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Politica
Legge elettorale, 'stress test' per FdI sulle preferenze poi il centrodestra si ricompatta
Oggi 11-09-26, 02:54
AGI - Nessuna sorpresa al Senato. Alla fine il centrodestra blinda l'accordo e si ricompatta. Via libera all’emendamento unitario a firma di tutti i partiti di maggioranza sulle preferenze e i capolista bloccati. Il voto - 97 favorevoli e 67 contrari - arriva nella giornata di ieri, giovedì 10 settembre, al termine di diverse ore di fibrillazioni, avvertimenti e contro-avvertimenti che rischiano di sfaldare la coalizione e mettere a dura prova il prosieguo della legislatura. Fallito il blitz delle opposizioni Il tentativo di blitz delle opposizioni, però, non va a buon fine e la maggioranza boccia tutti gli emendamenti che miravano a modificare la legge elettorale targata centrodestra inserendo preferenze 'libere', ovvero senza capolista bloccati e con l'obbligo di alternanza di genere. Subito dopo il voto sull'emendamento di maggioranza, salutato in Aula dai sentori di FdI che innalzano alcuni cartelli ("con noi le preferenze con loro zero"). Il messaggio della premier E' la stessa premier Giorgia Meloni a rivendicare la battaglia: "Le preferenze mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di FdI", scrive sui social. "Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa". Le mosse nel centrodestra Eppure è stata proprio l'apertura di FdI agli emendamenti del Pd a sparigliare le carte e mettere in allarme gli alleati, con Forza Italia che ha subito avvisato: se votano con le opposizioni salta tutto. Meno tranchant i leghisti, che comunque non avrebbero certo gradito il venir meno di un patto siglato non più di un mese fa. Ma se nella serata di mercoledì il campo largo ravvisava segnali a favore, arrivando a ipotizzare che l'apertura di FdI in realtà nascondesse la volontà di far naufragare la riforma elettorale, già nella mattinata di ieri, giovedì 10 settembre, al Senato l'aria aveva un sapore diverso ("aspettiamo di vedere come escono dall'impasse in cui si sono ficcati da soli", era il refrain in Transatlantico). Il mini vertice Che qualcosa si stesse muovendo è apparso chiaro all'ora di pranzo, quando il capogruppo di FdI Malan chiede una interruzione dei lavori dell'Aula, prima dell'avvio delle votazioni e prima ancora che il governo desse i pareri sugli emendamenti. "La questione è sul tavolo dei leader", fanno sapere dalla maggioranza, mentre nel frattempo la ministra Casellati assieme agli sherpa e ai capigruppo si riunisce al Senato. Il governo si rimetterà all'Aula sugli emendamenti sulle preferenze targati Pd, è l'esito del mini-vertice. I partiti della maggioranza rifiatano E mentre la ripresa dell'Aula slitta ancora, inizia a filtrare dalla maggioranza che non ci sarà nessuna spaccatura e FdI non voterà a favore dei testi dem. Lo ufficializza poco dopo sempre il capogruppo Malan, che parla di "strumentalità" del Pd, ma "noi non abbiamo dubbi. Manteniamo la parola e votiamo contro". Lo stress test in vista della terza lettura alla Camera Respiro di sollievo tra le fila del centrodestra. Anche se le diverse ore di montagne russe rischiano di lasciare un segno. Quello che, stando a alcune fonti di maggioranza, la stessa Meloni voleva mettere nero su bianco con gli alleati. Una sorta di avvertimento, uno 'stress test' in vista del voto finale sulla legge elettorale alla Camera. Passaggio che si teme possa non essere indolore. Da qui la necessità - stando alle stesse fonti - di inviare in anticipo un messaggio chiaro agli alleati, ovvero non sono ammessi scherzi. Il voto finale a Montecitorio, a scrutinio segreto, non va preso sottogamba, è il ragionamento. Tanto che nel governo è in corso una riflessione sulle prossime mosse, e la fiducia non viene più data ad oggi per scontata, ma si valutano i pro e i contro (il voto finale si prevede dovrebbe arrivare nella prima quindicina di ottobre), spiegano fonti qualificate del partito di maggioranza relativa. La tentazione a votare l'emendamento del Pd sulle preferenze ci sarà anche stata, per questione di coerenza, ma si è subito scontrata con le conseguenze che ne sarebbero derivate, ragiona un alto esponente del partito di via della Scrofa, ovvero una spaccatura della coalizione che, invece, deve restare unita. La posizione di Ignazio La Russa Da qui l'indicazione arrivata direttamente dai piani alti all'ora di pranzo, tenere fede ai patti. Insomma, la stessa fonte definisce tutta l'operazione con una sola parola: "Un bluff". "Ma - dice la stessa fonte - Lega e FI devono capire che noi siamo pronti a giocare con il fuoco pur di mantenere fermo il punto sulle preferenze. Quindi alla Camera niente scherzi, altrimenti come è ovvio si va a votare". In serata il presidente del Senato Ignazio La Russa rasserena il clima: "Voto anticipato? Non ho nessun segnale in questa direzione, anzi ho segnali in tutt'altra direzione". Le proteste delle opposizioni Il centrosinistra, che a tratti aveva pregustato una possibile vittoria, va al contrattacco, urla "vergogna" in Aula e accusa la premier di "mancanza di coerenza". "Per non perdere la legge Meloni ha perso la faccia", scandisce la segretaria Pd Elly Schlein, mentre il leader M5s Giuseppe Conte parla di "messinscena truffaldina".
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