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Cronaca
L'Ama denuncia il furto della lapide della tomba di Gigi Proietti. La famiglia dell'attore...
Oggi 07-06-26, 00:17
AGI - Allarme rientrato. Non c'è stato alcun danneggiamento né furto della lapide della tomba di Gigi Proietti, presso il Cimitero Monumentale del Verano. La denuncia diramata agli organi di stampa nel pomeriggio di sabato 6 giugno dall'Ama spa, l'azienda municipale che gestisce il verde e i servizi cimiteriali della Capitale, attivatasi "immediatamente con le forze dell'ordine, cui avrebbe fornito le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza per individuare gli ignoti ladri", non aveva alcun fondamento. Per fortuna. La lapide del popolare attore scomparso il 2 novembre del 2020 era stata prelevata dall'agenzia funebre su indicazione della famiglia Proietti per poter inserire sulla stessa lastra anche il nome di Sagitta Alter, la compagna di una vita di Gigi scomparsa lo scorso 21 aprile. A precisarlo è Cinzia D'Angelo, ufficio stampa della famiglia. La lapide di marmo sarà presto ricollocata dopo la nuova incisione. La tomba di Proietti, come detto, si trova al cimitero monumentale del Verano a Roma. Sulla lapide nera c'è l'iscrizione dorata in latino 'hic iacet pulvis, cinis et nihil' (Qui giace la polvere, cenere e nulla). Gigi Proietti morto il 2 novembre 2020 Gigi Proietti, icona dell'umorismo, cuore di Roma, figlio di una nazione che oggi più che mai avrebbe bisogno d'ironia, è scomparso il 2 novembre del 2020, giorno del compimento deii suoi 80 anni, di cui almeno 55 vissuti sui palcoscenici di tutta Italia. "Che dobbiamo fa'", diceva prendendosi gioco di se stesso, come sa fare ogni grande persona, "la data è quella che è". Proietti era ricoverato in una clinica romana in gravi condizioni, problemi cardiaci per una vita da cuore matto. Proietti insieme a Alberto Sordi - e a una piccola galleria di altre figure storiche del cinema e del teatro - ha rappresentato il carattere italiano, il suo splendore, la sua miseria. Nato in via Giulia nel 1940, dove splende l'anima della Capitale, Proietti con la famiglia fa lo zingaro in città, vive in diversi quartieri, al Colosseo, al Tufello, all'Alberone. Dove c'è il popolo, cresce Proietti, nasce il suo talento. All'oratorio rivela il suo primo istinto da istrione, il teatro Proietti lo scoprirà all'Università. Dopo il liceo classico si iscrive a Giurisprudenza, sostiene un po' di esami, ma con quella faccia e quel sorriso era un pre-destinato e dunque, racconta "non vi preoccupate, non mi sono laureato". La carriera artistica di Proietti comincia negli anni Sessanta, la sua figura è legata al titoli che fanno parte della storia del teatro e del cinema e poi della televisione. Negli anni Settanta calca la scena accanto a Renato Rascel in un musical firmato dai maestri Garinei e Giovannini. Da allora è l'uomo macchina di successi come "Caro Petrolini", "Cyrano", "I sette re di Roma". Indimenticabile la sua interpretazione di Nerone. Al cinema, nell'ippodromo di "Febbre da cavallo" e de "La Mandrakata" accende, con un altro interprete della comicità romana, Enrico Montesano, un altro faro sul carattere del paese, i suoi azzardi, i suoi vizi, frizzi e lazzi. Tutto sull'impronta di Steno e dei Vanzina, veri studiosi dell'antropologia di un paese mai cresciuto fino in fondo. Proietti fu un mattatore totale, fu attore, cantante, ballerino, regista, barzellettiere, cuoco e cameriere di se stesso, one man show al servizio di un solo padrone, il suo pubblico.
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