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Economia e Finanza
L'export italiano punta a superare i 690 miliardi nel 2028
Oggi 03-07-26, 04:33
AGI- I dati dell'export italiano di beni fanno ben sperare. È previsto, infatti, in aumento del 2% a fine 2026, per poi accelerare al 2,5% nel 2027, raggiungendo i 675 miliardi di euro, e al 2,8% nel 2028, quando supererà i 690 miliardi di euro. Tutto ciò emerge dal Rapporto Export 2026 di SACE "RE-Agire: l'Italia alla sfida dell'export globale", giunto quest'anno alla diciannovesima edizione. Tale dinamica, spiega il rapporto, si rende possibile "in uno scenario di graduale ritorno alle condizioni pre-conflitto in Medio Oriente e coerente con il percorso verso l'obiettivo dei 700 miliardi di export, che si raggiungerà continuando a sostenere diversificazione dei mercati, iniziative di sviluppo delle imprese italiane all'estero e supporto di Sistema, in linea con il nuovo Piano Strategico 2026-2028 SACE50". Secondo Guglielmo Picchi, Presidente di SACE, il rapporto "ci consegna una prospettiva positiva, ma soprattutto la consapevolezza che la crescita sui mercati internazionali richiede oggi un approccio più proattivo e coordinato". Dati export solidi e resilienti Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE, osserva che "l'export italiano si dimostra solido, ma è chiamato a misurarsi con una competizione globale più articolata rispetto al passato. Diversificazione geografica, sicurezza e ampliamento delle fonti di approvvigionamento e integrazione nelle filiere globali del valore sono le sfide che emergono dal Rapporto, su cui lavoriamo al fianco delle imprese con il nostro Piano Strategico SACE50. L'obiettivo è chiaro: vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export e lo raggiungeremo insieme a tutti gli attori di Sistema." Le aree più dinamiche per l'export dell'Italia Dal report, si evince che l'Asia-Pacifico si conferma tra le aree più dinamiche per l'export italiano, con vendite pari a 60,3 miliardi di euro nel 2025 e attese in crescita del 3,5% nel 2026 e del 3,4% medio annuo nel biennio 2027-28, sostenute da investimenti in innovazione, transizione verde, infrastrutture sostenibili e nuove catene di approvvigionamento. Il Medio Oriente, dopo una contrazione prevista nel 2026 legata alla crisi nell'area del Golfo, è atteso tornare a crescere con decisione nel biennio successivo, con un incremento medio del 5,3%. In America Latina, le vendite sono previste in aumento del 2% nel 2026 e del 3,1% medio annuo nel 2027-28, alimentate dai progetti in ambito energetico e dalla riorganizzazione delle catene del valore. L'Africa, anche grazie al Piano Mattei della Presidenza del Consiglio dei Ministri, presenta spazi di sviluppo per macchinari, tecnologie e beni intermedi: l'export verso i 18 Paesi prioritari del Piano vale 14,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto al 2024. Europa e Nord America Nei mercati più tradizionali, infine, l'Europa avanzata resta il principale bacino di destinazione, con 346 miliardi di euro di export nel 2025 e una crescita attesa del 2,5% nel 2026, mentre l'Europa Centro Orientale mostra profili di crescita significativamente superiori alla media nell'intero triennio; anche il Nord America offre prospettive positive, con un incremento previsto dell'1,9% nel 2026 e del 3,2% medio annuo nel biennio successivo. 16 Paesi strategici per l'Italia In questo quadro, il Rapporto SACE individua 16 Paesi strategici - Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Messico, Corea del Sud, Brasile, India, Singapore, Marocco, Egitto, Thailandia, Malaysia, Vietnam, Kazakistan e Filippine - che offrono una piattaforma di diversificazione intelligente, integrando mercati già presidiati con geografie più dinamiche. Le previsioni indicano per queste destinazioni una crescita del 4,4% medio nel 2027-2028, superiore a quella dell'export complessivo, fino al raggiungimento di 92 miliardi di euro. Materie prime critiche e filiere globali del valore Un ulteriore fattore analizzato riguarda le materie prime critiche, essenziali per le transizioni digitale ed energetica e caratterizzate da una forte concentrazione geografica dell'offerta. Circa il 16% del commercio globale di queste materie è soggetto a restrizioni, con effetti potenziali sulla volatilità dei prezzi e sulla continuità delle forniture. Per un Paese manifatturiero come l'Italia, fortemente dipendente dall'import di input produttivi strategici, la sicurezza degli approvvigionamenti diventa parte integrante della strategia export. Il Rapporto sottolinea infine il ruolo delle filiere globali del valore come punto di sintesi tra export e import e come leva fondamentale per accompagnare il sistema produttivo italiano in questa fase di trasformazione. Oggi circa il 41% della produzione manifatturiera italiana è attivata, direttamente o indirettamente, dai processi produttivi internazionali. Le filiere italiane rappresentano oltre la metà del fatturato nazionale e mostrano una propensione all'export nettamente superiore alla media dell'economia italiana: circa il 32% contro circa il 15%. Energia, Agroalimentare e Packaging, Automotive, Chimica e Farmaceutica, Elettronica e Meccatronica, Macchine e Impianti sono tra gli ambiti in cui l'integrazione nelle catene globali può rafforzare il posizionamento competitivo delle imprese italiane.
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