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Urbano Cairo contro Giletti in tribunale: "Perché chiusi Non è l'Arena"
Oggi 11-06-26, 09:06
Urbano Cairo contro Massimo Giletti. Chiamato come testimone al processo di Firenze a Salvatore Baiardo, l'imprenditore e patron di La7, chiarisce i motivi della chiusura di Non è l'Arena. "Era il programma più costoso de La 7. Era in forte calo e non piaceva ai pubblicitari. Chiudendo" la trasmissione "ad aprile 2023 non mandammo in onda le ultime puntate e risparmiammo 1,4 milioni di euro. A volte devi tirare una linea e quello era il momento". Durante il processo contro l'ex gelataio di Omegna (Novara) accusato di favoreggiamento personale con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa e calunnia continuata e aggravata ai danni del conduttore e giornalista tv MassimoGiletti, Cairo smentisce qualsiasi ricostruzione su possibilipressioni politiche per lo stop alla trasmissione condotta proprio da Giletti. Quando era ospite Baiardo"gli ascolti ebbero un sussulto fino all'8%, ma a marzo 2023 era già tornato al 5,2%. A marzo lo share era tornato a poco piu del 5% e la raccolta pubblicitaria si era dimezzata". Inoltre, il contratto diGilettiera in scadenza. "Proponemmo all'allora agente Mazzi - ricorda l'imprenditore - un rinnovo biennale con un contenimento dei costi, ma rispose che non era possibile. Il nostro obiettivo era dimezzare le perdite e riportare i numeri a quelli del primo anno. La trattativa non ci fu perché l'agente eGilettinon volevano modificare il contratto". "Dopo la chiusura del programma - sottolinea poi - il conduttore intentò una causa di lavoro che fu poi rigettata dal tribunale". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48069335]] Durante l'udienza i pm hanno chiesto aCairose i fratelli Silvio e Paolo Berlusconi avessero fatto pressioni in considerazione delle rivelazioni di Baiardo sull'incontro avuto tempo prima con il fratello del cavaliere nella sede del Giornale. "Silvio Berlusconinon mi ha mai chiesto nulla. Paolo Berlusconi dopo la trasmissione in cui Baiardo aveva parlato di lui mi mandò un messaggio in cui era scritto 'Vergogna'. Lo chiamai arrabbiato dicendogli che non si doveva permettere, che non mi dovevo vergognare di nulla", tiene a precisare.Caironell'aula del tribunale fiorentino ribadisce anche che "non ho mai fatto pressione sui miei conduttori: sono sempre stati liberi e autonomi". Quanto alla richiesta di cui ha parlato lo stessoGilettisecondo cuiCairolo avrebbe sollecitato a incontrare il Cav, l'editore conclude: "Ogni annoGilettimi chiedeva di aiutarlo a portare Silvio Berlusconi in trasmissione, ma non avevo mai ottenuto la sua disponibilità. Quel giorno, visti i temi trattati e considerando che gli ascolti del programma sarebbero schizzati, proposi aGilettidi incontrarlo per un'intervista. Il giornalista disse che ci avrebbe pensato ma poi non mi fece sapere più niente".
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