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Hong Kong, Jimmy Lai condannato a 20 anni di carcere. Pechino: "Pena legittima"
Oggi 09-02-26, 10:50
AGI - Nuova condanna per il magnate dei media pro-democrazia di Hong Kong, Jimmy Lai, che dovrà scontare 20 anni di carcere per crimini contro la sicurezza nazionale, una pena che i gruppi per i diritti umani hanno definito "di fatto una condanna a morte" e un simbolo della progressiva riduzione della libertà di stampa. Lai, cittadino britannico e fondatore del quotidiano Apple Daily ormai chiuso, è stato dichiarato colpevole a dicembre di aver esortato Paesi stranieri a imporre sanzioni a Hong Kong e di aver pubblicato articoli "sediziosi" sul suo giornale. La condanna del 78enne è di gran lunga la più severa inflitta ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino, superando il precedente record di 10 anni inflitti al giurista Benny Tai nel 2024. I giudici hanno sottolineato la "grave condotta criminale" di Lai, che è dietro le sbarre dal 2020, precisando che due dei vent'anni si sovrappongono a una precedente condanna per frode e quindi dovrà scontarne altri 18. La sentenza e la reazione in aula Rimasto impassibile alla lettura della sentenza, il magnate dei media ha salutato solennemente le persone presenti in tribuna, tra cui sua moglie Teresa, l'ex vescovo di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen, ed ex giornalisti dell'Apple Daily mentre veniva condotto via. Il suo avvocato difensore, Robert Pang, si è rifiutato di dire se presenterà ricorso. La condanna della famiglia La moglie non ha rilasciato dichiarazioni mentre lasciava l'aula, ma i figli, che vivono all'estero, hanno condannato la sentenza in una dichiarazione. "Condannare mio padre a questa pena detentiva draconiana è devastante per la nostra famiglia e mette a repentaglio la sua vita", ha dichiarato Sebastien. La figlia Claire l'ha definita "una sentenza crudele" dato il peggioramento della salute del padre in carcere. Se eseguita, Lai "morirà da martire dietro le sbarre", ha sottolineato. Gli ha fatto eco Elaine Pearson, direttrice per l'Asia di Human Rights Watch, secondo la quale "la dura condanna a 20 anni di carcere contro il 78enne Jimmy Lai è di fatto una condanna a morte. Una condanna di questa portata è crudele e profondamente ingiusta". Amnesty International ha definito il caso "un'altra triste pietra miliare nella trasformazione di Hong Kong da una città governata dallo stato di diritto a una governata dalla paura", mentre per Jodie Ginsberg, AD del Comitato per la Protezione dei Giornalisti, si tratta del "colpo di grazia per la libertà di stampa a Hong Kong". Le proteste internazionali Proteste sono arrivate anche dalla comunità internazionale. Da Londra, la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha invitato Hong Kong a "porre fine alla sua terribile esperienza", impegnandosi ad affrontare ulteriormente il caso con Pechino. Per Taiwan, la condanna di Lai "calpesta la libertà di parola". Anche l'UE ha protestato con la portavoce per gli Affari esteri, Anitta Hipper, che ha "invitato le autorità di Hong Kong a ripristinare la fiducia nella libertà di stampa e a smettere di perseguire i giornalisti". La posizione di Pechino Da parte sua, Pechino ha nuovamente respinto le critiche, definendo la sentenza "ragionevole, legittima e legale", mentre il capo dell'esecutivo di Hong Kong, John Lee, ha elogiato la lunga pena detentiva definendola "profondamente soddisfacente". Da tempo una spina nel fianco per la Repubblica popolare, Lai è stato perseguito ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina a Hong Kong nel 2020 a seguito di enormi proteste pro-democrazia. L'Apple Daily è stato costretto a chiudere nel 2021 dopo le retate della polizia e altri otto imputati, tra cui sei dirigenti del quotidiano, sono stati condannati a pene detentive fino a 10 anni.
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