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Iraq, completato il ritiro Usa dopo 12 anni: il Paese festeggia la sovranità, ma pesano i ...
Oggi 30-09-26, 20:08
AGI - Si completa oggi il ritiro la coalizione a guida statunitense schierata 12 anni fa in Iraq per contrastare i jihadisti dell'Isis, una svolta vista con favore dalle autorità locali ma che suscita timori per i maggiori spazi di manovra aperti alle milizie filoiraniane. Le truppe alleate erano state dispiegate in Iraq e Siria nel 2014 per combattere lo Stato Islamico, che aveva conquistato vaste aree di territorio nei due Paesi, commettendo stragi e riducendo in schiavitù migliaia di donne e bambini. Il califfato nero era stato dichiarato sconfitto in Iraq nel 2017 e in Siria nel 2019 ma le forze della coalizione erano rimaste per reprimere i residui di un movimento che aveva esteso la sua rete terroristica in buona parte del mondo. Il ritiro delle truppe americane in Iraq Stati Uniti e Iraq hanno concordato due anni fa di porre fine alla missione. Washington nel 2024 ha quindi iniziato a ridurre lo schieramento di militari, limitandolo sempre più alla regione autonoma del Kurdistan settentrionale. "Oggi, gli Stati Uniti e i nostri partner della Coalizione hanno formalmente concluso l'Operazione Inherent Resolve in Iraq, in conformità con la dichiarazione congiunta USA-Iraq del settembre 2024 e con gli interessi nazionali degli Stati Uniti", ha annunciato il Pentagono nella dichiarazione che chiude formalmente la missione. Il Dipartimento della Difesa statunitense ha aggiunto che tuttavia "continuerà a fornire addestramento mirato e supporto di intelligence ai nostri partner iracheni". Il ruolo cruciale dei Peshmerga curdi e delle fazioni irachene La coalizione a guida statunitense non sconfisse l'Isis da sola. Un ruolo importante fu svolto dai combattenti Peshmerga curdi e dalle potenti fazioni irachene, inclusi i gruppi filo-iraniani, che non hanno ancora deposto le armi. Il governo di Baghdad ha affermato di ritenere che il ritiro americano priverà i gruppi sostenuti dall'Iran di pretesti per mantenere il loro arsenale. Molti iracheni temono però il contrario, ovvero che le milizie sciite appoggino lo sforzo bellico iraniano e trascinino il Paese nel conflitto. Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha salutato la fine della missione come l'inizio di un nuovo capitolo. "È cominciata una nuova fase, definita dalla sovranità dell'Iraq, dalla solidita' delle sue istituzioni, dalla prontezza delle sue forze, dall'unita' decisionale e da una partnership equilibrata con i suoi alleati", ha dichiarato Zaidi durante una cerimonia. La "Giornata della Sovranità" Il 1 ottobre, ha comunicato il primo ministro, d'ora in poi sarà stato celebrato come Giornata della Sovranità. Si tratta di "un'occasione nazionale che afferma il completamento del percorso dell'Iraq verso la sovranità e consolida la presenza dello Stato e delle sue istituzioni", hanno dichiarato i capi del potere esecutivo, legislativo e giudiziario iracheno in una nota diffusa luneì' scorso. "La presenza di armi al di fuori dell'autorità statale deve essere affrontata nel rispetto delle tempistiche stabilite dal governo, in modo da rafforzare la sovranità dello Stato", ammonisce poi il documento. Zaidi, salito al potere quest'anno con la benedizione degli Stati Uniti, ha promesso di garantire che le fazioni armate consegnino le proprie armi allo Stato. Il suo governo aveva inizialmente fissato il 30 settembre come termine ultimo per il disarmo delle milizie ma ha poi ha revocato la scadenza a causa del prolungarsi dei negoziati per "regolamentare" le armi, una questione che ha alimentato forti divisioni e potrebbe richiedere molto tempo per essere risolta. I gruppi armati sciiti chiedono come condizione per il disarmo la fine delle interferenze politiche ed economiche americane. La potente milizia Kataeb Hezbollah ha affermato che il ritiro delle "forze di occupazione è un primo passo verso il raggiungimento della piena sovranita'" e ha addirittura minacciato Zaidi, avvertendo che "un governo che non lavora per il bene del suo popolo verrà rovesciato con ogni mezzo possibile". Le formazioni filoiraniane chiedevano da tempo il ritiro delle truppe statunitensi e hanno finito per prenderle di mira con droni e missili. Gli Usa hanno reagito con attacchi di rappresaglia nei quali sono periti diversi comandanti. L'offensiva dei gruppi armati sciiti si era riaccesa dopo gli attacchi israelo-americani all'Iran, con crescenti operazioni contro le truppe statunitensi in Kurdistan. "Non abbiamo i mezzi per proteggere i cieli del Kurdistan", ha detto in un'intervista ad Afp il comandante militare curdo Sirwan Barzani, esprimendo cosi' preoccupazione per la revoca del termine. Barzani ha comunque dichiarato che le forze Peshmerga restano pronte ad affrontare qualsiasi minaccia in quanto le loro "capacita' ed esperienza sono migliorate significativamente grazie all'addestramento, all'assistenza e agli armamenti forniti dalla coalizione". Le dichiarazioni del Presidente Trump Una realtà complessa, commentata anche sul social 'Truth' dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: "Oggi, con grande piacere, annuncio che le ultime forze americane stanno lasciando l'Iraq! È stato un lungo periodo, caratterizzato da decisioni pessime che ci hanno trascinato in questo pantano - ha spiegato il tycoon - ma presto tutto ciò farà parte della storia. Questo è un grande giorno per l'America e, cosa ancora più importante, lasciamo l'Iraq con un nuovo, meraviglioso Primo Ministro, Ali al-Zaidi, una persona che ho sostenuto fin dall'inizio e che ho appoggiato pienamente. Ha vinto un'elezione in cui nessuno si aspettava che vincesse, e lo ha fatto con una vittoria schiacciante! Stiamo tornando a casa!".
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