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Estero
Le opzioni "molto forti" di Trump sull'Iran
Oggi 12-01-26, 07:17
AGI - Il baricentro della crisi mediorientale si sposta nuovamente verso Teheran, mentre la Casa Bianca osserva con estrema attenzione l’inasprirsi della repressione contro i manifestanti in Iran. A bordo dell’Air Force One, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha delineato un quadro di massima allerta, confermando che Washington sta monitorando il superamento della "linea rossa" legata all’uccisione dei civili. "Stiamo valutando la situazione con grande serietà. L’esercito sta esaminando la questione e stiamo valutando alcune opzioni molto forti. Prenderemo una decisione", ha dichiarato il Presidente rispondendo ai giornalisti. Alla domanda se il regime abbia effettivamente iniziato a colpire i manifestanti, Trump è stato esplicito: "Sembra che stiano iniziando a farlo". Il dilemma strategico della Casa Bianca Nonostante il richiamo al coinvolgimento dei vertici militari, la strategia statunitense sembra muoversi su un doppio binario. Fonti della Casa Bianca citate dalla CNN riferiscono che al Presidente sono stati sottoposti «diversi piani d’intervento» che, per il momento, non prevederebbero attacchi cinetici diretti. L’orientamento attuale dell’amministrazione si concentrerebbe su azioni mirate contro l'apparato di sicurezza iraniano responsabile delle violenze. La cautela sull'intervento armato La cautela su un intervento armato tradizionale risiederebbe nel timore che attacchi militari americani possano sortire l’effetto opposto a quello sperato, rischiando di "indebolire il fronte della protesta" e, come sottolineato dai funzionari, "avere l'effetto di mobilitare il popolo iraniano a sostegno del governo, o indurre l'Iran a reagire con la forza militare". Segnali di dialogo e nuovi scenari In questo clima di estrema tensione, non mancano tuttavia spiragli negoziali. Secondo quanto riferito dallo stesso Trump, Teheran avrebbe mostrato segnali di apertura: "I leader iraniani hanno chiamato ieri», ha annunciato il Presidente, aggiungendo che «si sta organizzando un incontro", pur avvertendo che gli Stati Uniti potrebbero "dover agire prima" che tale colloquio abbia luogo. L'appello di Reza Pahlavi Parallelamente alle mosse di Washington, dal fronte dell’opposizione in esilio giunge la proclamazione di una "nuova fase della rivolta nazionale". Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià di Persia, ha affidato ai social media un messaggio di mobilitazione volto al rovesciamento della Repubblica Islamica. Il messaggio e l'ultimatum di Pahlavi "La libertà dell’Iran è vicina. Il sangue versato dai figli dell’Iran non è stato versato invano", ha scritto Pahlavi, annunciando che ogni struttura legata alla propaganda e alla censura del regime sarà considerata un obiettivo legittimo. L'erede al trono ha lanciato un ultimatum alle forze di sicurezza e alla rete diplomatica: "È giunto il momento che in tutte le ambasciate e i consolati, al posto della bandiera della Repubblica Islamica, sventoli la bandiera nazionale iraniana". L'analisi di Pahlavi e la linea dell'opposizione Secondo l’analisi di Pahlavi, l'aumento della violenza da parte di Teheran non sarebbe un segno di forza, bensì il sintomo di una "grave crisi economica e della paura di un crollo". La linea tracciata dall’opposizione è netta: "Non permetteremo che questi criminali versino altro sangue. Non torneremo indietro".
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