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Gli Epstein Files censurati e gli "errori negli omissis" di Pam Bondi
Oggi 30-05-26, 06:24
AGI - L'ex ministro della Giustizia americana Pam Bondi ha riconosciuto davanti alla commissione di Vigilanza della Camera che il dipartimento della Giustizia ha commesso "errori negli omissis" nella pubblicazione dei documenti relativi a Jeffrey Epstein. È quanto emerge dalla dichiarazione introduttiva preparata per l'audizione a porte chiuse a Capitol Hill e ottenuta da Nbc News. Bondi, licenziata il mese scorso da Donald Trump, avrebbe spiegato ai parlamentari di essere stata rassicurata dal team incaricato della revisione che i soli materiali non diffusi erano "non pertinenti, coperti da segreto o duplicati". "Per quanto a mia conoscenza, il Dipartimento ha prodotto tutto ciò che era richiesto dall'Epstein Files Transparency Act", si legge nella dichiarazione, in cui Bondi rivendica uno "sforzo diligente e in buona fede" per raccogliere i documenti potenzialmente rilevanti. Ammissione sugli errori negli omissis L'ex Attorney General ha precisato di non aver guidato personalmente ogni fase dell'esame dei fascicoli, delegando la supervisione all'allora viceprocuratore generale Todd Blanche, oggi ministro della Giustizia ad interim. "Ci sono stati errori negli omissis", avrebbe ammesso Bondi, aggiungendo però che il Dipartimento è rimasto "impegnato fin dal primo giorno con responsabilità e trasparenza" e pronto a valutare qualunque possibile prova di attività criminali legate a Epstein e ai suoi complici. Polemiche sui documenti censurati La gestione dei file aveva provocato forti polemiche, soprattutto tra le sopravvissute agli abusi. I documenti, pesantemente censurati, avevano tuttavia lasciato visibili alcuni nomi delle vittime, nonostante le rassicurazioni sulla loro tutela. Esponenti democratici hanno inoltre accusato il Dipartimento di aver coperto i nomi di uomini che potrebbero essere stati coinvolti. La controversia sulla lista clienti La controversia era esplosa dopo che Bondi, in un'intervista a Fox News nel febbraio 2025, aveva detto di avere sulla propria scrivania una lista dei clienti di Epstein. Un'affermazione che non si era mai concretizzata in alcunché. Nel luglio 2025, il Dipartimento della Giustizia e l'Fbi avevano poi diffuso un memorandum non firmato sostenendo che non esistevano prove dell'esistenza di una simile lista, né di ricatti da parte di Epstein a personalità influenti, e confermando la conclusione del suicidio. Una posizione che aveva alimentato nuove richieste di trasparenza, anche tra sostenitori trumpiani.
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