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Furto di porcellane all'Eliseo, tre imputati rischiano 8 mesi di carcere
Oggi 27-02-26, 12:29
AGI - In Francia, reduce del clamoroso furto dei gioielli della Corona al Louvre, è invece finita in tribunale la vicenda delle decine di pregiate porcellane derubate dall'Eliseo da un dipendente e poi vendute su Vinted. Ora per i tre imputati coinvolti nel caso e processati dal tribunale di Parigi sono richieste pene fino a otto mesi di carcere, pesanti multe e il braccialetto elettronico. La sentenza è attesa per il 16 aprile. Lo riferiscono i media d'Oltralpe, ripercorrendo la vicenda che coinvolge Thomas M., ex responsabile dell'argenteria del presidente Emmanuel Macron, accusato di aver rubato dal Palazzo dell'Eliseo, tra il 2023 e il 2025, piatti, posate e posacenere per un valore equivalente a 377.370 euro. Oggetto del furto, sono stati in particolare piatti di porcellana della storica manifattura di Sèvres, tazze da caffè e bicchieri da champagne Baccarat utilizzati durante le grandi cene presidenziali ufficiali. La confessione e la vendita online In aula, il principale imputato ha subito ammesso di aver rubato "un centinaio di pezzi di porcellana", inizialmente per la sua "credenza, da grande amante delle stoviglie", come lui stesso si è descritto. Almeno all'inizio, perché poi sono arrivate le difficoltà finanziarie nella sua coppia. Così il suo compagno, Damien G., un antiquario, ha trovato online un appassionato di porcellane, un 30enne custode del Louvre, a cui ha venduto le scatole di oggetti rubati. La vendita di pezzi pregiati della storica fabbrica di Sèvres è andata avanti per due anni, fruttando ai due 'soltanto' circa 15mila euro. Il valore e l'invendibilità degli oggetti Tra i pezzi più pregiati e rari, c'è stato "un piatto del modello consegnato per il Palazzo dell'Eliseo, che risale al 1861 e che è stato venduto a Vienna per 1.300 euro. È davvero scioccante perché è il nostro patrimonio comune, così come siamo rimasti tutti scioccati dopo il furto dei gioielli del Louvre. È stupido, perché questi oggetti sono invendibili", ha commentato a France Info Cyrille Froissart, esperto di ceramiche antiche. Oggetti invendibili e la rete di complici Si tratta di pezzi effettivamente invendibili al di fuori dei canali ufficiali, poiché sono numerati e punzonati con il monogramma del Palazzo dell'Eliseo. Fatta eccezione per alcuni degli oggetti più antichi, quelli che il maggiordomo ha rubato, avendo cura di falsificare gli inventari. Sono stati venduti tramite il suo compagno nonché complice Damien G. nei gruppi di collezionisti di Facebook, principalmente a un residente di Versailles, Ghislain M., anche lui appassionato di porcellane. L'acquirente: una guardia del Louvre "Ho peccato ciecamente a causa di questa passione divorante. Il denaro non mi interessava; non ho rivenduto nulla. Ho conservato tutti questi oggetti accuratamente impacchettati nella mia stanza", ha raccontato l'acquirente a France Televisions, ammettendo i fatti. Ironia del destino, il 30enne Ghislain M. era una guardia del Louvre, prima di essere licenziato. Il recupero delle stoviglie Molto prima della rapina al museo, la giovane guardia aveva pubblicato sul suo profilo Facebook una foto di se stesso nella Galleria Apollo, quella poi saccheggiata in pieno giorno lo scorso 19 ottobre. Una storia, questa, a lieto fine per il patrimonio culturale francese: a differenza dei gioielli della Corona, rimasti introvabili, quasi tutte le stoviglie rubate all'Eliseo sono state recuperate intatte.
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