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Economia e Finanza
Dazi: come colpiscono l'Italia, le regioni e le filiere più a rischio
Ieri 03-04-25, 19:44
AGI - Le produzioni agroalimentari di qualità, dal vino ai formaggi passando per l'olio e la pasta. Le automobili e i veicoli commerciali. Il mercato della moda. La filiera della lavorazione dei metalli. Sono i settori del Made in Italy che rischiano di essere maggiormente colpiti dai dazi al 20% imposti dagli Stati Uniti sulle merci esportate dall'Europa. Le Regioni più colpite, secondo alcuni studi, potrebbero essere: Sardegna, Molise e Sicilia per via delle filiere di lavorazione dell'energia. Sardegna e Toscana i territori più interessati, secondo un'analisi della Cia-Agricoltori Italiani, a causa dell'alta dipendenza delle esportazioni agroalimentari nel mercato statunitense. In attesa di capire quali saranno le contromisure assunte dalla Ue, o se il governo italiano proverà la strada della negoziazione singola con gli Usa, le stime del possibile impatto sull'economia italiana parlano di un effetto dazi che potrebbe di fatto quasi azzerare la crescita stimata per il 2025. Il Centro studi di Confindustria stima che il Pil italiano nel 2025 è atteso crescere quasi in linea con quanto osservato nel 2024 del +0,6% con una ipotesi di ripresa a +1% nel 2026. Ma anche che un possibile impatto cumulato negativo sul PIL italiano, del -0,4% nel 2025 e del -0,6% nel 2026. Secondo le proiezioni di EY invece il Pil italiano potrebbe crescere dello 0,4% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026 mentre l'impatto complessivo delle politiche protezionistiche potrebbe essere compreso tra -0,5% e -1,0% al 2027. Insomma, l'effetto negativo dei dazi potrebbe mangiarsi buona parte della crescita prevista. I prodotti alimentari soffrono per l'elevata dipendenza dall'export negli Usa. Il costo per le singole filiere sarebbe di quasi 500 milioni di euro solo per il vino, circa 240 milioni per l'olio d'oliva, 170 milioni per la pasta, 120 milioni per i formaggi. I prodotti più 'a rischio'. Il Pecorino Romano (prodotto al 90% in Sardegna) registra un export negli Usa al 57% (quasi 151 milioni di euro) e che viene utilizzato soprattutto per insaporire le patatine in busta. Con eventuali dazi al 25%, il florido settore americano di chips e snack (2,5 miliardi) si troverebbe costretto a rivolgersi ad altri prodotti caseari, magari meno buoni ma dal prezzo più conveniente. Ma non solo per i gusti, ci sarebbe una ripercussione anche per le tasche. La Coldiretti stima che con le tariffe sul cibo made in Italy i consumatori americani dovranno spendere fino a due miliardi di euro in più. In Toscana il 28% dell'export agroalimentare finisce negli Usa. Le filiera dell'olio e del vino sono tra le più esposte: il 42% dell'olio e il 33% dei vini toscani venduti all'estero raggiungono il mercato americano. Anche Lazio, Abruzzo e Campania potrebbero subire contraccolpi viste le grandi quantità di pasta, prodotti da forno e vini acquistati dagli Usa. Il solo comparto di vini, spiriti e aceti italiani, ricorda Federvini, vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti e coinvolge 40mila imprese e più di 450mila lavoratori. Quanto alla moda nel 2024, l'export verso gli Stati Uniti dei comparti calzaturiero, pelletteria, conceria e pellicceria, seppur in lieve flessione rispetto all'anno precedente, ha raggiunto un valore di quasi 3 miliardi di euro. Finora gli scambi Italia-Usa sono stati floridi. Nel 2024 le vendite di beni italiani negli Usa sono state pari a circa 65 miliardi di euro, annota il Centro studi di Confindustria, generando un surplus vicino a 39 miliardi. Nonostante un calo nell'ultimo anno, il mercato statunitense ha offerto il contributo piu' elevato in assoluto alla crescita dell'export italiano dal periodo pre-Covid. L'export italiano è più esposto della media europea al mercato Usa, trattandosi del 22,2% delle vendite italiane extra-Ue, rispetto al 19,7% di quelle Ue. Tra i settori maggiormente esposti spiccano: bevande (39%), autoveicoli e gli altri mezzi di trasporto (rispettivamente 30,7% e 34,0%) e la farmaceutica (30,7%).
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