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Myanmar, scoperto un rubino da 11.000 carati: vale milioni ma finanzia la guerra civile
Oggi 11-05-26, 11:22
AGI - Nella celebre 'valle dei rubini' di Mogok, nel Myanmar centrale, è stato scoperto un rubino grezzo da 11.000 carati, del peso di circa 2,2 chilogrammi. L'annuncio ufficiale è arrivato l'8 maggio dal quotidiano governativo Global New Light of Myanmar, che ha descritto la gemma come "eccezionalmente grande, rara e difficile da trovare". Il rubino, caratterizzato da un colore rosso-purpureo con sfumature giallastre, moderata trasparenza e superficie altamente riflettente, è il secondo più grande mai rinvenuto in Myanmar per peso. Sebbene pesi circa la metà del precedente record nazionale, un rubino da 21.450 carati scoperto nel 1996 sempre a Mogok, gli esperti lo considerano più prezioso grazie alla qualità cromatica e alla purezza superiori. Valore stimato della gemma Secondo stime non ufficiali diffuse sui social media internazionali, se valutato a un prezzo minimo di 500 dollari al carato, il valore della gemma potrebbe aggirarsi intorno ai 5,5 milioni di dollari. Tuttavia, rubini di questa qualità possono raggiungere quotazioni fino a 50.000 dollari al carato nei mercati internazionali, portando il valore potenziale a diverse centinaia di milioni di dollari. Una scoperta in una regione in guerra La scoperta è avvenuta in una delle regioni più belle e tragiche del pianeta. Mogok, situata nella regione di Mandalay, è il cuore pulsante dell'industria estrattiva del Myanmar, paese che produce fino al 90% dei rubini mondiali. Dal luglio 2024 la città è stata teatro di violenti scontri tra l'esercito birmano e il Ta'ang National Liberation Army (TNLA), formazione armata della minoranza etnica Palaung. Scontri armati e cessate il fuoco La città fu conquistata dai ribelli nel luglio 2024 e tornò sotto controllo militare solo alla fine del 2025, grazie a un cessate il fuoco mediato dalla Cina. Durante i combattimenti, raid aerei hanno devastato le infrastrutture minerarie e causato numerose vittime civili. L'ultimo attacco aereo documentato, nell'agosto 2025, ha provocato un alto numero di morti e ulteriori danni alle miniere. La guerra civile in Myanmar Il Myanmar vive una guerra civile sempre più intensa dal colpo di Stato militare del febbraio 2021. Secondo l'Assistance Association for Political Prisoners, dal golpe almeno 1.300 persone sono state uccise e oltre 10.800 arrestate dalle forze governative. Gemme e finanziamento del conflitto L'industria delle pietre preziose rappresenta una fonte di finanziamento cruciale sia per la giunta militare sia per i gruppi armati etnici che combattono per l'autonomia. Secondo l'organizzazione britannica Global Witness, al picco della produzione il settore gemme ha generato tra 346 e 415 milioni di dollari all'anno, sebbene gran parte del commercio avvenga attraverso canali illeciti. Accuse di violazioni dei diritti umani Global Witness e altre organizzazioni per i diritti umani hanno lanciato campagne internazionali affinché i gioiellieri boicottino le gemme birmane. L'industria, denunciano, finanzia un regime militare responsabile di violazioni dei diritti umani, torture di massa, attacchi mirati a personale medico e sparizioni forzate. Estrazione e riforme mancate L'estrazione avviene in gran parte manuale, in condizioni di estrema pericolosità. Nel 2016 il governo di Aung San Suu Kyi aveva sospeso il rilascio di nuove licenze estrattive per cercare di regolamentare il settore, ma il golpe del 2021 ha vanificato ogni tentativo di riforma. Propaganda e simbolo di potere Il leader militare birmano Min Aung Hlaing avrebbe dichiarato che il nuovo rubino è di qualità superiore persino alla celebre gemma associata all'ex dittatore Than Shwe, tentando di capitalizzare mediaticamente sulla scoperta per rafforzare la narrazione di controllo e legittimità del regime. Un paradosso tra bellezza e violenza La notizia del ritrovamento ha immediatamente attirato l'attenzione internazionale, sollevando interrogativi sulla destinazione della pietra e sul ruolo che il commercio di gemme continua a giocare nel finanziamento del conflitto birmano. Soprannominato informalmente "Gigante Rosso di Mogok", il rubino rappresenta un paradosso: una meraviglia geologica nata in una delle regioni più tormentate del pianeta. Il destino del rubino Resta da vedere se la gemma verrà venduta sui mercati internazionali, nonostante le pressioni delle organizzazioni umanitarie, o se rimarrà nelle mani del regime militare birmano come simbolo di potere e controllo territoriale.
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