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Omar bin Laden, il figlio di Osama che dipinge i paesaggi del Nord America
Oggi 11-09-26, 04:04
AGI - Quando Omar bin Laden si sente giù di morale guarda 'Gli spietati', il classico western americano che racconta la vita di un fuorilegge redento - interpretato da Clint Eastwood - costretto ad abbandonare la serenità da agricoltore per un'ultima incursione nel suo violento passato. Oppure si dedica alla pittura di paesaggi naturalistici, ritraendo gli scorci del Nilo al chiaro di luna o l'incontaminato West americano. I lineamenti importanti tradiscono subito la discendenza del quarto figlio del leader di al-Qaeda. Ma il temperamento artistico Omar lo ha ripreso dalla madre, Najwa Ghanem (prima moglie di Osama, originaria della Siria), come ha lui stesso raccontato in un'intervista a Vice. "Alcuni familiari dal lato di mia madre sono molto portati per l'arte", disse in quell'occasione "Mia madre ama dipingere e lo stesso vale per una delle mie sorelle. Anche mio zio era un artista di grande talento. Il bisogno di disegnare e dipingere ce l'ho nel sangue". I dipinti naturalistici Nel corso del tempo, bin Laden figlio ha realizzato numerosi dipinti in stile naïf, caratterizzati da colori vivaci e pennellate piatte. In una delle sue opere ha riprodotto le aspre montagne di Tora Bora in Afghanistan, dove il padre si rifugiò dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. In un altro quadro, invece, è raffigurato il deserto dell'Arizona, a poca distanza da dove si trovava il rifugio montano del padre. Tutte le sue opere trasmettono una semplicità infantile, quasi come se volesse tornare alla spensieratezza e dimenticare la violenza di cui, suo malgrado, è stato testimone. "Mi mancano i momenti felici che ho vissuto, quelli in cui ero troppo giovane per capire e troppo innocente per vedere il mondo intorno a me" ha rivelato nell'intervista a Vice. "Mi mancano le distese sconfinate di dune desertiche e i mari ondulati. Mi manca la pace dell'infanzia". Le dune del deserto e i mari ondulati dell'infanzia di Omar si ritrovano anche nei paesaggi di Gedda, città portuale dell'Arabia Saudita dove Omar ha trascorso i primi anni della sua infanzia tra un appartamento nel centro della città e la fattoria di famiglia, dove suo padre teneva cavalli, capre e gazzelle. Ma l'idillio sarebbe stato ben presto interrotto, quando Saddam Hussein aveva invaso il Kuwait nel 1990 e Osama, convinto che avrebbe dovuto proteggere l'Arabia Saudita dalle forze irachene, aveva trasformato la sua fattoria in una base militare. Di lì a tre anni la famiglia bin Laden si sarebbe trasferita in Sudan. A fare da sfondo all'adolescenza di Omar i conflitti geopolitici dell'epoca, che lo avevano costretto a seguire il padre prima a Khartum e poi attraverso le vallate, le colline e le zone di guerra dell'Afghanistan. Omar aveva 15 anni quando fu portato nei campi di addestramento di al-Qaeda vicino a Tora Bora per prepararsi alla battaglia contro gli eserciti 'infedeli' e ne aveva 16 quando fu portato in guerra in Afghanistan. Il rapporto conflittuale con il padre Osama Oggi 45enne, Omar ha sempre assicurato di non essere mai stato particolarmente vicino a suo padre. Lontano dall'essere un modello di genitorialità, Osama era un patriarca austero che privava i suoi figli dei giocattoli, li picchiava regolarmente e cercava persino di convincerli a offrirsi per missioni suicide, ha raccontato a Vice. Ma è stato durante l'adolescenza che il sostegno incrollabile di Omar verso suo padre ha iniziato a mostrare le prime crepe. Un episodio in particolare: bloccato dal fuoco di un cecchino su un sentiero di montagna in Afghanistan, quando gli scontri territoriali tra i Talebani e l'Alleanza del Nord erano diventati disordinati e confusi e non sembrava esserci più alcuna differenza tra alleati e nemici, un miliziano che sarebbe dovuto essere suo alleato, disse a Omar via radio che se lo avesse visto sulla terra contesa, non avrebbe esitato a sparargli. Fu lì che si rese conto della follia della guerra e a 18 anni decise di abbandonare la missione di al-Qaeda per trasferirsi con sua madre in Siria. L'ultima volta che vide suo padre Osama fu in Afghanistan nel 2001, quando aveva 20 anni e viveva di nuovo in Arabia Saudita. L'allontanamento da al-Qaeda e la vita in Normandia Nel corso degli anni, Omar ha condannato ripetutamente gli attacchi, esprimendo un enorme dolore per le migliaia di vittime e denunciando al-Qaeda per la strage ingiustificata di civili innocenti. Ha rifiutato in toto le ideologie violente del padre e, anche se non ha mai rinunciato al cognome di famiglia, da tempo cerca di prendere le distanze da quel mondo. "Molta gente pensa che gli arabi - specialmente i bin Laden e i suoi figli - siano tutti terroristi", ha detto Omar all'Associated Press nel 2008 "Ma non e' vero". Una convinzione che nel 2009 lo ha portato a desiderare di diventare ambasciatore di pace per l'Onu, secondo quanto riportato dal Daily Telegraph. L'espulsione dalla Francia Rinnegata al-Qaeda, Omar sembrò trovare la pace nelle campagne della Normandia con la moglie Zaina Mohamed al-Sabah e alcuni cavalli, ma nel 2023 l'artista saudita fu costretto ad abbandonare la sua casa dopo la revoca del permesso di soggiorno per aver pubblicato sui social post che "glorificavano il terrorismo" proprio in occasione dell'anniversario della morte di suo padre, ucciso in un blitz degli Usa in Pakistan il 2 maggio 2011. Dopo la morte del padre, Omar ha affermato che le forze speciali statunitensi avevano "violato" il diritto internazionale non permettendogli di avere una sepoltura adeguata. Che fine hanno fatto i suoi familiari? Omar bin Laden è il quarto dei circa 20 figli avuti da Osama con donne diverse - 11 dei quali soltanto dalla prima moglie Najwa Ghanem - e ha mantenuto uno stretto legame con sua madre Najwa e suo fratello maggiore Abdallah, che esattamente come l’artista ha preso le distanze dall’ideologia fondamentalista del padre. Nel libro ‘Crescere con Bin Laden, la moglie e il figlio di Osama ci portano nel loro mondo segreto’ (2009), Najwa e Omar hanno raccontato i retroscena della vita privata dell’uomo che ha abbattuto il simbolo dell’Occidente. In particolare, Najwa ha ricordato quando a soli 15 anni ha sposato Osama, descrivendo la trasformazione del giovane tranquillo e serio di cui si era innamorata in un marito autoritario e padre severo, un imprenditore e infine il leader di una complessa rete terroristica internazionale come quella di al-Qaeda. Sradicati da una vita di straordinario lusso e privilegi in Arabia Saudita, Najwa e Omar si sono improvvisamente trovati a vivere una vita perennemente in fuga, spostandosi di Paese in Paese con nomi falsi e passaporti contraffatti.
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