s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Cultura e Spettacolo
Cosa hanno in comune alcol, cocaina e social network
Oggi 12-08-26, 15:48
AGI - Cosa hanno in comune la cocaina, il gioco d'azzardo, l'alcol e Instagram? Sembra una domanda bizzarra, eppure una risposta c'è, ed è biologica: tutti agiscono sullo stesso circuito del cervello, quello che gli scienziati chiamano 'sistema della ricompensa' — un meccanismo evolutivo antichissimo, pensato per spingerci verso ciò che ci fa bene, che in certe condizioni si inceppa e si trasforma nel motore di una dipendenza. A spiegarlo in maniera semplice, quasi didattica, è il professor Giovanni Martinotti in 'Cervello e dipendenze. Dalle droghe ai social network: la scienza dell'addiction' (Zanichelli, collana Chiavi di lettura - Pagg. 154, prezzo 13,70 euro). Nel nostro cervello esiste il sistema della ricompensa, un 'circuito del piacere' che regola desiderio, gratificazione e motivazione, indispensabile per orientarci verso ciò che ci fa stare bene e ci aiuta a vivere. Ma questo sistema può alterarsi, fino a trasformare la ricerca del piacere in un bisogno sempre più rigido, ripetitivo e difficile da controllare: l'addiction, termine coniato nel 1919 dal medico inglese Sir William Collins, che ha assunto il significato di "dipendenze comportamentali". Il cervello e le cause della dipendenza Giovanni Martinotti, professore ordinario di Psichiatria all'Università 'G. d'Annunzio' di Chieti e docente in atenei britannici e italiani, è uno dei massimi esperti italiani del settore, autore di oltre 350 articoli scientifici con impact factor e segretario della sezione di Ecologia, Psichiatria e Salute mentale della World Psychiatric Association. Nel suo libro smonta fin dalle prime pagine il pregiudizio più duro a morire sulle dipendenze: che siano dovute a una mancanza di forza di volontà. Entrano infatti in gioco i fattori genetici, la storia personale, l'età, l'ambiente sociale, la disponibilità delle sostanze, le esperienze di vita. Chi è dipendente dall'alcol non è un debole di carattere: è una persona il cui cervello ha subito una modificazione reale, misurabile, documentabile. Questa distinzione non è solo scientifica — è prima di tutto morale, e cambia il modo in cui si guarda al problema e a chi ne soffre. Tolleranza, astinenza e craving Martinotti guida il lettore attraverso i meccanismi fondamentali dell'addiction — tolleranza, astinenza, craving — con una chiarezza che non sacrifica mai la precisione. Il craving, quella brama impellente e quasi fisica che chiunque abbia avuto a che fare con una dipendenza conosce bene, viene spiegato come il risultato di modificazioni neurologiche precise, non come una debolezza morale. La tolleranza — il fatto che con il tempo servano dosi sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto — è la conseguenza di come il cervello si adatta, cercando di ristabilire il proprio equilibrio. L'astinenza, con i suoi sintomi spesso devastanti, è la risposta dell'organismo alla rimozione di una sostanza che aveva imparato a considerare necessaria. Le dipendenze comportamentali e i social network La parte più originale e attuale del libro è quella dedicata alle dipendenze comportamentali: le addiction non riguardano solo le sostanze, ma anche farmaci, alcol, tabacco e, in forme diverse, comportamenti come il gioco d'azzardo o l'uso compulsivo delle tecnologie digitali. Il capitolo sui social network è quello che probabilmente farà più discutere, perché porta sul piano scientifico un dibattito che finora si era svolto quasi esclusivamente su quello culturale. Le piattaforme digitali, spiega Martinotti, sono progettate per sfruttare lo stesso sistema di ricompensa attivato dalle sostanze: le notifiche, i like, lo scroll infinito producono rilasci di dopamina che il cervello impara a cercare compulsivamente. La dipendenza da social è quindi, in misura crescente, un fenomeno neurologico reale. La consapevolezza come primo passo Questo libro - ed è paradossale - da molti verrà letto su uno schermo di un tablet, con notifiche che arrivano ogni tre minuti. Non è un problema: Martinotti non chiede conversioni, chiede consapevolezza. E la consapevolezza comincia sempre dalla stessa domanda scomoda: perché non riesco a smettere? Adesso, almeno, c'è una risposta scientifica. Usarla è un altro discorso.
CONTINUA A LEGGERE
5
0
0
