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Economia e Finanza
Contro i dazi Giorgetti apre alla possibilità di sospendere il patto di stabilità
Ieri 05-04-25, 20:53
AGI - Ragionare sull'ipotesi di riattivare la sospensione del Patto di stabilità, come accaduto durante la pandemia di Covid, per sostenere le imprese di fronte ai contraccolpi dei dazi reciproci varati dagli Stati Uniti a partire dal 2 aprile e che coinvolgono anche l'Europa. È l'idea lanciata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che al contempo dal Forum Thea di Cernobbio invita a "non pigiare il bottone del panico". L'analisi del titolare del Mef. "Il problema italiano, rispetto all'approccio di altri Paesi, è che - sottolinea il ministro dell'Economia - noi partiamo da una situazione di bilancio in cui i nostri spazi sono profondamente diversi rispetto a quelli di altri". Per cui, ricorda Giorgetti, se "come già si evocano gli aiuti per i settori e le imprese danneggiate da questa situazione e gli aiuti significa interventi di tipo economico-finanziario a carico del bilancio dello Stato", questo "deve essere consentito dalle regole europee" e "nell'attuale governance economica non c'è soltanto l'articolo 26 ma c'è anche l'articolo 25, che forse andrebbe riletto, e se è tutto vero, trovo che ci sia una logica conseguenza a tutto questo". L'articolo 25 del nuovo Patto di stabilità infatti consente agli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta nel caso di una grave congiuntura negativa, a condizione che la sostenibilita' di bilancio nel medio termine non ne risulti compromessa. Dopo l'introduzione delle nuove tariffe al 20% per l'Ue e al 25% sulle auto importate da parte dell'amministrazione Usa di Donald Trump, seguiti da due giornate di crollo dei listini, con Milano che ha toccato il meno 6%, Giorgetti invita ad un "approccio razionale e pragmatico sapendo ed essendo consapevoli che ciò che ha fatto l'amministrazione Trump è una politica basata su criteri commerciali, ci sono Paesi palesemente guidati da governi comunisti o socialisti trattati meglio rispetto a Paesi in cui la cultura liberale è consolidata", per cui quella della nuova amministrazione Usa "è una politica di puro business". Il titolare dei conti pubblici avverte: "Quello che dobbiamo fare come governo è cercare di mantenere il sangue freddo, valutare esattamente gli impatti, evitare di partire con una politica di controdazi che potrebbe essere semplicemente soltanto dannosa per tutti e soprattutto per noi, questo tipo di razionalità è anche da portare a livello europeo". La nuova politica commerciale degli Usa può influenzare lo scenario delle previsioni macroeconomiche. Mercoledì è atteso in Cdm il nuovo Def, che andra' presentato in Parlamento entro il 10 aprile prima dell'invio a Bruxelles. Martedì 8 aprile intanto la premier Giorgia Meloni incontrerà le rappresentanze imprenditoriali sui dazi. La risoluzione di maggioranza sul Def approvata dalle Commissioni di Camera e Senato ha chiarito che il documento conterrà l'aggiornamento sull'andamento del Psb e le stime tendenziali di crescita per gli anni 2025-2027, con un aggiornamento sul 2028 atteso in autunno. In una congiuntura caratterizzata da elevata incertezza commerciale dovuta ai dazi ed instabilità geopolitica per i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, le proiezioni sulla crescita potrebbero essere improntate alla cautela. Ieri Bankitalia ha stimato che il Pil si espanda a ritmi moderati ma superiori a quelli registrati in media lo scorso anno, grazie soprattutto all'andamento favorevole dei consumi. In media d'anno, il Pil aumenterebbe dello 0,6% nel 2025, dello 0,8% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027". Rispetto allo scenario macroeconomico elaborato a dicembre, le stime di crescita sono state riviste al ribasso (erano rispettivamente +0,8% - +1,1% - +0,9%), "soprattutto per effetto di ipotesi più sfavorevoli sul contesto internazionale, che riflettono l'inasprimento delle politiche commerciali". Confindustria invece ha ipotizzato che il Pil italiano nel 2025 è atteso crescere quasi in linea con quanto osservato nel 2024 del +0,6% con una ipotesi di ripresa a +1% nel 2026. Ma anche che un possibile impatto cumulato negativo sul PIL italiano, del -0,4% nel 2025 e del -0,6% nel 2026.
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Agi
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