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Addio a Livio Berruti, vinse l'oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Mattarel...
Ieri 09-08-26, 22:36
AGI - Il mondo dello sport piange la scomparsa di Livio Berruti. Campione olimpico ai Giochi di Roma 1960 nei 200 metri, il velocista piemontese è deceduto all'età di 87 anni. "Primo atleta europeo a vincere il titolo olimpico nei 200 metri - sottolinea il Coni - Berruti è stato primatista mondiale della specialità tra il 1960 e il 1963. Studente di chimica all'università di Padova, ad appena 21 anni sorprese il mondo e interruppe la supremazia nordamericana ai Giochi di Roma. Dopo aver uguagliato il record mondiale correndo in 20"5 la semifinale, Berruti si ripetè in finale conquistando uno storico oro a cinque cerchi. In carriera conquistò anche quattro medaglie ai Giochi del Mediterraneo (due ori e altrettanti argenti) e sei podi alle Universiadi, tra cui quattro vittorie, oltre a diversi titoli italiani". Mattarella: "Berruti ha rappresentato lo sport italiano" Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella esprime il suo "sentimento di cordoglio per la morte di Livio Berruti, figura altamente rappresentativa dello sport italiano". Lo afferma il Capo dello Stato, ricordando il vincitore del primo oro olimpico nei 200 metri a Roma nel 1960. Bandiere a mezz'asta al Coni "Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, appreso della triste scomparsa di Berruti, indiscutibile icona del movimento olimpico, ha disposto le bandiere a mezz'asta nella sede del Coni al Foro Italico, dichiarando il lutto per il mondo sportivo ed invitando le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva ad onorarne la memoria con un minuto di silenzio nelle competizioni dei prossimi giorni". Così il Coni in un comunicato stampa. "Ci ha lasciato un'altra icona del nostro mondo sportivo. Nessuno di noi dimenticherà mai la sua vittoria a Roma 1960. Berruti è stato un campione inarrivabile, le cui gesta resteranno nella storia del nostro sport: ha fatto sognare l'Italia e con il suo oro ai Giochi di Roma ci ha reso orgogliosi e fieri della nostra italianità", il ricordo del presidente Buonfiglio. Addio al 'Livio rubacuori' di Roma '60 Un giovane sottile, occhiali scuri e calzini bianchi che corre come un 'Mercurio' e dopo l'arrivo incespica come se la dimensione divina si fosse interrotta dopo venti secondi e cinque decimi, record del mondo dei 200 metri. Incredibile. È questa l'immagine più bella di Livio Berruti, scomparso all'età di 87 anni dopo una breve malattia nella sua Torino lasciando la moglie Silvia. Quel momento indimenticabile è datato 3 settembre 1960, Roma, stadio Olimpico, ancora scoperto. Livio Berruti quel giorno era diventato il primo campione olimpico non nordamericano dei 200 metri in un anno importante caratterizzato dalle proclamazioni di indipendenza di tanti Stati africani ma anche da 'La dolce vita' di Federico Fellini che vinse la Palma d'Oro al Festival internazionale del film di Cannes. Berruti resterà per sempre un simbolo della rinascita dell'Italia. La sua vittoria è una delle immagini del miracolo economico italiano, alla stregua di Domenico Modugno vincitore del Festival di Sanremo nel 1958 con 'Volare'. Da quel giorno memorabile sono trascorsi oltre sei decenni. Quelle di Roma '60 erano state le Olimpiadi che resero celebre Livio ma anche i pugni di Cassius Clay (il futuro mito Muhammad Ali) e Nino Benvenuti, e la corsa a piedi nudi di quel sergente etiope di nome Abebe Bikila. Storia dell'Olimpismo, storia di sport. Roma '60 fu l'Olimpiade di quel 'Livio rubacuori' attratto dalla bellezza di Wilma Rudolph, la velocista che sconfisse la poliomielite e correva con delle speciali protesi. È proprio da quella fantastica 'gazzella nera', trionfatrice all'Olimpico dei 100, 200 e staffetta 4x100, che rese celebre Berruti. Una delle foto più belle, cariche di sentimento di quell'Olimpiade, fu proprio il ritratto di Livio e Wilma mano nella mano nella zona del Foro Italico. Ad ammaliare Livio era stato il sorriso, lo sguardo pieno di gioia di Wilma. Tra i due ci fu subito sintonia anche se ognuno parlava la propria lingua. Gli allenatori americani non permettevano incontri 'privati'. Rudolph è scomparsa nel 1994 a soli 54 anni a seguito di una malattia al cervello. Berruti, che è stato uno degli alfieri della bandiera olimpica alla cerimonia d'apertura dei Giochi invernali di Torino 2006, indicava, però, sempre il momento più bello della carriera ai Mondiali militari nel 1961 a Bruxelles. Dopo aver vinto la gara in quello stadio che 24 anni diventò tristemente noto per la strage dei tifosi della Juventus, l'Heysel, un signore anziano si avvicinò piangente, le prese le mani e le baciò. Il soprannome di Berruti era anche 'poliziotto più veloce del mondo'. Le Fiamme Oro era il 'suo' gruppo sportivo dopo aver militato nel Cus Torino. Conclusa la carriera sportiva aveva lavorato alla Fiat. Livio Berruti era stato al centro anche di due curiosi episodi sportivo-politico-sentimentale. Invitato per una gara a Mosca, sul volo da Milano a Praga, prima di proseguire per la capitale dell'Urss, lo sprinter piemontese intraprese un dialogo con il suo vicino di posto. Si trattava di Francesco Moranino, partigiano comunista che stava fuggendo dall'Italia perché condannato per aver favorito l'uccisione di partigiani non comunisti. Berruti in un secondo viaggio a Mosca incontro' la sua, come ha sempre definito, 'fidanzata russa'. Grazie ad una atleta polacco che fece da interprete, la ragazza salì sul taxi ma il tassista non partì. A quei tempi c'era il divieto per i sovietici di familiarizzare con gli occidentali. La cosa doveva restare 'segreta', non solo alla polizia, ma più tardi tutti gli atleti presenti vennero a conoscenza della 'fidanzata russa' di Livio, quel giovane italiano del Nord dagli occhiali scuri che esaltò l'Italia e anche il mondo.
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