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Economia e Finanza
Il Giappone alza i tassi di interesse ai massimi storici: non succedeva dal 1995
Oggi 18-09-26, 08:55
AGI - La Banca del Giappone (BoJ) ha alzato i tassi per contrastare le pressioni inflazionistiche; si tratta di una decisione ampiamente prevista dai mercati, sulla scia delle recenti strette monetarie attuate dalla Banca Centrale Europea e dalla Federal Reserve statunitense. L'istituto ha portato il tasso di riferimento dall'1% all'1,25% - il livello più alto degli ultimi 31 anni (dall'aprile del 1995) - con una decisione approvata da sette dei nove membri del comitato di politica monetaria, in un contesto caratterizzato dalla forte impennata dei prezzi dell'energia. L'ultimo rialzo risaliva a metà giugno: un ritmo di accelerazione estremamente insolito per la BoJ, che si allinea così alle principali banche centrali nell'adottare una linea più restrittiva. Il motivo principale è l'impennata delle quotazioni del petrolio: in un contesto di ripresa delle ostilità in Medio Oriente, si prevede che tale dinamica continuerà ad alimentare l'aumento dei prezzi al consumo. L'impatto della guerra in Medio Oriente e dell'IA Sebbene ad agosto scorso l'inflazione in Giappone (al netto dei prodotti freschi) sia leggermente scesa all'1,7%, i prezzi al consumo restano su livelli elevati, vicini all'obiettivo del 2% fissato dalla BoJ. Questa tregua potrebbe rivelarsi molto temporanea, data l'assenza di prospettive per una soluzione diplomatica in Medio Oriente. Le quotazioni del petrolio hanno nuovamente superato i 100 dollari al barile. "Il tasso di crescita dell'indice dei prezzi alla produzione rimane elevato su base annua, riflettendo l'impatto del forte aumento della domanda legata all'intelligenza artificiale, che si somma agli effetti dei prezzi elevati del greggio e del deprezzamento dello yen", afferma la Boj in un comunicato. "Occorre prestare attenzione all'impatto che la situazione in Medio Oriente, la crescente domanda legata all'IA e l'andamento dei tassi di cambio potrebbero avere sull'attività economica e sui prezzi. Per quanto riguarda l'inflazione di fondo, esiste il rischio che superi l'obiettivo di stabilita' dei prezzi fissato al 2%", sottolinea la Banca del Giappone. Mentre l'arcipelago - a lungo minacciato dalla deflazione - ha dovuto affrontare, a partire dalla primavera del 2022, un sostenuto aumento dei prezzi al consumo, la BoJ aveva avviato nel marzo 2024 un rialzo dei tassi, ponendo fine a dieci anni di politica monetaria ultra-espansiva. L'intervento congiunto con gli Stati Uniti Inoltre, dato che quest'estate lo yen è sceso ai minimi degli ultimi 40 anni nei confronti del dollaro, Stati Uniti e Giappone hanno concordato a fine luglio un intervento congiunto a sostegno della valuta. Lo yen aveva risentito in particolare del divario tra i tassi di interesse giapponesi e quelli, decisamente più elevati, della Fed; una situazione che spinge gli investitori a preferire attività in dollari più redditizie. Tuttavia, uno yen debole rende più costosi i prodotti importati in Giappone, alimentando così l'inflazione. La decisione della Fed di mercoledì scorso di alzare i tassi per la prima volta in tre anni, ampliando ulteriormente il divario, contribuisce a mettere sotto pressione la BoJ. Anche il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent aveva auspicato un rialzo dei tassi giapponesi. In questo contesto, gli investitori seguiranno con attenzione le prossime mosse. "Quanto al futuro orientamento della politica monetaria, dato che l'inflazione di fondo si sta avvicinando al 2% e le condizioni finanziarie rimangono accomodanti, la Banca continuerà ad alzare il tasso di riferimento", sottolinea l'istituto nel suo comunicato. Il tasso di cambio con il dollaro Il dissenso espresso da due membri della BoJ ha tuttavia suscitato una certa delusione sul mercato dei cambi: la valuta giapponese ha perso lo 0,6%, attestandosi a 157 yen per dollaro. "Riteniamo che la BoJ renderà più restrittiva la propria politica più rapidamente di quanto previsto dalla maggior parte degli osservatori nei prossimi mesi", afferma Marcel Thieliant, esperto della società Capital Economics, ipotizzando che l'istituto possa addirittura portare il tasso di riferimento al 2% entro la metà del 2027. Questo inasprimento monetario avviene in un contesto di forte rialzo dei rendimenti obbligazionari giapponesi, segnale di preoccupazione per la politica di bilancio del governo della premier Sanae Takaichi, favorevole a un deciso rilancio economico, a sgravi fiscali e a un aumento della spesa pubblica.
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