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La riforma elettorale diventa legge. Meloni: "Risposta con i fatti a chi voleva il centrod...
Oggi 08-10-26, 19:16
AGI - Tra applausi, "vedette", accuse, foto mostrate, citazioni e proteste con tanto di cartelli in Aula, la riforma elettorale targata centrodestra supera anche l'ultimo scoglio del voto segreto e diventa legge. Il proporzionale con premio di maggioranza, capolista bloccati senza obbligo di parità di genere e la possibilità di dare fino a tre preferenze incassa 227 voti favorevoli e 164 voti contrari. Pochissime le assenze in entrambi gli schieramenti, banchi del governo al gran completo (assenti, ma giustificati perché in missione, solo la premier Meloni e il titolare dell'Economia Giorgetti), mentre le opposizioni schierano i leader (da Schlein a Conte, entrambi iscritti a parlare in dichiarazione di voto). I numeri del voto e la tenuta della maggioranza Nessun "brivido" sul voto segreto: come era già nell'aria da alcuni giorni, il centrodestra si presenta compatto e i franchi tiratori si contano sulle dita di una mano (tra 5 e 6 i voti "mancanti", sicuramente non più di 8, anche se i dem arrivano a contarne almeno una decina, e sempre 8 sono i voti in più guadagnati dal fronte del no alla riforma). Insomma, numeri che – sulla carta – non consentono di parlare di divisioni o segnali, dall'una e dall'altra parte. La reazione della premier Meloni e del governo La prima ad esultare è proprio la presidente del Consiglio che, alla vigilia del rush finale sulla riforma, aveva avvisato alleati e deputati: se la legge elettorale non passa si va tutti a casa. E la maggioranza risponde presentandosi compatta all'ultimo appuntamento. "A chi sperava di vedere il centrodestra diviso, oggi rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati a portare avanti gli impegni presi con i cittadini. Avanti così", scrive sui social Giorgia Meloni una manciata di minuti dopo il voto. "Quando gli italiani torneranno a votare potranno scegliere tutto: il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e – di nuovo – il proprio parlamentare. Il centrodestra reintroduce il voto di preferenza, che mancava da oltre trent'anni, restituendo ai cittadini il potere di scegliere direttamente chi li rappresenta. Governi stabili e maggiore partecipazione significano più continuità, più responsabilità e più capacità di dare risposte concrete agli italiani", rivendica ancora la premier. Poi, nel pomeriggio, da un evento ad Ascoli Piceno, ammette: "Sono soddisfatta". Ironizza il ministro di FdI Tommaso Foti: "L'opposizione è finalmente unita, nella sconfitta". Le critiche dell'opposizione e i ricorsi alla Consulta Di tenore opposto le parole del centrosinistra, unito nella convinzione dell'incostituzionalità della legge, tanto che partirà subito l'iter per i ricorsi, puntando a un pronunciamento della Consulta prima del ritorno alle urne. Per Angelo Bonelli "Meloni ha già un piano B: se nessuno raggiunge il 42% scatta il proposizionale puro e lei farà l'accordo con Vannacci". E proprio i vannacciani aprono al dialogo con il centrodestra, che per vincere "ha bisogno di Vannacci", purché il confronto sia "serio e rispettoso", dice Edoardo Ziello in Aula. La leader dem Elly Schlein evidenzia "l'imbarazzo della maggioranza" costretta "sotto ricatto" a votare le stesse norme "bocciate a metà luglio" e lo fanno "perché hanno paura delle elezioni". Ma "cambiatevi pure la legge elettorale da soli tanto noi come alleanza progressista saremo in grado di vincere con qualunque legge", assicura. Ne è convinto anche il leader M5s Giuseppe Conte che si rivolge a Meloni: "Qui c'è un'opposizione forte che ti manderà a casa". Lo scontro tra Conte e Donzelli Duro il botta e risposta che va in scena tra Conte e Giovanni Donzelli di FdI: il primo mostra in Aula le foto del pentastellato Scarpinato – attaccato proprio da FdI che ne chiede le dimissioni dall'antimafia – assieme a Borsellino e Falcone; il secondo replica che "anche nei dipinti dell'ultima cena Giuda è seduto accanto a Gesù". Proteste, cartelli e il caso delle "vedette" in Aula Ma tra accuse reciproche fra i due schieramenti è nel momento del voto che l'emiciclo si infiamma: il presidente Fontana proclama il risultato e la maggioranza – soprattutto i deputati di FdI – esplode in un applauso, tutti scattano in piedi, mentre nella parte sinistra dell'Aula le opposizioni espongono cartelli con su scritto "No all'Imbroglio", "Legge Truffa", e "Con Meloni salari al palo". Come successo già lo scorso luglio, e poi ancora la scorsa settimana per il voto segreto sulle pregiudiziali, tornano in azione le "vedette" di FdI, posizionate negli ultimi banchi in altro dell'Aula. È la stessa leader dem, nel suo intervento, indicando con il braccio teso la parte superiore dell'emiciclo, a segnalarlo: "Avete paura, avete piazzato 5 colonnelli nell'ultima fila per controllare il ditino del vicino". E non è l'unica, tanto che il presidente Fontana più volte durante lo scrutinio invita "i deputati a sedersi, tutti seduti", scandisce. Dopo il voto, ai giornalisti che gli fanno notare di essersi spostato dal suo banco in un banco più in alto, Donzelli replica scherzoso: "Ero andato a telefonare... capita spesso che mi sposto...".
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