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Estero
I dubbi di Vance sulle valutazioni militari sulla guerra all'Iran
Oggi 29-04-26, 07:49
AGI - Una frattura all'interno dell'amministrazione americana si sta consumando nella gestione della guerra con l'Iran. Secondo The Atlantic, negli incontri riservati alla Casa Bianca il vicepresidente JD Vance avrebbe posto domande sempre più insistenti sulle valutazioni del Pentagono, sospettato di aver edulcorato la situazione per non deludere il presidente Donald Trump. Non si parla ancora di accuse aperte, ma di cauto irrigidimento del vicepresidente, convinto che il quadro fornito dall'apparato militare non sia così trasparente. Al centro di questa tensione si trova il segretario alla Difesa Pete Hegseth, un muscolare ex conduttore televisivo che ha portato al Pentagono uno stile comunicativo diretto e propagandistico. Ai briefing del Pentagono, fissati sempre alle 8 del mattino, quando Trump preferisce guardare Fox News, Hegseth sembra parlare a un pubblico televisivo: dice "i nostri guerrieri", annuncia vittorie schiaccianti e ai nemici lancia avvertimenti del tipo "se ci sfidano, se ne pentiranno". Ma sui numeri e sui dati tecnici, sorvola. Le sue dichiarazioni pubbliche insistono sulla forza americana. Stando alle rivelazioni di The Atlantic, invece, si scopre che quello stile sarebbe stato usato anche nei vertici alla Casa Bianca. E Vance non li ha graditi. Il vicepresidente ha messo in discussione l'accuratezza delle informazioni fornite sulla guerra dal Pentagono, incluso il capo dello stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, ed espresso preoccupazione sulla reale disponibilità di alcuni sistemi missilistici. Le conseguenze di una riduzione drastica delle munizioni potrebbe indebolire la difesa americana e spingerla ad attingere alle scorte create per difendere Taiwan dalla Cina, la Corea del Sud dalla Corea del Nord e l'Europa dalla Russia. Vance non ha accusato nessuno e non vuole incrinare dall'interno la fiducia dell'amministrazione, ma sui numeri non sembra esserci chiarezza. Lo stesso vicepresidente ha definito "ottimo" il lavoro svolto da Hegseth, ma sarebbe stato sorprendente se avesse detto pubblicamente il contrario. E questo avviene dopo due mesi di guerra all'Iran in cui il capo del Pentagono, così come Trump, ha dichiarato almeno sette volte che gli Stati Uniti avevano vinto e spazzato via le difese iraniane. La realtà sembra diversa: secondo le stime dell'intelligence americana, l'Iran conserva due terzi della sua aviazione, la maggior parte delle capacità di lancio di missili e delle sue piccole imbarcazioni veloci, in grado di posare mine nei fondali e mettere in crisi la navigazione lungo lo Stretto di Hormuz. I dubbi sul controllo dei cieli e le scorte di armi Anche la storia del "pieno controllo dei cieli iraniani", annunciata dal capo del Pentagono, suscita dubbi. In realtà, l'uso di armi chiave (come i missili a lungo raggio Tomahawk e quelli aria-superficie JASSM) ha indebolito la capacità degli Stati Uniti di combattere guerre future. E già prima della guerra all'Iran le scorte erano considerate ridotte. Le pressioni politiche e il futuro di Hegseth Sia Vance sia Hegseth si giocano molto in questo conflitto: il vicepresidente, anche per ammissione dello stesso Trump, è sempre apparso freddo sul conflitto, perché teme di pagarne le conseguenze da candidato presidenziale nel 2028, mentre Hegseth sa che la sua conferma dipende da quanto entusiasmo riuscirà a trasmettere al tycoon nelle riunioni top secret alla Casa Bianca, in cui Trump, secondo alcune fonti, appare spesso annoiato dalle lunghe analisi militari. Ma semplificare qualcosa di complesso rischia di indebolire gli Stati Uniti. Intanto tra oggi e domani Hegseth dovrà fornire assicurazioni al Congresso, quando dovrà deporre davanti alle commissioni di Camera e Senato per le Forze Armate. Soprattutto al Senato la sua posizione è in bilico: alcuni senatori repubblicani sarebbero pronti a chiedergli un passo indietro. Secondo Thom Tillis, senatore della North Carolina e tra i big del partito, Hegseth "non ha l'esperienza per gestire gruppi molto più grandi" delle "30 o 40 persone" che guidava come ex ufficiale di fanteria alla Guardia nazionale del Minnesota. "Per certi versi, forse non in modo così estremo, ma sotto alcuni aspetti sta mostrando la stessa mancanza di esperienza che ha messo nei guai l'ex segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem", ha aggiunto. Un paragone che non dovrebbe lasciare tranquillo Hegseth, visto che Noem è stata cacciata da Trump.
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