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Estero
Il controverso erede del reverendo King
Oggi 17-02-26, 13:15
AGI - L'importanza della figura del reverendo Jesse L. Jackson, una delle più riconoscibili del movimento per i diritti civili dopo l'era di Martin Luther King, sta nell'aver trasformato un ruolo tradizionalmente 'movimentista' in una presenza stabile dentro la politica nazionale, legando diritti civili, rappresentanza elettorale e giustizia economica. Jackson era stato un collaboratore di King e aveva lavorato a Chicago con Operation Breadbasket, il programma della Southern Christian Leadership Conference (SCLC) che puntava su occupazione e accesso economico. Dopo la rottura con la leadership della SCLC nel 1971 fonda Operation PUSH (People United to Save/Serve Humanity), nata per rafforzare il potere economico e politico delle comunità nere, anche attraverso campagne pubbliche e pressione sul mondo delle imprese. Diritti civili e potere economico Negli anni successivi, questa infrastruttura organizzativa diventa il punto d'appoggio per un'idea che Jackson avrebbe ripetuto spesso: i diritti civili non si difendono solo in tribunale o nelle piazze, ma anche dove si decidono lavoro, contratti, investimenti e accesso al credito. Il salto risale agli anni '80, quando Jackson prova a costruire una coalizione più ampia del solo elettorato afroamericano. Nel 1984 lancia la prima corsa nazionale alle primarie democratiche, presentandosi come candidato capace di mettere insieme minoranze etniche, sindacati, progressisti, giovani e parte dell'America rurale: una piattaforma che la sua organizzazione chiamava già "Rainbow". La National Rainbow Coalition e l'impatto politico La National Rainbow Coalition nascerà formalmente proprio nel 1984 e poi, nel 1996, confluirà con PUSH nella Rainbow/PUSH Coalition. Quella candidatura, e soprattutto la seconda nel 1988, hanno un significato politico preciso: per la prima volta dopo Shirley Chisholm un afroamericano porta una campagna presidenziale su base nazionale dentro il Partito democratico, con risultati tali da incidere sui rapporti di forza e sulla discussione interna. Lo storico Manning Marable ha descritto su 'New Left Review' la campagna del 1984 come una "nuova fase" della lotta per l'uguaglianza dentro le regole della democrazia statunitense, capace di cambiare linguaggio e priorità del dibattito pubblico. Negli anni '80 Jackson diventa anche un motore di registrazione elettorale e mobilitazione con il duplice obiettivo di aumentare il peso del voto afroamericano negli Stati del Sud e nelle grandi città del Nord, e spingere il Partito democratico a includere stabilmente temi come diritti, welfare, lavoro e lotta alle discriminazioni. La sua influenza non si misura solo in voti o delegati, ma nell'aver reso praticabile l'idea che la leadership nera potesse puntare apertamente ai vertici della politica nazionale. Diplomazia internazionale e il Wall Street Project Negli anni '80 Jackson costruisce un profilo anche internazionale, spesso fuori dai canali diplomatici tradizionali. L'episodio simbolo è del 1984, quando si reca in Siria e contribuisce a ottenere la liberazione del tenente della Marina Robert Goodman, abbattuto e detenuto a Damasco: un'operazione che gli vale ringraziamenti pubblici e un'enorme visibilità. Una parte della stampa e di ambienti governativi giudicò queste iniziative come diplomazia fuori canale che rischiava di complicare i negoziati ufficiali o di offrire legittimazione e immagine a regimi autoritari. Negli anni '90, mentre la discussione pubblica americana si sposta con forza su disuguaglianze, deindustrializzazione e accesso alle opportunità, Jackson insiste sul nesso tra diritti e potere economico. In questa fase, la Rainbow/PUSH lavora su contratti, occupazione, inclusione nelle catene di fornitura e nei grandi flussi finanziari. Il progetto più rappresentativo è il Wall Street Project, fondato nel 1996 e lanciato ufficialmente nel 1997, con l'obiettivo dichiarato di aprire spazi per imprese e professionisti afroamericani e delle minoranze nelle operazioni di finanza e gestione patrimoniale. È una linea coerente con la sua impostazione di misurare il progresso anche su posti di lavoro, carriere, contratti e accesso al capitale. Controversie e critiche La biografia pubblica di Jackson comprende anche momenti controversi e criticati. Durante la campagna per le primarie del 1984, Jackson usò in privato termini dispregiativi verso gli ebrei e definì New York "Hymietown". Jackson intervenne poi in una sinagoga per ammettere l'uso di quelle espressioni e prendere le distanze dall'accusa di antisemitismo. Nello stesso periodo, la vicinanza con Louis Farrakhan e il suo ambiente contribuì ad aggravare le polemiche e ad alimentare una frattura politica e culturale tra parte del movimento afroamericano e parte dell'ebraismo organizzato statunitense, con ricadute sulla credibilità nazionale di Jackson. Ma nel corso degli anni fu criticato per come raccontò alcuni dettagli dell'uccisione di Martin Luther King il 4 aprile 1968 e in particolare per aver rivendicato in modo enfatico un ruolo immediato accanto al reverendo arrivando a citare la 'camicia insanguinata', descritta da cronache dell'epoca come imprecisa o esagerata. Le organizzazioni legate a Jackson furono, in vari periodi, oggetto di scrutinio e critiche per la gestione economica e amministrativa. Anche quando non si traduceva in responsabilità penali personali, questo filone alimentò l'immagine di un apparato opaco o troppo personalizzato. Ci fu anche uno scandalo legato alla vita personale di Jackson, come l'ammissione di aver avuto una relazione extraconiugale con una collaboratrice, Karin Stanford, da cui nel 1999 era nata una figlia. La notizia ebbe grande impatto perché Jackson era un leader religioso e morale del movimento, e lui stesso annunciò un temporaneo ritiro dall'attività pubblica. Un capitolo spesso associato al cognome (anche se non attribuibile al reverendo) è la vicenda giudiziaria del figlio Jesse Jackson Jr., ex deputato, che nel 2013 si dichiarò colpevole di uso illecito dei fondi di una campagna. È un tema che ha pesato sull'immagine della famiglia, pur essendo un fatto distinto dalla biografia del reverendo.
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