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Iran, il vicepresidente statunitense Vance non parte per la Svizzera. Colloqui rinviati "sine die"
Oggi 19-06-26, 10:56
AGI - I negoziati previsti per oggi in Svizzera tra Iran e Stati Uniti, volti a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto, sono stati rinviati a tempo indeterminato. Lo ha annunciato il governo elvetico, poche ore dopo la cancellazione del viaggio in Europa del vicepresidente statunitense JD Vance. "I colloqui previsti tra Stati Uniti, Iran, Qatar e Pakistan sono stati rinviati. La Svizzera resta pronta a facilitare tali discussioni. Il relativo lavoro preparatorio prosegue", ha annunciato il Ministero degli Esteri di Berna, senza specificare una nuova data per i colloqui. Stati Uniti, il vicepresidente Vance non parte per la Svizzera La cancellazione del viaggio di Vance in Svizzera aveva già sollevato dubbi sulla possibilità che i colloqui, finalizzati a trasformare il cessate il fuoco in una pace duratura, facessero immediatamente seguito alla firma elettronica apposta sulla tregua da Donald Trump e Massoud Pezeshkian. I negoziati - 60 giorni rinnovabili - avrebbero dovuto concentrarsi sul programma nucleare iraniano. L'inizio era previsto per oggi con una cerimonia in un hotel di lusso sul Buergenstock, una località di montagna che domina il Lago di Lucerna. Tuttavia, JD Vance, che avrebbe dovuto rappresentare il suo Paese, ha rinviato il viaggio, così come il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif, la cui mediazione era cruciale. "I piani per le prossime discussioni tecniche non sono ancora stati definiti e la delegazione americana si è detta pronta a partire alla prima occasione utile. Ma la logistica di questi negoziati non è mai stata semplice né prevedibile. Per il momento, il Vicepresidente non partirà stasera", aveva annunciato ieri la Casa Bianca. L'accordo Il memorandum d'intesa è stato firmato elettronicamente e a distanza mercoledì dal presidente iraniano e da quello degli Stati Uniti, anche se la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha voluto puntualizzare in un messaggio scritto di averlo approvato seppur con alcune riserve. "È chiaro che i futuri negoziati faccia a faccia non garantiscono l'accettazione del punto di vista del nemico", ha sottolineato l'Ayatollah Khamenei, che non si vede in pubblico da quando è succeduto a suo padre Ali ucciso nei bombardamenti israelo-americani sull'Iran a marzo. Nel frattempo, il traffico è ripreso nello Stretto di Hormuz, come previsto dall'accordo. Le forze americane "hanno permesso il passaggio di oltre una decina di navi", ha affermato JD Vance. La televisione di stato iraniana, citando una dichiarazione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ha annunciato che le navi che desiderano attraversare lo stretto devono presentare le loro richieste a un nuovo organismo governativo. In conformità con i termini del protocollo, "non saranno addebitate tariffe per un periodo di 60 giorni". La celebrazione di Trump Donald Trump, da parte sua, ha celebrato come un suo successo il calo dei prezzi del petrolio che oggi hanno continuato a scendere, avvicinandosi ai livelli prebellici. Ma la stampa americana è fortemente critica, e condanna un accordo quadro che offre all'Iran enormi vantaggi finanziari senza richiedere lo smantellamento delle sue infrastrutture nucleari. Gli Stati Uniti si sono impegnati, in caso di accordo definitivo, a facilitare, "con i loro partner regionali", lo sblocco di un fondo di 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell'Iran, senza che ciò implichi alcuna partecipazione finanziaria americana. La versione dell'Iran L'accordo "riconosce il fallimento degli Stati Uniti", ha commentato il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha anche promesso una "risposta decisa" in caso di violazione degli impegni. Inoltre ha insistito sulla necessità di rispettare le "linee rosse" dell'Iran durante i futuri colloqui con gli Stati Uniti. "Come abbiamo dimostrato nel corso dei precedenti negoziati, restiamo fermi nel rispettare le condizioni e le linee rosse stabilite e nel difendere gli interessi della nazione iraniana", ha detto Ghalibaf, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Irna. "Se il nemico dovesse eccedere" nelle sue richieste, "abbiamo dimostrato di essere pronti a reagire e non esiteremo a dare una risposta decisa", ha aggiunto. La posizione di Israele Nonostante l'allentamento delle tensioni, "la lotta non è finita", ha ammonito Benjamin Netanyahu. Il primo ministro israeliano non ha commentato direttamente l'accordo, che è stato aspramente criticato in Israele, anche all'interno del governo. "Se fossi nel governo israeliano, forse non attaccherei l'unico potente alleato che mi è rimasto al mondo", ha replicato JD Vance, invitando Israele "a fare i conti con la realtà". Pur auspicando la preservazione del "rapporto vitale" con gli Stati Uniti, Netanyahu ha comunque ribadito che le forze israeliane rimarranno nel Libano meridionale "finché le esigenze di sicurezza lo richiederanno", sebbene il memorandum d'intesa preveda la fine delle ostilità "su tutte le aree". Questa mattina, per tenere fede alle parole di Netanyahu, l'Idf ha lanciato un'offensiva aerea sul sud del Libano, costata la vita a sedici persone. Secondo Israele si tratta di una riposta alla violazione del cessate il fuoco da parte di Hezbollah. La milizia sciita ha in effetti rivendicato di aver respinto l'avanzata dell'Idf distruggendo tre carri armati e uccidendo un numero imprecisato di soldati. Da Israele non è venuta alcuna conferma.
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