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Estero
Il piano di ripresa post Covid lacunoso e opaco
Oggi 06-05-26, 19:21
AGI - Secondo una nuova relazione della Corte dei conti europea, il dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf), ossia il fondo principale dell'Ue da 577 miliardi di euro per la ripresa post-pandemica, presenta lacune per la tracciabilità e la trasparenza della spesa. Inoltre, le informazioni al pubblico sui destinatari dei finanziamenti, sui costi effettivi delle misure e sui risultati conseguiti sono insufficienti. Le constatazioni critiche della Corte arrivano mentre i legislatori dell'Ue stanno negoziando il prossimo bilancio pluriennale dell'Unione, che si ispira al modello di spesa dell'Rrf di finanziamento non collegato ai costi ma alle riforme. Tracciabilità dei fondi La Corte ha rilevato che, sebbene i fondi siano in certa misura tracciabili e trasparenti, il quadro rimane incompleto. In termini di tracciabilità, i Paesi rispettano in genere i requisiti normativi e, per la maggior parte, possono tracciare i pagamenti Rrf dalla fonte all'impiego finale. Tuttavia, non tutti i Paesi raccolgono i dati necessari in maniera sistematica e, in alcuni casi, le informazioni sono fornite solo su richiesta, dando luogo a ritardi anche di diversi mesi. La Commissione europea non raccoglie dati sugli importi effettivamente spesi a titolo delle singole misure dell'Rrf, neanche quando gli Stati membri ne sono in possesso. Questa mancanza di informazioni impedisce alla Commissione di valutare appieno se gli Stati membri abbiano utilizzato i fondi dell'Rrf in modo efficiente. Scostamenti tra stime e spesa reale Inoltre, a livello degli Stati membri, le informazioni sui costi effettivi delle misure dell'Rrf sono importanti per adeguare le stime dei costi e far sì che i finanziamenti ricevuti da ciascun Paese rimangano prossimi ai costi effettivi. Ciononostante, i Paesi non utilizzano in maniera sistematica i dati sui costi effettivi per aggiornare le stime a fronte di risparmi o sforamenti. Sebbene per alcune misure si siano registrati sforamenti dei costi, in diversi Paesi i costi effettivi per la maggior parte delle misure completate incluse nel campione della Corte sono stati inferiori alle stime. Se si mantenesse tale tendenza, i finanziamenti Rrf totali ricevuti da uno Stato membro potrebbero non essere ragionevolmente prossimi ai costi effettivi. Trasparenza sui beneficiari Inoltre, le norme in materia di trasparenza dell'Rrf non prevedono un'informativa completa sul flusso di fondi. Sebbene tutti gli Stati membri pubblichino l'elenco richiesto dei cento maggiori destinatari finali, tale elenco non riflette adeguatamente l'uso complessivo dei fondi. In primo luogo, oltre la metà dei destinatari è costituita da enti pubblici quali i ministeri e gli Stati membri non sono tenuti a pubblicare i pagamenti che a loro volta tali autorità effettuano ai contraenti attraverso appalti pubblici. In secondo luogo, negli elenchi pubblicati nessuno dei 10 Paesi (Austria, Bulgaria, Estonia, Francia, Germania, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Romania e Spagna) controllati dalla Corte si era spinto oltre il numero minimo di 100. La risposta della Commissione europea L'esecutivo europeo ha reagito all'analisi della Corte dei conti europea: "la Commissione riconosce l'interesse della Corte dei conti europea ad accedere ai dati sui costi effettivi delle misure adottate dagli Stati membri nell'ambito dei loro Piani per la ripresa e la resilienza (Rrp). Tuttavia, il regolamento Rrf esclude esplicitamente i controlli basati sui costi". "Sebbene la Corte dei conti evidenzi che l'assenza di dati sui costi possa limitare valutazioni più ampie dell'efficienza", afferma ancora l'esecutivo, la Commissione sostiene che il quadro giuridico dell'Rrf garantisce responsabilità attraverso solide misure di trasparenza.
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Il Resto del Carlino
