Ucraina e le spese per sostenere la Nato. È il suo schema con chi non è com piacente. AFFONDO GRATUITO Recentemente su Libero abbiamo titolato che Donald sarebbe “un coglione”; di certo sa bene come rompere i coglioni. Accuse spesso gratuite, da vero molestatore preoccupato unicamente di affermare il proprio potere. A turno ne hanno fatto le spese tutti i leader occidentali, in particolare le donne, come Angela Merkel, accusata di “aver distrutto la Germania” e Theresa May, ripetutamente rimproverata per la sua “debolezza”. Bersagli preferiti sono però il francese Emmanuel Macron, che “sbaglia sempre” e il tedesco Friedrich Merz, che “non sa di cosa parla”. La strategia di tutti, non potendo recapitargli un ordine di allontanamento, visto che guida gli Stati Uniti, è stata di allontanarsi spontaneamente un passo alla volta. Oppure di lasciarlo parlare e continuare a ottenere i vantaggi della vicinanza con l’America. Il caso scuola è quello di Volodymyr Zelenski, oltraggiato e minacciato alla Casa Bianca, dove fu accusato di bluffare senza avere carte vincenti in mano, di avere una dubbia legittimazione democratica perché non eletto e di aver già perso la guerra. È passato più di un anno e gli Usa continuano a vendere armi all’Ucraina, direttamente e attraverso l’Europa, e a fornire a Kiev appoggio informatico, condivisione di intelligence, addestramento e supporto logistico; oltre alla copertura satellitare garantita da Space X.
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