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Estero
Il tesoro del re Leovigildo è un falso: la scoperta che riscrive la storia dei visigoti
Oggi 01-07-26, 15:00
AGI - Una ricerca del CSIC (Consejo Superior de Investigaciones Científicas) ha svelato che il tesoro appartenuto al re visigoto Leovigildo (525 – 586 d.C.) è un falso. Le 90 monete d’oro, ritrovate nel 1945 dall’archeologo spagnolo Juan Cabré nel luogo dove si trova il presunto sito archeologico di Recópolis – che si trova vicino alla località di Zorita de los Canes (Guadalajara) – sarebbero state messe proprio da Cabré in un punto dove sorge la chiesa di Nuestra Señora de la Oliva, risalente al XII secolo. Ma il re visigoto, che costruì la città in onore di suo figlio Recaredo, è vissuto nel VI secolo. La scoperta della frode dell'archeologo Juan Cabré Lo studio riportato sul quotidiano spagnolo El Pais, El tesoro monetal encontrado por Juan Cabré en el Cerro de la Oliva (pretendida Recópolis): un elemento intruso en la historia del yacimiento, condotto da Fernando Arce Sainz, archeologo e storico del CSIC e della Biblioteca Tomás Navarro Tomás afferma che nel 1945 Cabré ha messo le monete nel tempio per confermare che il sito archeologico fosse proprio quello di Recópolis. Il famoso archeologo, infatti, nel 1944 fu incaricato da Francisco Layna Serrano, medico e cronista della provincia di Guadalajara, di prendere parte agli scavi sul colle de La Oliva dove sorge la chiesa medievale di Nuestra Señora de la Oliva per dimostrare che sotto di essa si trovava quella visigota di Recópolis. Il luogo del tempio, dove l’archeologo affermò di aver trovato il tesoro, corrisponde però a una chiesa del XII secolo e Recaredo è nato invece nel VI. Dunque, secondo la nuova ricerca dell’archeologo, il tesoro è una frode e la conferma che il colle conservi i resti di Recópolis è, quanto meno, dubbia. Le motivazioni politiche dietro lo scavo archeologico Inoltre, lo studio di Arce Sainz – pubblicato sul Boletín de Arqueología Medieval nel 2025 – afferma che un anno dopo l'inizio dello scavo Layna Searrano scrisse a Julio Martínez Santaolalla, massimo responsabile degli scavi archeologici in tutta la Spagna, il quale, essendo germanofilo, voleva dimostrare l'origine germanica del popolo spagnolo. Per questo, stabilì che sotto il colle de La Oliva si estendeva l’antica città di Recópolis. Ma nel 2008 anche l’archeologo Manuel Castro concluse che “il battistero scoperto nel 1946 sembra essere una costruzione del periodo pienomedievale (XII secolo) che poggiava sull'antico spazio battesimale di epoca visigota (VI secolo). Era evidente che le monete non potevano trovarsi in un battistero ariano dell'epoca di Leovigildo che copriva [sopra] un battistero cattolico”.
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