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Cronaca
Mario Sechi racconta, "la mia nuova vita sotto scorta". Poi annuncia: "Angelucci mi ha licenziato"
Oggi 28-05-26, 17:49
AGI - "Devo metterti sotto tutela". Comincia così il racconto del direttore di Libero ed ex direttore dell'AGI, Mario Sechi, nel suo editoriale in cui ricostruisce il momento in cui il prefetto Claudio Sgaraglia gli comunica la decisione di assegnargli la scorta in seguito alle minacce ricevute dagli anarco-insurrezionalisti. Il dialogo con il prefetto e il questore di Milano "Non voglio la scorta, non l'ho mai chiesta", prova a opporsi Sechi. Ma la risposta del prefetto è netta: "Non puoi decidere tu, è necessario". Poco dopo, racconta Sechi, arriva a casa il questore Bruno Megale insieme al coordinatore delle scorte. Anche in quel caso insiste sul proprio "manifesto di liberta'" ma il questore gli conferma che si tratta di "una minaccia diretta sulla tua persona". Da quel momento, racconta, comprende di essere diventato "un bersaglio del terrorismo anarchico". Il collegamento con gli anarchici Nel testo il direttore di Libero collega immediatamente la vicenda all'esplosione avvenuta in un casolare alle Capannelle, a Roma, dove sono morti due anarchici, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, mentre fabbricavano una bomba. I due appartenevano all'area legata ad Alfredo Cospito, definito da Sechi "la star in prigione del movimento anarchico". Il giornalista ricorda gli attentati attribuiti a Cospito, dall'azione contro la scuola allievi carabinieri di Fossano al ferimento dell'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. "Per un cronista le parole sono la spia rossa che si accende", scrive Sechi, spiegando di avere subito collegato la minaccia al clima di tensione legato all'anarchismo insurrezionalista. A trasformarlo in un obiettivo, racconta, sarebbe bastato un suo commento sull'esplosione nel casolare romano. Le nuove forzate abitudini L'editoriale si concentra poi sul cambiamento improvviso della sua vita quotidiana. Sechi descrive una routine ormai scandita dalla sicurezza: spostamenti monitorati, presenza costante degli agenti di polizia, giornate organizzate in anticipo e impossibilita' di muoversi liberamente come faceva prima tra Milano e Roma. Racconta anche di avere rinunciato nel tempo ai mezzi pubblici per le aggressioni e gli insulti ricevuti, passando ai taxi, fino all'arrivo della scorta che ha cambiato definitivamente le sue abitudini. Parlando degli agenti che lo proteggono, il giornalista esprime "ammirazione" per uomini e donne che definisce "servitori dello Stato", che il direttore di Libero definisce il loro compito "spirito repubblicano". L'editoriale si chiude con una riflessione sul clima d'odio e sulla violenza politica. Sechi richiama il ricordo dell'assassinio di Marco Biagi da parte delle Nuove Brigate Rosse e avverte che "si comincia con le parole, poi si spara, si piazzano le bombe". "Angelucci mi ha licenziato" "Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti", ha scritto nel pomeriggio di giovedì in un post su X, annunciando il suo licenziamento da direttore del quotidiano "Libero".
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