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Cronaca
Lavitola al gip: "Sono io il mandante dell'attentato"
Oggi 12-08-26, 18:15
AGI - Interrogatorio di garanzia, nel carcere di Rebibbia, per Valter Lavitola, arrestato lunedì con l'accusa di essere il mandante dell'attentato ai danni di Sigfrido Ranucci avvenuto nell'ottobre scorso. Lavitola, nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip, "ha confermato l'ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato". Ha riferito ai cronisti l'avvocato Sergio Cola, difensore di Lavitola, lasciando il carcere di Rebibbia dopo più di cinque ore di interrogatorio. "Dice di averlo fatto per tutelare l'incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggressione, anche perché Ranucci non aveva all'epoca una protezione, aveva solamente due uomini di scorta". Difensore di Lavitola, no movente politico dell'attentato L'attentato a Sigfrido Ranucci dello scorso ottobre di cui Valter Lavitola ha ammesso oggi, nell'interrogatorio di garanzia a Rebibbia, di essere il mandante, è stato compiuto "non per un movente politico". È quanto ha dichiarato ai cronisti dal difensore di Valter Lavitola, l'avvocato Sergio Cola, lasciando il carcere. "Anche se di fatto l'attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentare la popolarità", ha aggiunto. Ranucci sui social cita Moro, Falcone e Borsellino "La voce che spaventa. Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso identico modo non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l'ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta". Lo scrive in un post sui social il conduttore di 'Report', Sigfrido Ranucci. Nuovo 'capitolo' nell'inchiesta Un nuovo capitolo dell'inchiesta sull'attentato dinamitardo contro Ranucci emerge intanto dal verbale dell'audizione in procura di Marco Bernardini, ex informatore del Sisde condannato in via definitiva a 5 anni e 8 mesi per i dossieraggi illegali Telecom. A ricostruire il verbale è Giacomo Amadori in un articolo sul quotidiano Libero, nel quale viene spiegato che Bernardini sarebbe stato indicato dallo stesso Ranucci alla Procura di Roma nel novembre 2025 come persona in grado di fornire elementi utili sulle vicende legate all'attentato di Pomezia. Nel verbale, riportato dal quotidiano, Bernardini riferisce di essere stato contattato da Ranucci nell'estate 2025, quando il conduttore avrebbe espresso preoccupazioni per la possibilità di essere intercettato o pedinato. Bernardini racconta quindi di essersi rivolto a un ex collega dei servizi, indicato nel verbale con le iniziali "S.L.", dal quale avrebbe raccolto informazioni su presunte irregolarità interne all'Aisi. Si tratta, sottolinea Libero, di accuse prive — nel racconto di Bernardini — di riscontri documentali e basate su informazioni riferite da terzi. Secondo il quotidiano, i pm avrebbero mostrato maggiore interesse per la figura di Giuseppe Deldeo, ex vicedirettore dei servizi e coinvolto nell'inchiesta sulla cosiddetta "Squadra Fiore", agenzia investigativa privata nella quale figuravano anche ex appartenenti ai servizi. L'avvocato di Ranucci: "È vittima di linciaggio" Dura la posizione della difesa del giornalista. L'avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, sottolinea come il suo assistito sia finito al centro di un attacco orchestrato: "Sigfrido Ranucci è tre volte vittima: di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno definitivamente accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità, di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture e insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell'attentato." Il legale ha poi preannunciato azioni legali contro chi ha denigrato la figura del conduttore: "Adesso attendiamo il giudizio anche nei confronti di quanti sono stati denunciati per diffamazione aggravata per aver contribuito consapevolmente alla violenta azione denigratoria della figura più rilevante del giornalismo di inchiesta in Italia, azione pericolosa per la democrazia come un attentato." Salvini chiede lo stop Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, a margine di una visita al Polo di interscambio del Pigneto a Roma, chiedendo un passo indietro per i protagonisti del caso: "Coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura e preoccupante debbono prendersi una pausa. Fino a che gli italiani che pagano questo stipendio non avranno totale e assoluta chiarezza, ritengo sia utile aspettare che la magistratura faccia il suo corso." La replica di Ranucci Le parole del vicepremier sono state prontamente lette dal conduttore Rai come una richiesta diretta di allontanamento dalla TV. In un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, Sigfrido Ranucci ha infatti commentato: "Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione."
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