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Il Papa: "Chi scatena le guerre scelga la pace con il dialogo"
Oggi 05-04-26, 15:07
AGI - "Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l'altro, ma di incontrarlo!". Papa Leone XIV dalla Loggia centrale della basilica di San Pietro, prima della benedizione Urbi et Orbi, lancia un accorato appello ai grandi della terra per porre fine ai conflitti che flagellano il mondo. E annuncia una veglia di preghiera per la pace, il prossimo sabato, 11 aprile: "Invito tutti a unirsi a me" nella Basilica di San Pietro, dice. Richiamando una espressione cara al suo predecessore Francesco, il Pontefice ha constatato che "c'è una sempre più marcata 'globalizzazione dell'indifferenza'" e ha ripreso le ultime parole di Bergoglio pronunciate da questa stessa Loggia "Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!". "Non possiamo continuare a essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male!", è l'esortazione di Leone che ha invitato a lasciarsi stupire da Cristo per lasciarci cambiare il cuore. "Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo a essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo". Mentre la pace che Gesù ci consegna "non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore!". Sul sagrato della Basilica vaticana, oltre 50 mila fedeli. Prima del Messaggio e della benedizione Urbi et Orbi, il Papa ha presieduto la solenne celebrazione della Pasqua nella Risurrezione del Signore. Al cuore della liturgia, un'omelia incentrata sulla vittoria definitiva sulla morte e sulla necessità di portare la speranza cristiana nelle pieghe più oscure della cronaca contemporanea. Il Pontefice ha aperto la celebrazione con un richiamo diretto alla forza del mistero pasquale: "La creazione intera risplende oggi di nuova luce, dalla terra si leva un canto di lode, esulta di gioia il nostro cuore: Cristo è risorto dalla morte e, con Lui, anche noi risorgiamo a vita nuova!". L'annuncio della risurrezione Secondo Leone XIV, questo annuncio non è una mera ricorrenza, ma una forza che "abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti. Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente può cancellare: la morte è stata vinta per sempre, la morte non ha più potere su di noi!". Le ombre del tempo presente Il Papa non ha omesso di considerare le difficoltà nel fare proprio tale messaggio, definendolo "un messaggio non sempre facile da accogliere, una promessa che facciamo fatica ad accogliere, perché il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori". L'analisi del Pontefice si è estesa alle fragilità interiori dell'uomo moderno, descrivendo i momenti in cui "la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l'uscita". L'appello contro le ingiustizie e la guerra Il monito si è poi spostato sulla dimensione globale. La morte, ha denunciato il Papa, è "sempre in agguato" e si manifesta "nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell'oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili". Il Pontefice ha puntato il dito contro "la violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l'idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge". Citando l'esortazione Evangelii gaudium del suo predecessore Francesco, Leone XIV ha ribadito che, nonostante le apparenze, la risurrezione non appartiene al passato: "È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell'oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto". Un mandato per i credenti In conclusione, il Santo Padre ha esortato i fedeli a non restare inerti, definendo la Pasqua come "la nuova creazione operata dal Signore Risorto, è un nuovo inizio, è la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull'antico Avversario. Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo". Il richiamo finale è stato un invito all'azione: "Corriamo allora come Maria di Magdala, annunciamolo a tutti, portiamo con la nostra vita la gioia della risurrezione, perché dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita". Le preghiere dei fedeli Durante la messa, l'attenzione alle crisi internazionali è stata sottolineata dalle preghiere dei fedeli. In lingua cinese è stato chiesto che "le Nazioni vedano cessati i conflitti che accrescono l'odio e promessa la pace su tutta la terra", mentre in portoghese si è pregato affinché "i poveri e i bisognosi siano garantiti da un'equa distribuzione di tutte le risorse e assicurate del necessario per una vita dignitosa".
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