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Hantavirus, come si trasmette e quali sono i rischi? L'esperta fa chiarezza
Oggi 11-05-26, 11:33
AGI - Con lo sbarco delle ultime 24 persone ancora a bordo, previsto proprio per la giornata di oggi, si chiude la fase più critica dell'emergenza sulla MV Hondius. La nave da crociera, colpita da un focolaio di Hantavirus al largo di Capo Verde, ha infine attraccato a Tenerife per completare le operazioni di evacuazione. Il bilancio di tre morti e diversi contagiati ha riacceso i riflettori sulla pericolosità del virus, specialmente per la conferma che si tratti del ceppo Andino, l'unica variante della famiglia capace di trasmettersi direttamente da uomo a uomo. Per analizzare la dinamica del contagio e la reale entità della minaccia, abbiamo approfondito il quadro clinico con la Professoressa Serena Vita, infettivologa della Sapienza (Ospedale Sant'Andrea) e Cavaliere al merito della Repubblica. In un contesto in cui il timore di un'epidemia globale si intreccia alla cronaca, l'esperta chiarisce come il virus attacca l'organismo e perché l'ambiente della nave sia stato così determinante. Non è un "nuovo" nemico, ma un ceppo speciale Nonostante se ne parli molto solo oggi, la Professoressa Vita chiarisce subito che l’Hantavirus non è una scoperta recente: "È stato identificato intorno al 1970, ma si sospetta abbia causato epidemie già durante la Guerra Civile americana e le Guerre Mondiali". Il vero elemento di rottura nel caso della MV Hondius è la natura del virus. Normalmente, l’Hantavirus si trasmette dai roditori all'uomo tramite l’inalazione di polveri contaminate da urine o feci. Tuttavia, il ceppo sospettato sulla nave è quello Andino (Andes): "Il ceppo andino è l’eccezione della famiglia - spiega l'esperta - è l’unico noto per poter passare da persona a persona. Lo fa solo dopo contatti stretti e prolungati, come tra conviventi o, nel caso della nave, tra compagni di cabina." Il giallo della nave: come è salito a bordo? In un ambiente teoricamente privo di topi come una nave da crociera, come è scoppiato il focolaio? La professoressa Vita propende per l'ipotesi del "Passeggero Zero": "L'ipotesi più probabile è che alcune persone siano state esposte in Argentina prima dell'imbarco, dove il virus è endemico. I primi infetti sono infatti una coppia di coniugi: c’è stato un contatto stretto e ravvicinato". Meno accreditata, invece, la pista delle scorte alimentari contaminate. Sintomi e letalità Il vero pericolo dell’Hantavirus risiede nella sua natura subdola. All'inizio, infatti, l'infezione si maschera dietro i sintomi di una banale influenza — febbre, brividi e dolori muscolari — rendendo difficile una diagnosi immediata. Tuttavia, come sottolinea la professoressa Vita, l'evoluzione può essere drammatica e rapidissima. A differenza delle varianti europee o asiatiche, che tendono a colpire i reni, il ceppo andino punta dritto al sistema cardiopolmonare. "Il vero segnale d'allarme è il peggioramento improvviso, con la comparsa di tosse e fiato corto", spiega l'esperta. In questa fase, la situazione può precipitare nel giro di appena 24-48 ore, portando a crisi respiratorie spesso letali. A rendere il quadro ancora più complesso è l'assenza di una cura specifica: non esistono oggi vaccini né farmaci antivirali mirati. L'unica arma a disposizione dei medici è la terapia di supporto in terapia intensiva, basata sulla ventilazione meccanica e sulla gestione dello shock, nel tentativo di sostenere l'organismo mentre combatte il virus. Rischiamo una nuova pandemia? Nonostante la mortalità elevata (tra il 20% e il 40%), la Professoressa Vita rassicura sulla portata globale: "Al momento il rischio è considerato basso. Non ha la trasmissibilità respiratoria del SARS-CoV-2; richiede contatti molto più intimi e prolungati". Tuttavia, la prudenza non è mai troppa: per i passeggeri della MV Hondius è prevista una quarantena di circa 45 giorni, necessaria a coprire il lungo periodo di incubazione del virus (fino a sei settimane). Oltre le Fake News In chiusura, l'esperta smentisce categoricamente le teorie del complotto nate sui social: il virus non è stato creato in laboratorio. La vicenda della MV Onus è invece un monito sulla nostra interconnessione con l'ambiente.
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