s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Estero
Israele e Libano firmano l'accordo di pace. L'annuncio di Rubio. Netanyahu: "Restiamo nel ...
Ieri 26-06-26, 23:26
AGI - Israele, Libano e Usa hanno firmato a Washington un accordo quadro trilaterale di pace. L'intesa ha l'obiettivo di spianare la strada a un duraturo accordo di pace tra i due Paesi, dopo i conflitti degli ultimi mesi tra Tel Aviv e Hezbollah che hanno causato la morte di migliaia di libanesi, periti nei raid israeliani. "Siamo lieti di annunciare un accordo quadro tra il governo sovrano del Libano e, naturalmente, il governo di Israele, con la mediazione e il sostegno degli Stati Uniti d'America", ha dichiarato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, durante la cerimonia di firma. L'accordo "avvia la creazione di un quadro di riferimento per una pace e una sicurezza durature", ha aggiunto Rubio. L'accordo quadro siglato da Israele e Libano "è l'inizio dell'inizio", ha sottolineato Rubio. "C'è molto lavoro di fronte a noi. Oggi è il primo passo. E il primo passo è a volte il più difficile", ha avvertito Rubio. Netanyahu, Israele rimane nel sud del Libano Israele "rimane nella zona di sicurezza nel Libano meridionale". Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, commentando via video l'accordo quadro appena firmato a Washington. "Questo è un grande risultato e lo manterremo finche' Hezbollah non verra' disarmato, finche' esistera' una minaccia per lo Stato di Israele", ha aggiunto Netanyahu. Hezbollah, respingiamo negoziati con Israele Hassan Fadlallah, membro del Parlamento libanese e rappresentante di Hezbollah, ha rilasciato una dichiarazione in merito alla firma dell'accordo quadro a Washington, scrivendo: "Riaffermiamo la posizione di Hezbollah che respinge i negoziati diretti con il nemico israeliano. Mettiamo in guardia contro la deriva politica e di sicurezza dei negoziati, che mina la sovranita' del Libano e causa pericolose divisioni interne. Chiediamo alle autorita' di abbandonare la via dei negoziati diretti e tutte le decisioni prese contro il popolo". L’intesa arriva mentre l'attività di Israele nel Golfo si consolida sempre più come una variabile in grado di mettere a rischio l’accordo tra Iran e Stati Uniti sul cessate il fuoco. “Washington fermi i sorvoli israeliani nel Golfo o reagiremo”, minacciano i Pasdaran. Il quartier generale del Comando unificato iraniano, Khatam al-Anbiya, avverte così che gli aerei militari israeliani operanti nello spazio aereo dei paesi vicini sono considerati "una minaccia" per la Repubblica Islamica. Il quartier generale militare ha descritto tali voli come un "passo pericoloso", secondo un comunicato riportato dai media di Stato. Se gli Stati Uniti non saranno in grado di "trattenere" o "controllare" Israele, "l'Iran non tollererà alcuna minaccia e considererà legittimo il diritto di rispondere a queste azioni pericolose", ha ammonito il quartier generale. Il governo italiano, consolidare la tregua "Il Governo italiano accoglie con favore l'annuncio di un accordo quadro tra Libano e Israele, grazie alla mediazione degli Stati Uniti. E' quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. "E' fondamentale consolidare il cessate il fuoco tra il Libano e Israele e creare le condizioni per una pace duratura tra queste due Nazioni che veda affermata la sovranità e l'integrità territoriale del Libano e la sicurezza di Israele", continua la nota. "L'Italia, che è da tempo impegnata per questi obiettivi, continuerà a fare la sua parte, in stretto coordinamento con partner e alleati". "La base della Marina Usa in Bahrein fu devastata da attacchi" Intanto emergono nuovi particolari su uno dei casi controversi avvenuti nei giorni di guerra. L'Iran lo aveva sostenuto dal primo momento, il Pentagono lo aveva negato: la base della Marina americana in Bahrain è stata ripetutamente presa di mira e devastata da bombardamenti iraniani tra la fine di febbraio e giugno. A rivelarlo è il Wall Street Journal che ha esaminato immagini satellitari e i filmati dei social media, e ha intervistato militari in servizio ed ex. "Danni alle strutture militari" Negli attacchi, sono stati colpiti duramente il quartier generale del comando e almeno una dozzina di altri edifici, insieme a due terminali di comunicazione satellitare della Naval Support Activity (NSA) Bahrain. Washington aveva assicurato che non vi erano state vittime e neppure un impatto significativo sulle operazioni. La maggior parte del personale era stata evacuata e nella base era rimasto solo un gruppo ristretto di militari. La posizione del Pentagono Il Pentagono ora sta valutando se ristrutturare la base in Bahrain, ridurre la presenza degli Stati Uniti in Kuwait e Arabia Saudita e trasferire centri di controllo e militari a ovest e sottoterra, più lontano dalla portata di missili e droni iraniani. Un'ipotesi è spostare armamenti in Israele che già ha ospitato durante la guerra decine di aerei statunitensi, tra cui caccia a reazione e aerei da rifornimento. Costi del conflitto Il controllore del Pentagono, Jay Hurst, ha riferito al Congresso il mese scorso che il costo stimato della guerra è di 29 miliardi di dollari, esclusi i danni alle basi statunitensi. Secondo un rapporto pubblicato martedì dal Center for Strategic and International Studies, il conflitto è costato circa 40 miliardi, compresi da 2,2 miliardi a 5,1 miliardi per l'impatto dei bombardamenti iraniani sulle basi. Struttura e danni alla base NSA in Bahrain Difficile dire quanto servirà eventualmente per rimettere in piedi la NSA in Bahrain la cui costruzione, sempre secondo il Wsj, è costata negli anni intorno ai 400 milioni di dollari. Situata a circa 250 chilometri dalla costa meridionale dell’Iran, la base è stata il centro nevralgico del dispiegamento navale americano in Medio Oriente dal 1971 quando gli Usa ne assunsero il controllo. La NSA può ospitare ogni tipo di nave nella flotta statunitense. È divisa in tre sezioni: un'area sul lungomare focalizzata sulle operazioni delle navi; la base principale, sede di edifici amministrativi e di comando; un magazzino affittato dalla Marina con diversi annessi. L'Iran ha colpito tutti e tre. Il quartier generale della Quinta Flotta, costato 200 milioni di dollari, non è più agibile. Danni pesanti anche all'hangar dove stazionavano i droni della Task Force 59, all'edificio usato per l'addestramento, al centro di gestione delle emergenze dove erano parcheggiate le ambulanze, all'impianto per l'acqua potabile, alle camerate e alla mensa. Ma se per gli edifici la spesa potrebbe essere in fondo non così grande, ben più cari sono i due terminali di comunicazione satellitare AN/GSC-52B distrutti insieme a una struttura di gestione delle comunicazioni militari del costo di circa 20 milioni. L'esercito britannico ha dichiarato che una nave mercantile è stata colpita da un missile al largo delle coste dell'Oman, vicino a una rotta approvata dalle Nazioni Unite nello Stretto di Hormuz. La nave colpita ieri prosegue nella navigazione La nave battente bandiera di Singapore colpita ieri da un proiettile di origine sconosciuta al largo delle coste dell'Oman "ha completato il transito dello Stretto di Hormuz e sta proseguendo il suo viaggio". Lo ha riferito l'autorità portuale di Singapore, aggiungendo che tutti i 21 membri dell'equipaggio sono sani e salvi. L'autorità ha espresso profonda preoccupazione per l'incidente, "non provocato, ingiustificabile e in violazione del diritto internazionale". "Tutte le azioni che interessano la navigazione internazionale devono essere pienamente conformi al diritto internazionale, in particolare alla Convenzione Onu sul diritto del mare, e non devono mettere in pericolo la sicurezza dei marittimi e delle navi in mare", ha sottolineato in una dichiarazione ripresa da Al Jazeera. Pasdaran, si passa Hormuz solo su nostre rotte La Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane è tornata a ribadire che non vi sono scorciatoie per l'attraversamento di Hormuz. "Il passaggio nello stretto è consentito solo lungo le rotte dichiarate dall'Iran", riporta l'agenzia Isna. L'Oman ha predisposto due giorni fa un corridoio lungo le sue coste, in accordo con l'Organizzazione marittima internazionale (Imo), per far passare da Hormuz le imbarcazioni da settimane in attesa. Usa colpiscono deposito di missili e droni iraniani Le forze statunitensi hanno bombardato i depositi di missili e droni iraniani, così come radar costieri, in risposta a un attacco iraniano contro una nave da carico nello stretto di Hormuz. Lo rendono noto le Forze armate statunitensi. "L'aggressione ingiustificata contro la navigazione commerciale da parte delle forze iraniane ha chiaramente violato il cessate il fuoco", ha dichiarato il Comando centrale degli Stati Uniti su X, descrivendo i bombardamenti contro l'Iran come "una risposta forte all'attacco di ieri contro una nave commerciale che transitava nello stretto di Hormuz".
CONTINUA A LEGGERE
3
0
0
