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Politica
Da Borghi a Picierno, la lenta diaspora riformista all'interno del Pd
Oggi 04-06-26, 15:25
AGI - Ultima venne Picierno. Ma gli addii da parte dei riformisti del Partito Democratico potrebbero non fermarsi. Quello della vicepresidente del Parlamento europeo era uno dei nomi dati in uscita ormai da mesi, assieme a quello di Graziano Delrio, che però assicura di voler rimanere, e di Giorgio Gori. Una 'lenta diaspora' che parte da lontano e precisamente dalla primavera 2023, poco dopo la vittoria di Elly Schlein alle primarie. - ENRICO BORGHI - Il primo a prendere la via d'uscita è stato Enrico Borghi, nome di peso del partito di cui era stato, con Enrico Letta, responsabile per le politiche di Sicurezza. UN addio pesante almeno per due motivi. Il primo: al momento dell'addio, poi, Borghi è già componente del Copasir e questo produce, per i dem, uno squilibrio di forze all'interno del Comitato per la sicurezza della Repubblica, dato che l'altro componente dem è Lorenzo Guerini che, in quanto presidente, è tenuto a un ruolo di arbitro super partes all'interno dell'organismo. Il secondo motivo che rende l'addio di Borghi doloroso per i dem è la storia stessa del parlamentare. Il cursus honorum è quello comune a tanti riformisti dem: ex democristiano, poi con Martinazzoli nel Partito Popolare Italiano, quindi con Rutelli nella Margherita e infine nel Pd del quale collabora a redigere il "Manifesto dei Valori". Diventa nel Pd un punto di riferimento della corrente di Base Riformista. "Il Pd è diventato la casa di una sinistra massimalista, figlia della cancel culture americana che non fa sintesi e non dialoga", il suo messaggio d'addio - ANNAMARIA FURLAN - Altro addio Pensante è stato quello di Annamaria Furlan, senatrice Pd con un passato da leader sindacale nella Cisl, che il 7 marzo 2025 lascia il gruppo al Senato e il partito per migrare verso Italia Viva. I renziani, spiega Furlan nella lettera in cui annuncia l'addio, garantiscono una maggiore comunione di vedute sui temi che sono politicamente "caratterizzanti", primo fra tutti il lavoro. L'addio della ex leader sindacale ha dei connotati più 'drammatici' di quello di Enrico Borghi, arrivando al termine di un lungo braccio di ferro interno al Pd riguardante la legge sulla partecipazione dei lavoratori alla governance delle imprese. Legge che non convince la maggioranza di sinistra del Pd e che, invece, è sostenuta dall'ala liberal e moderata. - ELISABETTA GUALMINI - Diverso il caso dell'eurodeputata Elisabetta Gualmini. Accademica, analista politica, Gualmini approda alla politica con Stefano Bonaccini, in Regione Emilia Romagna, dal 22 dicembre 2014. Nel 2019 l'allora segretario del Pd, Nicola Zingaretti, la candida in Europa in quota Calenda che, con il manifesto "Siamo Europei", corre 'associato' alle liste Pd. L'addio arriva nel febbraio 2026. "Un ritorno a casa", spiega Gualmini annunciando l'adesione ad Azione. E attacca: "Nel Pd è in corso una mutazione genetica". - MARIANNA MADIA - "Amici, provo da un'altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra. Sempre uniti per lo stesso obiettivo: liberare l'Italia da questo pessimo governo. Vi abbraccio tutti", scrive Marianna Madia nella chat dei riformisti il 4 maggio di quest'anno. Se ne parlava da mesi, ma il messaggio ha sortito comunque l'effetto di un boato, specie tra i riformisti. La storia di Madia è quella di una nativa dem: prima al fianco di Enrico Letta in Arel, la fondazione creata da Beniamino Andreatta. Poi, tra 2006 e 2008, a Palazzo Chigi dove entra per la prima volta nella segreteria tecnica di Letta, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nel 2008 varca la soglia di Montecitorio grazie al primo segretario Pd, Walter Veltroni, che la vuole capolista nella circoscrizione Lazio 1. - PINA PICIERNO - Infine la vicepresidente del Parlamento Europeo, molto critica nei confronti della segretaria Elly Schlein, soprattutto rispetto a una linea che ritiene ambigua sull'Ucraina. Per lei "la casa dei riformisti non c'è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni". Cresciuta politicamente nel Partito Popolare Italiano e nell'Irpinia di Ciriaco De Mita, al quale ha piu' volte dichiarato la propria vicinanza politica. Nel 2002 sposa la causa della Margherita, aderendovi assieme al Ppi, a Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini e ai Democratici di Arturo Parisi. Nel 2007 partecipa allo scioglimento della Margherita e alla nascita del Partito Democratico di cui diventa responsabile giovani sotto la segreteria di Walter Veltroni. Come Madia, anche lei entra in Parlamento, alla Camera, nel 2008 correndo da capolista in Campania alle elezioni. "Di dubbi ne ho avuti moltissimi", sottolinea Picierno annunciando l'addio, "mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Pd di Elly Schlein, che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio".
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