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Economia e Finanza
La Bce pronta ad alzare i tassi. Cosa succede domani?
Oggi 09-09-26, 14:59
AGI - Sembra ormai scontato che la Bce nella riunione del Comitato direttivo di domani aumenti il costo del denaro portando i tassi di interesse al 2,75%, quindi di 25 punti base. Meno chiaro invece è il percorso dei prossimi mesi. Tra gli analisti, c'è chi sostiene che il ciclo restrittivo della Banca centrale sia ormai iniziato, e c'è chi invece scommette su una resilienza più robusta delle previsioni da parte dell'economia europea alle turbolenze internazionali. Di certo il prezzo del petrolio che sfonda la soglia psicologica dei 100 punti base acuisce i timori di una nuova fiammata dell'inflazione, che gli istituti centrali puntano come di consueto a scongiurare. Probabile l'aumento dei tassi entro dicembre Nonostante l'incertezza della situazione mediorientale e dell'andamento del mercato petrolifero, la maggior parte degli operatori ritiene quindi molto probabile un ulteriore rialzo al 2,74% dei tassi entro dicembre per arrivare poi al 3,10% entro settembre 2027. A fare da freno a questa tendenza potrebbe pero' essere l'intenzione dei policymaker di Francoforte di frenare la corsa dei rendimenti dei titoli di Stato che ad esempio per quelli tedeschi sono saliti al 3,0323%, il livello più alto dal gennaio 2024. Anche tassi degli Oat francesi hanno toccato un nuovo massimo degli ultimi 18 anni al 4,28% mentre per i Btp italiani sono saliti al 4,21%. Questo fattore potrebbe insomma fungere da deterrente alla Bce in un'eventuale decisione di inasprire ancora di più la stretta. Molto dipenderà dalle nuove stime di crescita che verranno fornite domani e dalle parole della presidente Christine Lagarde in conferenza stampa: l'approccio generale dovrebbe essere confermato e infatti gli esperti sono convinti che il numero uno dell'Eurotower ribadirà la necessità di un approccio 'data dependent', e che quindi ogni futura decisione verrà presa a seconda dei dati. L'incertezza del conflitto in Iran Secondo Nadia Gharbi, Senior Economist di Pictet Wealth Management il Consiglio direttivo ribadirà probabilmente che la decisione lo lascia "in una posizione favorevole per affrontare l'incertezza causata dal conflitto". Lagarde però dovrebbe assumere un "tono hawkish, soprattutto alla luce degli sviluppi sui mercati energetici". I rischi per le nostre previsioni sui tassi della Bce, ha proseguito, "pendono verso un terzo rialzo a dicembre. Più a lungo le interruzioni nello Stretto di Hormuz manterranno elevati i prezzi dell'energia, maggiore sarà la probabilità di un aumento di 25 punti base nel dicembre 2026. Tuttavia, questo non è ancora il nostro scenario di base", ha aggiunto. Di diverso avviso Laura Cooper, Global Investment Strategist and Head of Macro Credit di Nuveen secondo cui cosa accadrà dopo la decisione della Bce "è meno chiaro, con i mercati che stanno scontando ulteriori rialzi non supportati dai dati che stanno emergendo". L'inasprimento che dovrebbe essere deciso domani potrebbe essere deciso più "a scopo precauzionale" piuttosto che essere "un segnale di ripresa di un ciclo restrittivo". I dati infatti "non giustificano ulteriori strette: gli indici dei prezzi PMI, la crescita dei salari negoziati e le aspettative di inflazione basate sui sondaggi indicano tutti un allentamento delle pressioni sui prezzi sottostanti". Insomma, "un altro rialzo a dicembre resta difficile". "Affinché la Bce possa rialzare nuovamente i tassi piu' avanti nell'anno - ha osservato - sarebbe necessario un nuovo aumento delle pressioni sui salari oppure prove più chiare che l'aumento dei costi energetici si stia trasferendo sull'inflazione sottostante e sulle aspettative di inflazione a medio termine". In sintesi, a suo giudizio "Lagarde manterrà aperta la porta". Dave Chappell, Senior Portfolio Manager, Fixed Income, Global Rates, di Columbia Threadneedle Investments ritiene invece che qualsiasi sia la decisione della Bce "sara' probabilmente accompagnata da un chiaro segnale che la politica monetaria continuerà a essere guidata da un approccio data dependent e riunione per riunione" anche se "piu' a lungo i prezzi dell'energia rimarranno elevati, maggiori saranno i rischi di effetti secondari". A giudizio di Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, le stime di crescita che dovrebbe fornire la Bce "potrebbero essere riviste leggermente al rialzo, a circa lo 0,9% nel 2026 e all'1,4% nel 2027. La preoccupazione per l'inflazione Il quadro dell'inflazione appare invece più complesso: leggermente piu' favorevole nel 2026, quando e' attesa al 2,9%, ma piu' persistente negli anni successivi, man mano che l'aumento dei prezzi del gas e dei relativi futures si riflettera' nelle ipotesi alla base delle proiezioni". "Ogni ulteriore rialzo implica sempre piu' chiaramente l'ingresso della politica monetaria in territorio restrittivo. Ed e' proprio su questo punto che il dibattito all'interno del Consiglio direttivo potrebbe farsi piu' acceso. Oltre il 2,5%, i membri piu' favorevoli a una politica monetaria accomodante avrebbero molte piu' ragioni per far sentire la propria voce". Infine Marco Turatti, Senior Market Specialist di Capital.com sostiene che "per i prossimi mesi, resta aperta la possibilita' di uno scenario di politica monetaria esplicitamente restrittiva, che potrebbe essere spinto dalle evoluzioni dei prezzi di petrolio e gas naturale". Un ulteriore elemento da monitorare saranno le nuove proiezioni: "Numeri in linea con quelli di giugno indicherebbero che Francoforte continua a non rilevare effetti secondari e duraturi sull'inflazione. Sullo sfondo, anche il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato europei esercita gia' un effetto restrittivo sull'economia e potrebbe spingere la Bce a muoversi con maggiore cautela, evitando un percorso di rialzi troppo aggressivo nei prossimi mesi".
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